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Europa: “Ritrova te stessa. Sii te stessa”. In margine all’intervento del Segretario di Stato Nicola Renzi

22 ago 2019
don Gabriele Mangiarotti
don Gabriele Mangiarotti

Ho letto con attenzione il bel discorso che il Segretario Nicola Renzi ha fatto al Meeting di Rimini: «Non è una forzatura - al contrario, lo ritengo un doveroso richiamo - riconoscere la nascita e il progressivo sviluppo di un sentimento di appartenenza, anche attraverso il ruolo fondante della humanitas, che ha consentito di riattivare e ricostituire costantemente l’identità culturale europea, in quanto forma di vita associata. L’humanitas è il telos europeo, la filosofia giuridica è la lingua dell’Europa del diritto. E il Vecchio Continente, con la sua propensione universalistica e non escludente, ha espresso da subito l’attitudine all’interscambio tra popoli, fungendo oggi da ponte fra i due grandi blocchi culturali, orientale e occidentale. In tale contesto, mi preme richiamare il valore di un’etica pubblica e dei principi giuridici che si pongono alla base dell’Unione politica ed in particolare l’approccio democratico, il rilievo dei diritti fondamentali e le radici culturali, che sono parte integrante dei suoi Trattati fondanti. La democrazia - quella rappresentativa - è un valore connaturato all’idea stessa di Europa: le stesse radici democratiche affondano nella vecchia Europa e la democraticità interna è condizione imprescindibile per l’ingresso nell’Unione.» Parlare di Europa, e riandare alle ragioni fondanti di tale progetto culturale e politico, è sempre una esperienza gratificante, soprattutto per chi, come me, ha vissuto gli anni più belli del suo sacerdozio alla sequela del grande Giovanni Paolo II, che, per l’Europa, ha avuto una attenzione particolare. Come non ricordare le commoventi parole dell’Atto Europeistico di Santiago, quando il Papa ha ricordato: «Per questo, io, Giovanni Paolo, figlio della Nazione polacca, che si è sempre considerata europea, per le sue origini, tradizioni, cultura e rapporti vitali, slava tra i latini e latina tra gli slavi; io, successore di Pietro nella Sede di Roma, Sede che Cristo volle collocare in Europa e che l’Europa ama per il suo sforzo nella diffusione del Cristianesimo in tutto il mondo; io, Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale, da Santiago, grido con amore a te, antica Europa: “Ritrova te stessa. Sii te stessa”. Riscopri le tue origini. Ravviva le tue radici. Torna a vivere dei valori autentici che hanno reso gloriosa la tua storia e benefica la tua presenza negli altri continenti. Ricostruisci la tua unità spirituale, in un clima di pieno rispetto verso le altre religioni e le genuine libertà. Rendi a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. Non inorgoglirti delle tue conquiste fino a dimenticare le loro possibili conseguenze negative; non deprimerti per la perdita quantitativa della tua grandezza nel mondo o per le crisi sociali e culturali che ti percorrono. Tu puoi essere ancora faro di civiltà e stimolo di progresso per il mondo. Gli altri continenti guardano a te e da te si attendono la risposta che san Giacomo diede a Cristo: “Lo posso”.» E allora, in questi giorni in cui, anche nella nostra cara Repubblica, siamo chiamati a esprimere nelle leggi quello che ci è stato tramandato come patrimonio insostituibile dell’umano sentire, il valore di ogni vita dal suo primo istante dal concepimento fino al suo termine naturale, ci auguriamo che la politica sappia fare tesoro di questi richiami, perché l’humanitas così intensamente rievocata dal Segretario Renzi sia criterio architettonico (rubo a Giorgio La Pira questa espressione) della nostra umana e civile convivenza. In questi giorni, riflettendo su quanto sta accadendo, mi sono imbattuto in questo pensiero di Claude Lévi-Strauss, antropologo famoso, soprattutto nei tempi dei miei studi. Egli così si esprime: «Ho cominciato a riflettere in un momento in cui la nostra cultura aggrediva le altre culture, di cui perciò mi sono fatto testimone e difensore. Adesso ho l’impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia sulla difensiva di fronte alle minacce esterne e in particolare di fronte alla minaccia islamica. Di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura.» In questo momento, dove da un lato si sente così ostile la vita nuova che viene generata nel grembo materno e dall’altro ci si trova di fronte al pericolo di un inverno della natalità, la soluzione migliore per la nostra realtà sociale è impedire che l’aborto diventi quell’arma contro la vita che si trasforma in arma contro la società. Che San Marino, che in Europa può essere quel faro di civiltà e di umanità che lo contraddistingue, non si tiri indietro in questo compito straordinario ed esaltante!

Don Gabriele Mangiarotti