Associazione FSM “La Fibromialgia a San Marino”: Le Istituzioni ci ignorano, ma non ci arrendiamo "è ora di dire basta"
Purtroppo siamo ancora qui a dover comunicare e rendere pubblica una situazione estremamente difficile e discriminante Ci troviamo di fronte a una condizione paradossale: una situazione che non dipende da noi, ma nella quale, ancora una volta, siamo parte lesa. Non ci definiamo parte lesa in quanto vittime di un abuso diretto, bensì perché, di fronte al comportamento dell’attuale gestione della Repubblica, veniamo sistematicamente ridotti al silenzio. Ed è doveroso spiegare come siamo arrivati fino a questo punto. Da tempo abbiamo posto una problematica chiara e legittima: il giusto riconoscimento e una corretta gestione della nostra patologia, la fibromialgia. Abbiamo avanzato appelli formali, consegnando lettere a tutto il Parlamento. Abbiamo richiesto incontri per un confronto diretto. Abbiamo sottoposto quesiti a numerose istituzioni: medicina del lavoro, uffici fiscali, forze dell’ordine, parti datoriali e sindacati, fino alla stessa Segreteria di Stato. Sono stati approvati ordini del giorno, con consenso bipartisan, che chiedevano ciò che in una democrazia dovrebbe essere scontato: confronto, dialogo e supporto per individuare una soluzione giusta e condivisa. Abbiamo coinvolto la popolazione attraverso una raccolta firme dal risultato senza precedenti: oltre 300 firme in soli tre giorni, un dato impressionante che dimostra quanto questa problematica sia sentita e vissuta dalla cittadinanza. Eppure oggi siamo costretti a rendere pubblico ciò che fino ad ora avevamo scelto di non denunciare. È stato istituito un tavolo di lavoro dal quale siamo stati esclusi, nonostante il nostro coinvolgimento fosse richiesto da più parti. È stata convocata una Commissione Sanità che avrebbe dovuto fotografare la situazione reale: anche in questo caso, nonostante l’indicazione scritta del Governo per il nostro coinvolgimento, la Segreteria competente ha imposto la nostra esclusione. Ora ci troviamo davanti alla situazione più grave: un Progetto di Legge, sostenuto da numerose firme e da un forte consenso pubblico, viene ignorato, lasciato fermo in un cassetto oltre i tempi legislativi, da coloro che dovrebbero rappresentare la cittadinanza. In questa forma di censura democratica risulta coinvolto l’intero Ufficio di Presidenza della Repubblica, presieduto dalla Reggenza. Preoccupa profondamente il silenzio e l’ennesima presa di posizione che porta a un sistematico tentativo di “mettere a tacere” la volontà, le richieste e gli appelli di una parte significativa della popolazione. Fino ad oggi abbiamo taciuto, subendo le decisioni di una gestione politica che non ascolta, non si confronta, ignora e aspetta semplicemente che la società si arrenda.
MA NOI NON CI ARRENDIAMO.
Abbiamo posto domande legittime. Abbiamo chiesto confronto.
NOI PRETENDIAMO RISPOSTE.
È un dovere, nei confronti della popolazione, organizzare il lavoro istituzionale con l’obiettivo di trovare soluzioni, non quello di mettere a tacere chi esprime un parere diverso da quello che fa comodo a chi gestisce il sistema sanitario. Ci sorprende che anche le più alte cariche dello Stato si rendano complici di questo silenzio, di questo atteggiamento di superiorità nei confronti della stessa cittadinanza che le ha elette. Siamo consapevoli che alcune situazioni siano complesse e difficili da gestire, ma quando emergono evidenti incapacità, forse sarebbe opportuno lasciare spazio a chi saprebbe affrontarle con competenza, professionalità e senza vincoli politici. Concludiamo ribadendo con forza che la nostra richiesta è sempre stata una sola:
CONFRONTO.
DIALOGO.
LA MIGLIORE SOLUZIONE POSSIBILE.
Abbiamo chiesto forse troppo? Nel presentare il Progetto di Legge abbiamo rispettato le leggi del Paese e tutti i relativi adempimenti. Servivano 60 firme, ne abbiamo raccolte più di 300. Abbiamo depositato il PDL il 15 settembre; la legge prevede una seconda lettura entro 180 giorni. Ciò significherebbe un iter legislativo composto da prima lettura, commissione e seconda lettura entro sei mesi dal deposito. Ne sono già passati quattro e tutto rimane nel silenzio. La prossima seduta consiliare di febbraio si terrà a cinque mesi dal deposito e, con un solo mese davanti, ci chiediamo se si possa davvero rendere un buon servizio al Paese discutendo una legge senza aver fatto i dovuti confronti. Confronti: una parola davvero molto utilizzata e poco applicata, come abbiamo più volte dimostrato e scritto. Ora sta a voi rispettare le leggi esistenti. Tocca a voi agire legalmente nella discussione del PDL, così come voi avete deciso che si debba fare in questi casi. Sarebbe bello vedere che tutto abbia il suo naturale epilogo. Non è più accettabile che le leggi siano fatte solo per chi le subisce e non per chi le fa. Non se in questo paese esistesse ancora la democrazia.
C.s. Associazione FSM “La Fibromialgia a San Marino”
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