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Fausta Simona Morganti, riflessioni sull'attualità politica

19 ott 2018
Fausta Simona Morganti, riflessioni sull'attualità politica
Mai guardare indietro con rabbia….guardare avanti con

coraggio….mai…mai…mai…sognare in piccolo…….



Non ricordo se fosse uno dei tanti slogan del ‘ 68 o addirittura una canzone dei Beatles o dei Rolling Stones, ma quel “guardare avanti con coraggio” mi suggerisce che sì, bisogna avere il coraggio e forse l’ardire di riprendere carta e penna.

Non si può tacere di fronte alla grave situazione politica che i media restituiscono quotidianamente alle nostre coscienze. Non soltanto informazione locale su San Marino, le sue banche, la sua giustizia, la crisi economica e finanziaria. Tutto ciò è direttamente correlato con quanto ci circonda e sta accadendo in Europa e nel mondo e dunque al senso di incertezza e di precarietà che sembrano caratterizzare il nuovo millennio.

Certamente non siamo più noi una isoletta felice, riparata dalla tempesta, e se fino a poco tempo fa, molti ci conoscevano come una simpatica curiosità della storia, oggi siamo conosciuti per la nostra presenza in molti organismi internazionali, per avere voce in capitolo al pari degli altri Stati, ma anche per aver rischiato di essere nella lista nera dei paradisi fiscali e per quei dolorosi scandali finanziari, che ancora ci segnalano come oggetto di desiderio di personaggi con pochi scrupoli.

All’interno sappiamo anche che abbiamo perso una delle peculiarità del piccolo Stato: la stabilità politico-istituzionale e la ricchezza di una sedimentazione giuridico-istituzionale, preziosa per far mettere radici a una comunità, per renderla solidale e solida.

Le leggi hanno dato alla nostra Repubblica un valore aggiunto nel corso dei secoli, l'hanno fatta diventare Stato, perché il diritto oltre a dover essere figlio dei tempi e contenere meccanismi di costante aggiornamento, penetra nella coscienza collettiva, crea e produce cultura,sensibilità democratica, costruisce le basi per essere popolo.

Con una frequenza davvero insolita nella nostra vicenda secolare, da anni ricorriamo ad elezioni politiche anticipate e ad ogni Governo cambiamo tutte le leggi sulle stesse materie come fossero un giochetto privato del politico. Non abbiamo avuto come comunità e come Stato una storia di lotte civili e di Costituzioni. Siamo stati in ritardo e lo siamo ancora sui diritti civili e ognuno ha trovato la sua scappatoia ,trascurando la necessità di far crescere la comunità nella consapevolezza che i diritti ,una volta acquisiti, devono essere condivisi e costituire crescita solidale.

Le trasformazioni e la complessità proprie della nostra epoca hanno pesantemente attraversato le nostre vite e abbiamo cercato risposte individuali, spesso arrancando fra le contraddizioni e le inefficienze di una realtà sociale impreparata a sostenere scelte di ampio orizzonte. Trasformazione e complessità hanno attraversato infatti la nostra piccola statualità e non abbiamo saputo dare una risposta collettiva.

Eppure gli strumenti c’erano, ci sono sul tappeto: scuola, formazione,

università, agenzie di sviluppo, televisione, banca centrale, autonomie amministrative, perfino un Istituto giuridico, ordini professionali, camere di commercio, PA, per non dire dell’associazionismo… ogni cosa è andata per conto suo: il tema della comunità, salvo qualche rarissima eccezione con il sapore effimero dell’evento, non è mai stato al centro dell’interesse di nessuno di questi.

La politica ha fatto la sua parte nella disgregazione, richiudendo la sua visuale degli immensi problemi in cui si dibatte l'umanità in strettoie asfittiche, banali e incerte, lasciando ad altri di attrezzarsi con i social-network.

La riflessione almeno politica, non si chiede troppo, sui grandi temi della nostra contemporaneità è diventata una perdita di tempo per addetti ai lavori con la mania del professore. La politica pensa al pratico. Non si accorge di quanto sia insopportabile ricevere, allineati sullo stesso piano per almeno dieci volte al giorno, la notizia della nascita di un royal baby con i cinque bambini che ogni minuto muoiono di fame nel nostro mondo globalizzato.

La nostra entità di Stato ci permetteva, un tempo di uscire dai confini almeno con il pensiero politico e nei programmi elettorali, così era nel vecchio PCS, la politica estera non era sulle cifre, ma sui grandi temi che percorrevano il pianeta.

ora a San Marino ad es. l’emigrazione, argomento su cui la vecchia piccola Europa si sta giocando le sue prerogative di libertà e di salvaguardia dei diritti umani non deve attraversare il piccolo ristretto ambito della parrocchia, eppure siamo un paese di migranti e abbiamo anche un museo dell’emigrante.

Allora per ritornare al “coraggio” del guardare avanti alcune domande sono d’obbligo: può avere ancora un senso questo piccolo Stato? Ilfuturo potrà non venire compromesso dal passato, che è il presente di oggi?

Nel bailamme di avvenimenti concentrati sulle banche e le ordinanze del giudice di queste ultime settimane emerge con violenza il fatto che, mentre all’opinione pubblica si raccontano le vicende assai preoccupanti di Banca Centrale, ci siano a ricoprire incarichi di governo dipendenti dell’ istituto. Emergono con disgusto le conversazioni What’s app dell’ing. con

alcuni membri di Governo e qualche presidente di banca. La rivelazione dell’intreccio che gestisce risorse misere, a fronte di bottini privati assodati e mai restituiti ai sammarinesi é moralmente devastante, perché induce a far sì che l'onestà sia un optional del senso civico.

Abbiamo creduto in molti che trascorso il periodo nero ci sarebbe potuta essere un po’ di pace. Ci siamo dovuti accorgere che al di là delle facce oneste dei giovani governanti, nuovi di zecca e con molte speranze , agiscono forze neanche troppo occulte che continuano a compromettere un sano sviluppo del Paese.

Il terreno più fertile di coltura di queste forze è uno scontro politico

assurdo perché fatto di piccole questioni di gestione quotidiana del

poco di potere ancora in mano ai politici.

Siamo anche di fronte a un conflitto tutto interno a una generazione di sammarinesi che ha avuto senz’altro meno delle generazioni passate, che, a parte i soliti casi di clientela e privilegio, non si può

cimentare con la propria professione, il proprio spirito di iniziativa, non può esprimere le proprie capacità e metterle a servizio della comunità perché trova ostacoli quasi insormontabili in leggi, ordinanze, decreti al limite dello stato di diritto e in una burocrazia elefantiaca, con dirigenze deresponsabilizzate, che ostacola ogni presa di responsabilità.

Questi giovani che si scatenano sui social, sia dalla parte della

maggioranza che della opposizione, invece di illudersi, gli uni, di gestire fette ormai piccolissime di potere, e gli altri, di poterlo fare un giorno o l’altro, dovrebbero cambiare completamente rotta e cominciare a scambiarsi esperienze, ragionamenti, elaborazioni per dare un respiro nuovo a questo piccolo Stato.

Si tratta di evitare il brodo culturale in cui sono stati immersi per offuscare il significato dei doveri e delle responsabilità. Uno sforzo di generazione per assicurare la continuità del piccolo stato nel mare in tempesta.

Cs Fausta Morganti