È una fase complessa quella nella quale si trova oggi la Repubblica di San Marino, e tra le sfide che abbiamo davanti ce n’è una che non può più essere considerata marginale o rinviabile, la denatalità. Non parliamo soltanto del numero dei bambini che nascono ogni anno. Parliamo della continuità sociale del Paese, dell’equilibrio economico, della sostenibilità futura dei servizi, del sistema previdenziale, della scuola, del lavoro e della capacità della comunità sammarinese di continuare a costruire il proprio futuro. Il quadro demografico richiede una valutazione seria. Le informazioni disponibili confermano una tendenza che non può essere sottovalutata e che impone una riflessione ampia. La denatalità non è una semplice variazione annuale, ma un fenomeno strutturale. Per questo non può essere affrontata con interventi isolati o risposte costruite soltanto sull’urgenza del momento. Serve una visione stabile, concreta e coordinata. Recentemente il tema è tornato al centro del confronto pubblico, anche attraverso nuove misure di sostegno alla famiglia, alla maternità e alla natalità. Sono interventi utili, perché rafforzano strumenti importanti come il congedo di paternità, il congedo parentale, l’attenzione alle lavoratrici autonome, il part-time nei primi anni di vita del figlio, il lavoro agile dove possibile, il riconoscimento del caregiver familiare, il bonus bebè e un punto informativo dedicato alle famiglie. Ma dobbiamo avere la serietà di dire che questo, da solo, non basta. Mettere al mondo un figlio non è una questione che si esaurisce nei primi giorni dopo il parto. Ogni famiglia vive una condizione diversa. Ci sono madri che possono contare su una rete familiare solida e altre che questa rete non ce l’hanno. Ci sono parti semplici e situazioni più difficili, nelle quali servono più tempo, più assistenza e più presenza. Per questo l’aumento dei congedi è un passo positivo, ma deve essere inserito dentro una politica familiare più ampia. Dobbiamo comprendere che non si fanno figli soltanto perché esiste un contributo economico. Una famiglia sceglie di avere figli quando percepisce stabilità, fiducia e possibilità concreta di reggere nel tempo. Quando una coppia può accedere a una casa sostenibile. Quando il lavoro offre una prospettiva sufficientemente stabile. Quando gli stipendi permettono di vivere con dignità. Quando una madre non viene costretta a scegliere tra maternità e professione. Quando un padre può partecipare davvero alla vita familiare. Quando i servizi per l’infanzia sono accessibili, sufficienti e compatibili con gli orari reali delle famiglie. Uno dei nodi centrali resta il tempo. Crescere un figlio richiede presenza, organizzazione ed equilibrio. Se per sostenere una famiglia servono due redditi, ma una parte rilevante di quei redditi viene assorbita da babysitter, rette, trasporti e servizi privati, si crea una contraddizione evidente: si lavora per mantenere la famiglia, ma si rischia di non avere più il tempo necessario per viverla. Per questo la natalità deve essere collegata alla casa, al lavoro, alla fiscalità, ai servizi educativi, agli orari, alla salute delle famiglie e alla qualità della vita. Il costo dell’abitazione, in particolare, incide direttamente sulla possibilità di costruire un progetto familiare. Una giovane coppia che non trova un alloggio adeguato, o che deve destinare una parte eccessiva del proprio reddito all’affitto o al mutuo, sarà portata a rinviare le scelte più importanti. San Marino ha le dimensioni per fare meglio di molti altri Paesi. Può costruire un modello più vicino alle persone, più rapido nelle risposte e meno burocratico. Ma serve una strategia organica, capace di unire sostegno economico, accesso alla casa, servizi per l’infanzia, congedi realmente utilizzabili, flessibilità lavorativa, tutela della maternità, responsabilità paterna e fiscalità proporzionata ai carichi familiari. Non basta approvare strumenti. Occorre verificarne gli effetti. Quante famiglie riescono davvero ad accedervi? Quanti padri utilizzano i congedi? Quante madri rientrano al lavoro senza penalizzazioni? Quanti bambini trovano posto nei servizi? Quanto pesa la casa sul reddito familiare? Se San Marino, a mio avviso, vuole affrontare davvero la denatalità, deve passare da una logica di semplice sostegno a una politica familiare strutturata, continuativa e misurabile. È una scelta che riguarda il futuro del Paese, e che va affrontata con responsabilità, concretezza e visione.
C.s. Davide Urbano – Comunità e Territorio San Marino