Area Democratica post referendum

Area Democratica post referendum.

Il 26 settembre 2021 è una di quelle date che segna un punto di svolta storico per la nostra Repubblica; i cittadini si sono fatti carico, con il voto favorevole al referendum, di quella decisione che la politica non è mai stata in grado - o non ha voluto - prendere per decenni. Perché di occasioni ce ne sono state, dalle istanze d’arengo ai progetti di legge sia di iniziativa popolare che consiliare, ma tutti si sono arenati o in prima lettura o alla soglia delle Commissioni Consiliari. La politica a cui è demandato il compito di governare ha sempre derubricato i diritti, gli avanzamenti culturali dalla propria agenda; non che mancasse il dialogo, sono mancati i risultati, soprattutto per i diritti delle donne. In tal senso, constatiamo come all’assenza su determinati temi ci sia parallelamente la corsa per saltare sul carro dei vincitori quando la vittoria è così schiacciante. Lo diciamo con rammarico: non è perché un gruppo politico sia da sempre sostenitore di queste battaglie che può “lavarsi la coscienza” di decisioni non prese per “questioni di maggioranza”, facendosi bandiera della vittoria. Non è onesto, troppo facile sviare dalle responsabilità. Lo affermiamo nella consapevolezza che anche noi, in momenti diversi, abbiamo avuto l’opportunità di spingere su questi temi, ma evidentemente non ottenendo risultati concreti. All’indomani di questo risultato storico leggiamo le analisi più disparate, dalla poca affluenza ( 41,11% - interni ed esteri- peraltro in linea con i referenda precedenti), alle supposte intenzioni di chi non si è recato alle urne a chi si ostina a dire che il quesito era “mal posto”, per buona pace del Collegio dei Garanti e allo scollamento (questo reale) della società civile dai partiti. C’è un dato inconfutabile: 11.119 cittadine e cittadini su 14.384 voti validi, ovvero il 77,3% è andato a votare e ha votato Sì. Senza il quorum, chiunque si sentisse il dovere di far valere la sua opinione è andato a votare. Chi non è andato avrà avuto le sue ragioni e ha valutato che qualunque risultato fosse uscito, sarebbe stato giusto. Ora è dovere del Consiglio Grande e Generale recepire il quesito e fare una legge completa, che si occupi anche di contraccezione, educazione sessuale, consultori e tutto ciò che è necessario per avere un impianto normativo completo. Compito sicuramente non facile viste le dichiarazioni che già ci sono state da parte di chi non vuole staccarsi da una visione dogmatica -che nulla ha a che fare con la laicità dello Stato - ma che deve essere portato avanti nel solco di quel segnale così chiaro che la cittadinanza ha dato. In tal senso, da questo momento l’attenzione deve essere massima affinché la legge che verrà fatta rispetti totalmente del quesito referendario approvato e su questo, ovviamente fuori dall’Aula consiliare, vigileremo. Area Democratica vuole ringraziare per questo risultato strabiliante, il 77,3%, tutte le elettrici e gli elettori che domenica scorsa hanno dimostrato di essere molto più avanti della classe politica che li rappresenta in Consiglio Grande e Generale. Un ringraziamento a tutte quelle persone che non hanno potuto votare ma che hanno sempre sostenuto il referendum e la campagna referendaria e un grazie immenso a chi ha reso questo traguardo possibile, con ostinata determinazione: il Comitato Promotore e Unione Donne Sammarinesi.

Grazie!

Area Democratica

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