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Csdl. Donne e violenze: una storia infinita

Anche l’uomo maltrattante deve seguire obbligatoriamente e in maniera strutturale percorsi di responsabilizzazione, controllo e trattamento

16 nov 2025
La panchina e le scarpe rosse, simboli della violenza sulle donne (nell'ambito della iniziativa CSU del 25 novembre 2023)
La panchina e le scarpe rosse, simboli della violenza sulle donne (nell'ambito della iniziativa CSU del 25 novembre 2023)

C’è una violenza che non finisce con la fine di una relazione. È quella che continua a insinuarsi nella quotidianità delle donne, anche dopo aver trovato il coraggio di dire "basta". Una violenza fatta di intimidazioni, ricatti, persecuzioni, e di un controllo che si estende ben oltre le mura domestiche - fino ai social, fino agli amici, fino ai figli, fino alle persone care. È una storia senza fine, quella delle donne costrette a difendere ogni giorno la propria libertà, nonostante sentenze, denunce e interventi delle istituzioni. La realtà ci parla di casi in cui le donne si ritrovano vittime dei propri ex partner anche dopo aver ottenuto giustizia in tribunale. Le condanne e le misure restrittive non sempre bastano: la persecuzione cambia forma, ma non si interrompe. Messaggi, appostamenti, diffamazioni sui social, manipolazioni nei confronti dei figli: strategie diverse per lo stesso obiettivo, quello di mantenere il controllo e infliggere dolore. In molti casi, la rete di sostegno - amici, familiari, colleghi - diventa a sua volta bersaglio. Gli ex partner cercano di isolare la vittima, di renderla sempre più vulnerabile, spezzando le relazioni che potrebbero aiutarla a ricostruirsi una vita. È una violenza che non colpisce solo una persona, ma un intero tessuto di affetti e solidarietà. Particolarmente delicata è la questione dei figli. Nonostante sentenze che impongono obblighi economici o limitazioni nei contatti, molti padri continuano a disattendere le disposizioni dei giudici, rifiutando il mantenimento o utilizzando gli incontri con i figli per colpire indirettamente la madre. Accade così che i bambini vengano trascinati in conflitti più grandi di loro, diventando strumenti di ricatto o di vendetta. Al di fuori del contesto della violenza sulle donne, questo succede anche a danno di alcuni padri, ai quali viene ostacolato il diritto di stare con i figli per il tempo e la frequenza stabiliti dalle sentenze del Tribunale. Tornando al tema delle violenze contro le donne, sempre più voci chiedono un cambio di prospettiva: non può essere solo la donna a dover trovare protezione, cambiare casa, nascondersi o farsi carico di percorsi psicologici. Anche l’uomo maltrattante deve essere preso in carico in modo obbligatorio, con percorsi di responsabilizzazione, controllo e trattamento. Senza un intervento strutturale su chi esercita la violenza, ogni misura di protezione rischia di essere solo temporanea. Occorre una rete stabile e coordinata tra servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura e centri antiviolenza, capace di garantire risposte rapide e integrate. Servono risorse, formazione e protocolli chiari per la gestione del maltrattante e per evitare che le donne vengano lasciate sole a gestire situazioni di rischio. Ma serve, soprattutto, una volontà politica forte e continua. La Repubblica di San Marino ha compiuto passi avanti importanti sul piano normativo e nella sensibilizzazione pubblica, ma è il momento di rendere strutturali gli interventi: rendere obbligatori i percorsi per i maltrattanti, potenziare i centri di ascolto e di accoglienza, garantire che nessuna denuncia resti senza seguito e che ogni decisione giudiziaria sia realmente esecutiva. A tutte le istituzioni - dalla Magistratura alla Segreteria di Stato alla Sanità e alla Giustizia, dai servizi sociali alle forze dell’ordine - spetta oggi il compito di tradurre in azioni concrete la promessa di una società libera dalla violenza. Perché solo quando la responsabilità sarà condivisa, e la prevenzione sarà davvero priorità, potremo dire di aver scritto l’ultimo capitolo di questa storia infinita. "La violenza non finisce quando una donna lascia un uomo violento. Finisce solo quando quell’uomo viene messo nelle condizioni di non nuocere più - e questo accade solo se la società, tutta insieme, se ne assume la responsabilità", afferma la CSdL.

c.s. CSdL






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