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Il gruppo Diritti Civili e Libertà individuali della Repubblica di San Marino sulla sentenza della Consulta della Repubblica Italiana che ritiene "non punibile" chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio

27 set 2019
Foto di Betiula
Foto di Betiula

“Da oggi siamo tutti più liberi, anche chi non è d'accordo”
Marco Cappato

Il gruppo Diritti Civili e Libertà individuali della Repubblica di San Marino esprime estremo compiacimento per la sentenza della Consulta della Repubblica Italiana che ritiene "non punibile" chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile".
Una decisione 'storica': la Corte Costituzionale, dopo ore ed ore di camera di consiglio, ha sancito all’unanimità che l'aiuto al suicidio - contemplato dall'articolo 580 del codice penale che prevede pene tra i 5 e i 12 anni di carcere - può non essere punibile a "determinate condizioni", quali quelle in cui si trovava Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, che, irreversibilmente cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, aveva deciso di andare a morire in Svizzera, come poi è accaduto il 27 febbraio 2017, accompagnato dall'esponente radicale ed esponente dell’Associazione Luca Coscioni, promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia legale, Marco Cappato.
La Corte Costituzionale - che depositerà la sua sentenza nelle prossime settimane - con la sua decisione, presa in attesa di un "indispensabile intervento del legislatore", ha ritenuto "non punibile" chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale o affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". E per "evitare rischi di abuso" nei confronti delle "persone specialmente vulnerabili", i 'giudici delle leggi' fissano 'paletti', ossia "condizioni e modalità procedimentali" desunte da leggi già in vigore: la "non punibilità" dell'aiuto al suicidio; dunque, viene "subordinata" al "rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua", di cui parlano gli articoli 1 e 2 della legge 219/2017 in materia di consenso informato e Dat, nonché alla "verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Ssn, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente".
Nostro rammarico è il fatto che il Parlamento abbia abdicato alla Corte Suprema quello che è un suo compito, dimostrando ancora una volta che la politica tutta non è in grado di eseguire i suoi compiti e demanda, in maniera subdola ad altri poteri dello Stato atti suoi propri.
Questo necessariamente pone una riflessione: la decisione unanime dei giudici della Consulta dimostrano che il paese è pronto per fare un cambio di passo nel senso dei diritti civili che vanno intesi come libertà di scelta e mai come obbligo. Tuttavia il potere giudiziario mai e poi mai potrà contemplare le esigenze generali di una popolazione perché per sua natura deve dettare regole giuridiche che sono ben diverse dalle regole che presiedono una società democratica.
Auspichiamo dunque che anche nel nostro Paese il tema delle libertà individuali possa essere diffuso nella popolazione e che le forze politiche facciano propri i temi da noi proposti e gli obiettivi da noi perseguiti, che riguardano la sfera dei diritti del singolo e la tutela della libertà individuali.

Approfondimento:
Ripercorriamo brevemente i fatti:
Si è aperto l’8 novembre 2017 il processo a Marco Cappato, imputato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito, ed il 14 febbraio 2018 si è parzialmente concluso con l’assoluzione per la parte che lo vedeva imputato di istigazione al suicidio. Per la parte di aiuto al suicidio, invece, la Corte di Assise di Milano ha emesso una ordinanza di remissione alla Consulta per il giudizio di costituzionalità dell’art. 580 del codice penale. La Corte Costituzionale riunitasi il 23 ottobre 2018 per discutere la questione di costituzionalità si è pronunciata il giorno seguente sospendendo la decisione e riconvocandosi il 24 settembre 2019; nelle more ha invitato il Parlamento ad intervenire offrendo adeguate tutele legislative corrispondenti al dettato costituzionale. Il Parlamento, però, è rimasto inerte. Senza un intervento della Corte, dunque, stante l’inerzia del legislatore, Marco Cappato rischia dai 5 ai 12 anni di carcere per l’aiuto prestato a Dj Fabo.
Cosa è il suicidio assistito? È una forma di eutanasia, legale in Svizzera, dove a seguito di un iter strettamente regolamentato, e sotto controllo medico, la persona che ne fa richiesta autonomamente si somministra il farmaco, senza intervento di terzi.
Perché Marco Cappato è sotto processo? Marco Cappato è stato rinviato a giudizio perché, consapevole del divieto per la legge italiana, anche del solo aiuto al trasporto in Svizzera del malato che ne faccia richiesta, si è autodenunciato al ritorno in Italia mettendo in pratica una disobbedienza civile avviata con la associazione Sos Eutanasia soccorso civile, insieme a Mina Welby e Gustavo Fraticelli.
Qual è l’obiettivo della disobbedienza civile? È quello di modificare i divieti del codice penale in Italia affinché venga finalmente approvata una normativa sul fine vita – conquistata in parte attraverso il riconoscimento delle garanzie costituzionali sull’autodeterminazione dell’individuo nella sfera sanitaria grazie all’attivazione della giurisdizione nei casi Welby ed Englaro e da ultimo con la legge sul testamento biologico – a partire dalla modifica dell’art. 580 del nostro codice penale.
Cosa dice l’art. 580 del Codice Penale? L’art. 580 del Codice penale, denominato “Istigazione o aiuto al suicidio” (che già dal titolo considera in modo uguale due condotte estremamente differenti) dice fra l’altro: “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. Cosa ha deciso la Corte di Assise di Milano? La Corte di Assise, mentre ha assolto per la parte di istigazione al suicidio Marco Cappato, perché il fatto non sussiste, avendo rinviato alla Corte costituzionale il giudizio sull’art. 580 del codice penale, ha sospeso il giudizio per il restante capo di imputazione, in attesa del responso della Consulta. Sia il Pm che la difesa avevano depositato nelle loro conclusioni delle memorie proponendo, in via subordinata alla richiesta principale di assoluzione, una questione di legittimità costituzionale relativa all’articolo 580 del codice penale che dunque è stata accolta.
Cosa ha deciso la Corte Costituzionale? La Consulta si è riunita il 23 ottobre 2018 per discutere la questione di costituzionalità dell’art. 580 del codice penale e si è pronunciata il giorno seguente con la decisione di sospendere il giudizio e di riconvocare una nuova udienza il 24 settembre del 2019, con il contestuale invito al Parlamento a intervenire entro quella data offrendo “la tutela di determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. Nell’inerzia del legislatore, dunque, la Corte si riunisce il 24 settembre per riaprire il giudizio di costituzionalità dell’art. 580 del codice penale. Senza un suo intervento, infatti, stante l’inerzia del legislatore, Marco

Comunicato stampa
Gruppo Diritti Civili e Libertà individuali della Repubblica di San Marino