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Incontro all'Ambasciata d'Italia nel ricordo dei Giusti dell'umanità

1 mar 2019
Incontro all'Ambasciata d'Italia nel ricordo dei Giusti dell'umanità
“In questa fase drammatica di crisi europea, nella quale sembrano smarriti i valori fondativi dell’Unione, nata dalla tragedia delle guerre mondiali e cementata dalla volontà di creare un sentimento identitario, è importante e doveroso riconoscere e ricordare. Anche celebrare chi ha contribuito a sostenere l’ideale di una convivenza in qualche caso difficile, ma necessaria per cementare la pace…”.
Così Antonio Ferrari, inviato speciale ed editorialista del “Corriere della Sera”, commentava agli inizi dello scorso mese di dicembre la decisione dei curatori del “Giardino dei Giusti” di Monte Stella a Milano di celebrare la prossima “Giornata dei Giusti dell’Umanità” (6 marzo) con la messa a dimora di alberi dedicati alla memoria di Simone Weil, primo presidente (e prima presidente donna) del Parlamento europeo e di István Bibó, uno dei dissidenti dell’insurrezione ungherese del 1956.
Giovedì 7 marzo alle ore 18.00, all’Ambasciata d’Italia in San Marino, lo stesso Antonio Ferrari riprenderà e svilupperà la riflessione su detta celebrazione in un incontro aperto al pubblico, organizzato dall’Ambasciata d’Italia in San Marino con il patrocinio della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri e in collaborazione con la Commissione Nazionale sammarinese per l’UNESCO e l’Università degli Studi della Repubblica di San Marino (Centro di ricerca sull’emigrazione).
L’evento sarà ad ingresso libero fino a copertura dei posti disponibili, con precedenza a coloro che avranno segnalato la propria partecipazione alla Segreteria dell’Ambasciata d’Italia (e-mail: segreteria.sanmarino@esteri.it - tel. 0549- 991146 ).
La “Giornata dei Giusti dell'Umanità”, riconosciuta ed approvata dal Parlamento italiano nel 2017, è diretta a mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e in ogni luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane, si sono battuti in favore dei diritti umani durante i genocidi e hanno difeso la dignità della persona rifiutando di piegarsi ai totalitarismi e alle discriminazioni tra esseri umani.
Antonio Ferrari, giornalista e scrittore, iniziò come cronista al «Secolo XIX» di Genova e dal 1973 è al «Corriere della Sera» come inviato speciale ed editorialista. Dopo aver seguito gli anni del terrorismo italiano, passò all'estero: prima in Europa e nei Paesi dell'Est comunista e poi nei Balcani, in Medio Oriente e in Nord Africa. Ha seguito quasi tutte le crisi di queste regioni, le guerre, i tentativi di pacificarle. Ha intervistato, nel corso degli anni, quasi tutti i leader di un'area estesa ed estremamente variegata. È membro del Comitato scientifico del CIPMO (Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente) e di Gariwo (Gardens of the Righteous Worldwide - Giardino dei Giusti).
Tra i suoi libri “7 aprile”, “Morte di un generale” (con altri autori), “Sami, una storia libanese”, “Islam si, Islam no”, “Sgretolamento”, “Altalena”, “Segreto” e “Amen” (in uscita il 7 marzo p.v. editore Chiarelettere).

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