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Comunità e Territorio: "Democrazia, istituzioni e rispetto"

29 set 2026
Comunità e Territorio: "Democrazia, istituzioni e rispetto"

Ci siamo posti una domanda semplice, da cittadini: viviamo davvero in un Paese nel quale la democrazia e lo Stato di diritto vengono pienamente rispettati nella loro sostanza, oltre che nella loro forma? È la domanda da cui è nato CTSM, e che continuiamo a porci ogni volta che ci troviamo a seguire da vicino una vicenda, una legge, un'istanza. San Marino è, senza dubbio, una Repubblica democratica. Abbiamo istituzioni elettive, un Parlamento, maggioranza e opposizione, strumenti di democrazia diretta e libertà di espressione. Ma una democrazia non può essere valutata soltanto sulla base dell'esistenza formale delle sue istituzioni. Deve essere giudicata anche dalla loro capacità di dare concreta applicazione alle leggi, alle procedure e alla volontà dei cittadini. Ed è proprio su questo punto che sorgono interrogativi sempre più difficili da ignorare. Assistiamo a organizzazioni sindacali che denunciano la mancata o tardiva applicazione di norme sul lavoro “CDLS”, ad altre che evidenziano ritardi nell'emanazione di provvedimenti necessari a rendere operative disposizioni già previste “USL”. Ci sono cittadini che vedono strumenti di partecipazione popolare, come le Istanze d'Arengo, accolti formalmente ma che sembrano rimanere senza quella concreta attuazione che le procedure prevedono, violando la legge che le norma e con cui vengono approvate dal Consiglio. Esistono inoltre iniziative legislative di origine popolare che attendono di essere discusse. Non parliamo per sentito dire: come CTSM abbiamo seguito da vicino dossier concreti, dalla legge sulla casa alla gestione dell'ambulatorio ISS, e in più occasioni abbiamo toccato con mano la distanza tra ciò che una norma prevede sulla carta e ciò che accade davvero. Non è legalmente scorretto? Se questi fenomeni vengono confermati, non possiamo limitarci a considerarli semplici inefficienze amministrative o schermaglie politiche. Quando una norma viene approvata, deve essere applicata. Quando un cittadino utilizza uno strumento previsto dall'ordinamento, deve ricevere una risposta concreta. Quando una proposta popolare entra nelle istituzioni, deve essere esaminata secondo le regole previste. È lo stesso principio che ci ha guidato ogni volta che, come gruppo civico, abbiamo scelto di portare una richiesta dei cittadini davanti a chi ha il compito di rispondere, invece di lasciarla cadere in un cassetto. Diversamente, rischiamo di creare una distanza sempre maggiore tra la democrazia scritta e la democrazia vissuta. Anche i richiami pubblici della Reggenza alla responsabilità e all'attenzione della politica dovrebbero far riflettere. Se persino le massime istituzioni sentono la necessità di richiamare la politica a un maggiore senso di responsabilità, sarebbe opportuno chiedersi perché questo richiamo sia diventato necessario, e soprattutto bisogna chiedersi perché venga ignorato. Da parte nostra, come CTSM, non ci siamo mai limitati a prendere atto di questi richiami: li abbiamo ripresi pubblicamente, li abbiamo commentati, e continueremo a farlo ogni volta che la distanza tra le parole e i fatti diventa troppo evidente. E poi c'è la questione della partecipazione popolare sulle grandi scelte che riguardano il futuro della Repubblica. Il tema dei rapporti con l'Unione Europea è una questione di enorme importanza politica, economica e istituzionale. Si può essere favorevoli o contrari a un maggiore processo di integrazione: entrambe le posizioni sono legittime. Anche su questo, come CTSM, non abbiamo mai chiesto di imporre una linea, ma di garantire ai cittadini un confronto reale prima che le decisioni vengano prese, non dopo. Ciò che non dovrebbe mai accadere è che una richiesta di confronto e di partecipazione dei cittadini venga liquidata con superficialità, ignorata o addirittura derisa. Su questioni che possono incidere profondamente sul futuro del Paese, i cittadini meritano un confronto serio, trasparente e rispettoso. Altrettanto importante è il tema dell'informazione. Una democrazia sana non ha bisogno soltanto di un'informazione che racconti ciò che il potere vuole comunicare. Ha bisogno anche di giornalisti capaci di porre domande scomode, di evidenziare contraddizioni e di criticare le decisioni della maggioranza e dell'opposizione. La libertà di informazione non si misura quando tutti sono d'accordo. Si misura soprattutto quando qualcuno pubblica qualcosa che il potere preferirebbe non leggere. Naturalmente libertà di stampa significa anche responsabilità e rispetto della verità, ma ogni tentativo di limitare o intimidire l'informazione perché non allineata alle scelte politiche deve essere guardato con la massima attenzione, e non censurata come mezzo di informazione non conforme come un sito una pagina social o un blog, l'informazione è informazione da qualsiasi parte provenga. Lo diciamo anche perché come CTSM comunichiamo attraverso i nostri stessi canali, un sito, i social, e sappiamo bene quanto sia più facile liquidare una voce definendola “non ufficiale” piuttosto che rispondere nel merito a ciò che dice. Infine, arriviamo alla politica. Il Consiglio Grande e Generale dovrebbe essere il luogo nel quale maggioranza e opposizione si confrontano sui problemi reali della Repubblica. Un confronto anche duro è parte integrante della democrazia. Ma il confronto non può ridursi a una successione di schermaglie politiche finalizzate più a dimostrare la propria esistenza che ad affrontare realmente le questioni più delicate. I cittadini hanno bisogno di una politica che discuta dei problemi, non soltanto dei rapporti di forza. Hanno bisogno di una maggioranza che governi e di un'opposizione che controlli realmente. Hanno bisogno di rappresentanti che pensino al futuro della Repubblica e non soltanto alla prossima tornata elettorale, e ovviamente non si colpisce dove fa male un eventuale alleato di domani. Non spetta a noi stabilire quali siano le intenzioni personali dei singoli esponenti politici. Spetta però a noi cittadini osservare, giudicare e chiedere conto delle loro azioni. Ed è esattamente il ruolo che CTSM ha scelto di ritagliarsi: non sostituirsi alla politica, ma osservarla da vicino, raccogliere le istanze di chi non ha altrimenti voce, e riportarle dove devono essere ascoltate. Perché la democrazia non consiste semplicemente nel recarsi alle urne ogni cinque anni. La democrazia è anche poter chiedere che una legge venga rispettata, poter presentare un'istanza, poter avanzare una proposta, poter criticare il Governo, poter informare liberamente, poter chiedere un referendum e pretendere che le istituzioni rispondano. È questo il punto sul quale crediamo sia necessario aprire una riflessione collettiva. Non stiamo dicendo che San Marino non sia una democrazia. Stiamo chiedendo se la nostra democrazia stia funzionando come dovrebbe. Perché una democrazia può essere formalmente intatta e, allo stesso tempo, progressivamente indebolita nella sua sostanza. E il vero indicatore non è il numero delle istituzioni che abbiamo. È quanto potere reale conserva il cittadino quando decide di far sentire la propria voce. Questa non è una domanda contro qualcuno. È una domanda rivolta a tutti. Alla politica, alle istituzioni e, prima ancora, a noi cittadini. È anche per questo che come CTSM continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto: seguire i dossier concreti, dare voce a chi ci scrive, e chiedere conto, caso per caso, di ogni legge, ogni istanza e ogni promessa rimasta senza risposta. Perché difendere la democrazia non significa soltanto difendere le istituzioni. Significa pretendere che le istituzioni rispettino i cittadini e le leggi del paese. Peccato che ovviamente non ci sono leggi che puniscono chi le leggi le ignora se si parla di istituzioni. È democrazia questa?

C.s. CTSM — Comunità e Territorio San Marino






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