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SU. La difesa dei diritti umani è un dovere morale di ognuno di noi

11 dic 2015
SU. La difesa dei diritti umani è un dovere morale di ognuno di noi
SU. La difesa dei diritti umani è un dovere morale di ognuno di noi
Il 10 dicembre è stata la Giornata Internazionale dei Diritti Umani, che nonostante la civilizzazione del terzo millennio, continuano spesso ad essere calpestati per logiche politiche, affaristiche e, a volte, religiose anche in e da Paesi giudicati culturalmente avanzati. Fatti recenti ce ne hanno dato dimostrazione e mai come in questo momento sarebbe necessaria una riflessione, che lasci da parte buonismi e pregiudizi.

I diritti umani non sono dei benefici, dei privilegi, ma sono i diritti per i quali nasciamo, tutti uguali.
Questa affermazione è tragicamente messa in discussione ogni istante in tutti quegli scenari di guerra o in quelli in cui l'evoluzione democratica non ha ancora raggiunto una solidità tale da poter fermare azioni di limitazione delle libertà e di fondamentalismo religioso, che sia esso islamico, ebraico o cristiano.

I diritti sono l’unica via per la libertà: di culto, di parola, di pensiero, ma anche libertà dalla paura.

Nel preambolo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 si afferma che: "il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel Mondo".

Parliamo di "famiglia umana", non di situazioni particolari, proprio perché non è sufficiente affermare questi diritti in contesti fragili, in cui mancano le istituzioni politiche e giuridiche mature per farli rispettare; non è sufficiente perché le minacce a questi diritti "fondamentali e inalienabili" arrivano anche laddove questi sembravano garantiti, per combattere il terrore (dicono) o per l’incapacità di regole efficaci per la sicurezza.

Guardiamo come è cambiato il mondo, anche solo negli ultimi anni: il terrorismo che spalleggia idee nazionaliste e razziste, la sensazione che non si è sicuri in alcun luogo, che la circolazione libera delle persone va bene ma è meglio controllarla, che con la crisi economica sia emerso un "noi" che esclude il diverso, l'estraneo, lo straniero, l'immigrato e il rifugiato.

Dove stiamo andando? Dove stiamo sbagliando?
Ancora le persone vengono discriminate per il loro sesso e il loro amare, in alcuni Paesi ci sono ancora pratiche barbare di mutilazione, in altri lo stupro non è considerato reato, in altri ancora esiste il pensiero unico e puoi essere giustiziato se non rispetti quel pensiero. 
In ancora troppi Paesi, anche quelli che reputiamo avanzati, è in vigore la pena di morte e - ultimo ma non ultimo - le discriminazioni per l'appartenenza religiosa: in Africa si compiono ancora stragi verso le comunità cristiane, l’Isis uccide più nei Paesi arabi che in Europa e, tornando ai Paesi “avanzati”, sono di questi giorni le dichiarazioni scandalose del candidato repubblicano alle primarie, Donald Trump, che afferma che se diventerà Presidente degli Stati Uniti metterà di fatto al bando tutti i musulmani, chiudendo loro le frontiere.
 
Ma non bisogna guardare sempre soltanto lontano, perché nessuno è perfetto. Anche a San Marino, casa nostra, che vanta una storia che ci ha portato ad essere un punto di riferimento dei valori democratici, ci si ferma di fronte alle difficoltà nel far passare il messaggio che non è “peccato”, ma neanche una malattia, che due persone dello stesso sesso si possano amare e magari creare una famiglia, costruirsi un futuro.
A casa nostra non è concepibile che l'aborto sia ancora reato penale, soprattutto oggi, dove lo stesso Papa Francesco concede a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere chi ha abortito e che fa aborti.
Un segno che il nostro Paese probabilmente non coglie. Piuttosto fa un ordine del giorno al limite dell'ipocrisia- a seguito della discussione sulla legge di iniziativa popolare per la “procreazione cosciente e responsabile”- sull'onda del "va bene, l'importante è che non si veda", senza capire veramente che la donna ha diritto di avere l'assistenza e il supporto anche in un momento tanto delicato e di essere libera di gestire il proprio corpo.

Ripeto, dove stiamo andando?
Mai come in questo momento è importante parlare e riaffermare i diritti umani, perché è proprio quando si è più fragili, più vulnerabili che si ha bisogno di ritornare ad una dimensione umana, che non sia astiosa.

E' una grade sfida, che però ci serve a ricordarci che non dobbiamo rinunciare a conquiste fondamentali, non dobbiamo esportare modelli di democrazia perché generano mostri e che lottare per l'affermazione e la presa di coscienza dell'importanza dei diritti umani in ogni parte del mondo è un dovere morale di ognuno di noi.

Vanessa D’Ambrosio
Sinistra Unita