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Bilancio previsionale 2020, lettera aperta della CSdL a tutti i Consiglieri

Anagrafica dei debitori delle banche, tutela dei fiducianti della San Marino Investimenti (SMI), tavolo quadripartito, i punti della missiva inviata ai componenti del Consiglio Grande e Generale

11 nov 2019
Bilancio previsionale 2020, lettera aperta della CSdL a tutti i Consiglieri

In relazione ad alcuni punti del Bilancio previsionale 2020, all'esame del Consiglio Grande e Generale, la CSdL ha inviato questa mattina una lettera aperta a tutti i Consiglieri, il cui testo si riporta integralmente di seguito. "Alla luce dei distinguo emersi, in particolare su tre articoli della Legge di Bilancio elaborata dal tavolo istituzionale, sentiamo il dovere di rappresentare, in primis all’opinione pubblica ma anche ai Consiglieri che si apprestano a votare detta Legge, la genesi e come in proposito si sono poste le forze politiche in merito a questi articoli. Ci sarà consentito, speriamo, anche un commento.

ANAGRAFICA DEI DEBITORI DELLE BANCHE - È emerso come il debito pubblico sia destinato a schizzare oltre il miliardo di euro, per il 90% a causa degli NPL delle banche, le cui perdite verranno poste a carico dello Stato al fine di tutelare i correntisti, con il consenso unanime delle forze politiche, sociali ed economiche. Crediamo sia di tutta evidenza che, quando saranno adottati i provvedimenti necessari a far fronte ad un debito pubblico di tali dimensioni, i portafogli dei cittadini ne risentiranno. È possibile che i responsabili di tale disastro siano solo alcune decine di persone, tra banchieri ed ex dirigenti degli istituti di credito, e non anche coloro che si sono avvalsi delle loro grazie, ovvero chi si è fatto prestare montagne di soldi senza restituirli? Non si tratta di mettere alla gogna chicchessia (di certo non chi sta facendo il possibile per onorare i propri impegni), ma di fare giustizia, o almeno così ha ritenuto il Consiglio Grande e Generale quando ha approvato il provvedimento che ha consentito la pubblicazione dell’anagrafica dei debitori verso lo Stato. Se ciò è valso per coloro che non hanno pagato imposte, tasse e contributi, non si capisce perché non debba essere altrettanto per chi ha debiti verso le banche di proprietà dello Stato, o ha causato il ricorso al credito d’imposta in altre. Sulla base di tali argomentazioni tutti coloro che si sono espressi al tavolo istituzionale si sono trovati d’accordo. Ora si sono invece ampliate le voci che, assumendo tali ultime preoccupazioni, si sono dette contrarie (o quantomeno perplesse) a questo articolo - pur avendolo sostenuto - paventandone altresì l’incostituzionalità. Qualora interpellato, il Collegio Garante si esprimerà in proposito, ma ci pare che, nel caso, sarebbe altrettanto incostituzionale l’anagrafica già pubblicata da Banca Centrale. Del resto, come si è potuto evincere dall’elenco, molti debitori sono stati dichiarati falliti dal Tribunale (buona parte su istanza dei lavoratori da noi assistiti), quindi gli atti erano già pubblici ed andavano unicamente accorpati per renderli leggibili ai cittadini. In proposito, ci sfugge il motivo per il quale aziende chiuse da tempo non abbiano subito lo stesso trattamento, prima che i crediti diventassero irrecuperabili, ma questo è un altro discorso. Dando per scontato che anche i debitori delle banche verranno, prima o poi, dichiarati falliti (a meno che non ne si voglia l’impunità), non riusciamo a comprendere tutti i dubbi che oggi sono venuti alla luce. Per quanto riguarda gli eventuali effetti negativi sulle banche, riteniamo che invece tale provvedimento (ovviamente non da solo) possa contribuire a far rientrare nel nostro sistema almeno una parte del miliardo di euro (ed oltre) che negli anni i nostri concittadini e le imprese hanno portato fuori confine. Ciò in quanto tale atto di trasparenza dovrebbe dare l’impressione, con l’augurio che diventi certezza, che i prestiti “facili” siano retaggio del passato e le banche siano diventate più virtuose. Peraltro, ricordiamo quando, in occasione del dibattito conseguente al dissesto di alcune banche italiane, l’Associazione Bancaria Italiana si schierò apertamente con coloro che sostenevano la pubblicazione dei grandi debitori.

TUTELA DEI FIDUCIANTI DELLA SAN MARINO INVESTIMENTI (SMI) - L’articolo è stato introdotto, a detta del Segretario di Stato per le Finanze, come atto dovuto e conseguente all’approvazione (unanime!!!) da parte del C.G.eG. di tale impegno, in occasione dell’assestamento di bilancio. Ora pare che tale provvedimento sia figlio di nessuno, per cui è opportuno che si sappia quale fosse la nostra posizione. Non essendovi stato nessun confronto sulla materia, non eravamo in condizione di valutare se i fiducianti della SMI fossero tutti stati truffati, oppure vi fosse tra loro chi era perfettamente cosciente dei rischi che correva, per cui non ci siamo espressi, tanto che avevamo chiesto, in caso si fosse giunti alla firma, di poter apporre tale precisazione. Abbiamo però fatto notare che quando si votano provvedimenti che abbiano lo scopo di tutelare le persone meritevoli, bisogna avere in mente se ciò può produrre delle parzialità, citando l’esempio dei tantissimi lavoratori incappati nei fallimenti aziendali e che ancora oggi aspettano i loro soldi, visto che il Fondo Servizi Sociali, nonostante l’incremento degli stanziamenti, non può che dare una risposta parziale. Inoltre, c’è il caso Fincapital e, andando a scavare più lontano, se ne troverebbero anche altri.

IL TAVOLO QUADRIPARTITO - È una proposta scaturita quando non si riusciva a superare l’impasse su alcuni articoli, derivante da un lato dalle richieste di renderli più stringenti e quantificarne gli effetti sul bilancio, mentre dall’altro vi si opponeva chi lo riteneva inopportuno, stante la situazione politica, ovvero un C.G.eG. dimissionario. Ha ricevuto il plauso di quasi tutte le forze politiche presenti, salvo poi emergere ripensamenti. Ci sfugge come si possa votare un Ordine del Giorno per decretare lo scioglimento del C.G.eG., con il quale si ritiene necessario un tavolo quadripartito per affrontare “le principali problematiche e le priorità che dovranno essere concertate ed implementate nel progetto di bilancio” e, nel momento in cui ciò non si riesce a fare (anzi non si vuole) a causa della campagna elettorale alle porte, lo stesso impegno non possa essere traslato nella prossima legislatura. L’art. 22 coinvolge tutti, anche quelli che al tavolo istituzionale hanno assistito passivamente o non vi hanno affatto partecipato, se non sporadicamente, a dare il proprio contributo al fine di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2021. Come potrebbe essere diversamente, quando il disavanzo reale si avvicina a 80 milioni di euro, se si tiene conto del fatto che non è contabilizzata la copertura integrale del passivo dei fondi pensione e della spesa sanitaria, e si sommano gli stanziamenti per l’AASPL e per CARISP? Una parte, ad esempio gli interventi per il sistema bancario, potrà anche colmata ricorrendo al debito, confidando che si trovi chi lo finanzierà, ma il grosso dello sbilancio dovrà essere aggredito incrementando le entrate e riducendo le spese. Abbiamo l’impressione infatti che il taglio degli sprechi e delle inefficienze, annunciato a più riprese dalle varie forze politiche e Governi di turno, non basterà. Rimettere in sesto i conti pubblici non sarà un gioco da ragazzi, ma noi ci schieriamo tra coloro che ritengono che la scommessa possa essere vinta, visto che nel nostro Paese vi sono le risorse per far fronte a tale difficile situazione e con equità. Quando sentiamo dire, però, che il confronto va fatto, ma istituzionalizzarlo lederebbe i principi della democrazia, qualche dubbio ci sovviene. L’art. 22 è frutto della situazione non ordinaria per il nostro Paese visti i problemi che si sono accumulati, e non dice affatto che il Governo verrà commissariato, tanto che il tavolo quadripartito non assumerebbe, ovviamente, né il potere legislativo, né quello esecutivo, ma sarebbe unicamente uno strumento teso a responsabilizzare tutti, anche chi vorrebbe chiamarsene fuori e limitarsi a criticare quello che fanno gli altri. È naturale che le scelte definitive spettino alle maggioranze ed ai Governi: cambia unicamente il metodo di confronto ed il livello di condivisione con cui queste saranno assunte. Le forze politiche, esclusa RF, hanno fatto fatica a produrre un comunicato che dice, in sostanza, che la legge di bilancio scaturita dal tavolo istituzionale è stato il miglior risultato possibile in una situazione di crisi politica e le elezioni alle porte (posizione condivisibile), salvo poi mettere in evidenza i distinguo, così come si sono manifestati durante il dibattito di venerdì scorso in C.G.eG., per cui non capiamo chi ci accusa di scorrettezza. Il comunicato CSU è uscito dopo quello delle forze politiche e non viene assunto alcun merito, limitandosi a sottolineare unicamente le parti più qualificanti e porre in evidenza quali proposte sono state condivise dal tavolo, anche per dare merito a tutti coloro che lo hanno fatto. Non era affatto scontato!"

c.s. CSdL