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Forum del Dialogo: superata ogni aspettativa

29 feb 2016
Forum del Dialogo: superata ogni aspettativa
Il Forum del Dialogo, nella sua edizione a San Marino il 27 febbraio, sul tema “NOI E L’ISLAM” ha superato ogni aspettativa di partecipazione, di contenuti culturali, di coinvolgimento delle istituzioni sammarinesi e di enti pubblici e privati e di
semplici cittadini. Una presenza d’eccezione, come nei grandi eventi sul Titano, ha costretto gli organizzatori a cambiare sede e a spostarsi nel Teatro Titano al centro della città. Ma il segnale più significativo è venuto dai contributi di illustri relatori, dal Rettore dell’Università Cattolica, prof. Franco Anelli, dal filoso Massimo Cacciari, dallo storico Riccardo Redaelli, dal Presidente delle comunità islamiche italiana (CUOI), dott.Ezzedin Elzir e dallo studioso musulmano egiziano Wael Farouq. Contributi arricchiti dalle testimonianze di alcune comunità islamiche – due anche da Taranto - chiamate a raccontare i loro primi tentativi di dialogo sociale, religioso, culturale. Molto apprezzata la presenza dei due Segretari di Stato Valentini e Morganti per tutta la giornata. L’apertura è stata affidata alla prof.Fausta Morganti, presidente della SUMS Femminile, quest’anno responsabile di turno, tra le 15 Associazioni culturali che hanno promosso il Forum. Il prof.Renato Di Nubila, dell’Università di Padova, ha messo a fuoco il concetto di Dialogo come azione ricercata, non sempre spontanea, per consentire agli interlocutori di conoscersi meglio, di educarsi alle contraddizioni reciproche, di riconoscere le diversità che segnano questa società, di rendere il dialogo non un approdo ma un processo di “reciprocità esigente”, pur di evitare lo scontro , il conflitto devastante e di fermare i rumori di guerre vicine e lontane.
Sicuramente di grande impatto l’intervento del filosofo Cacciari che, nel ridisegnare le connotazioni delle trasformazioni storiche e culturali intervenute, ha fatto notare la differenze che oggi segnano l’Islamismo, il Cristianesimo e l’Ebraismo: “Il conflitto sull’abisso di differenze non deve spaventarci, deve farci riflettere il senso di un conflitto devastante e permanente, per credere con realismo alle reali difficoltà che ancora abbiamo davanti per realizzare un Dialogo vero e leale”. Gli hanno fatto eco il Rettore della Cattolica che ha ricordato che ci sono già luoghi nei quali la integrazione è in atto, come le scuole e l’Università. La relazione dello storico Redaelli ha presentato la situazione oggi dell’ISLAM, non più fenomeno “al singolare”, perché la sua espressione è diventata frastagliatissima, plurale e multiforme, dall’estremismo jidaista, alla moderazione di molti gruppi già inseriti in contesti europei e più pronti per avviare un Dialogo. Il Presidente del CUOII, Izzedin Elzir, himan di Firenze , uomo di grande cultura, si è detto convinto della necessità del dialogo, pur riconoscendo che la via da tracciare non sarà facile, ma che solo una reciproca crescita culturale può facilitare e arricchire gli interlocutori: “ se ci convinciamo che la diversità non va vista come ostacolo, ma come ricchezza da imparare a condividere o almeno ad apprezzare”.
Il pomeriggio ha visto la presenza di alcune coraggiose e testimonianze di comunità, sia sammarinesi che venute da più lontano, come Salam e Umot di Taranto, che hanno voluto mandare il messaggio a tutti che “se ci sono le difficoltà, c’è anche l’intraprendenza di chi vuole affrontare questa sfida e con possibili risultati incoraggianti”. Il Vescovo Mons.Turazzi in un forum finale con gli altri relatori del mattino, ha indicato alcuni fattori di facilitazione del dialogo, con iniziative comuni, con attenzioni reciproche, con formazione interreligiosa, con istituzioni nuove che possano fermentare la cultura nell’ affrontare i tempi nuovi che ci aspettano. Nei prossimi giorni il Gruppo di Progetto del FORUM incontrerà le 15 associazioni promotrici per un bilancio dell’iniziativa e studierà come far diventare il FORUM un processo di attivazioni di gesti significativi di dialogo entro i luoghi a noi vicini e con le realtà culturali ,religiose, sociali che vivono altri contesti
segnate da singolari “diversità”.