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Gli insegnanti delle Scuole Elementari scrivono al Segretario di Stato Podeschi

9 lug 2018
Gli insegnanti delle Scuole Elementari scrivono al Segretario di Stato Podeschi
Riceviamo e pubblichiamo:

On.le Marco Podeschi Segretario di Stato
per I’Istruzione, la Cultura, l’Università, la Ricerca, l’Informazione, lo Sport, l’Innovazione tecnologica e Rapporti con l’A.A.S.S.

e p.c. Ecc.mi Capitani Reggenti
S.E. Stefano Palmieri S.E. Matteo Ciacci

On.li Membri del Consiglio Grande e Generale

Preg.mo Dott. Francesco Berardi
Direttore Dipartimento Istruzione

Preg.ma Dott.ssa Antonella Chiaruzzi
Dirigente f.f. Scuola Elementare

Preg.mi Rappresentanti dei Genitori
Consigli di Plesso Scuola Elementare

Preg.ma Dott.ssa Milena Frulli CDLS

Preg.mo Dott. Antonio Bacciocchi CSDL

Preg.ma Dott.ssa Alice Bonifazi USL

Egregio Segretario Marco Podeschi,
Noi Insegnanti della Scuola Elementare abbiamo assistito, senza possibilità di replica, alle Sue recenti affermazioni rilasciate ai media in merito al piano di intervento sul sistema scolastico. L’impressione ricavata è che non siano state comprese le caratteristiche, le esigenze e l’organizzazione della realtà nella quale operiamo, eludendo una oggettiva risposta alle nostre opposte dimostrazioni.
L’analisi presentata dal Suo punto di vista non corrisponde a quanto in questi anni la scuola ha documentato attraverso relazioni redatte sugli effettivi risultati.
Noi lavoriamo dietro le quinte e dietro ai riflettori, non ci esponiamo frequentemente, non celebriamo le nostre conquiste, mai sottovalutiamo la quotidianità operosa e costruttiva. L’attenzione all’altro è la nostra filosofia di vita, la ricerca della conoscenza e la dedizione il nostro continuo impegno, la risoluzione di problematiche, di relazioni conflittuali, di identità da sostenere, di profili da cogliere e potenziali da valorizzare. Nulla di empirico, di lasciato al caso o all’abitudine; numerose scadenze da rispettare, pressanti richieste e decisioni collegiali, responsabilità gestionali, sociali ed umane, impossibili da contenere nell’orario di servizio, ma questo non ci ha mai impedito di perseguire progetti e traguardi, di adoperarci per necessità organizzative, didattiche e relazionali; pur essendo la nostra timbratura sempre in eccesso, completiamo quotidianamente al di fuori di essa lo svolgimento degli impegni necessari, non evitando di utilizzare festivi e se occorre, anche giorni di permesso, per adempiere con scrupolo e serietà ai nostri molteplici compiti. Non ci aspettiamo di far carriera né un aumento di stipendio o un gettone retributivo quando, regolarmente, mettiamo a dura prova le nostre energie, l’equilibrio psico-fisico e la stabilità familiare per conferire al lavoro di insegnanti ed educatori la priorità nella nostra vita.
L’obiettivo primario, la formazione dell’uomo e del cittadino, determina il futuro e nel presente conferisce alla scuola il valore di miglior struttura ove allenarsi per formare l’umanità vincente. La nostra formazione ed esperienza ci sostengono nell’affrontare la missione dell’educare a comprendere. Tuttavia abbiamo assunto compiti burocratici ed aggiuntivi, abbiamo ricoperto incarichi amministrativi ed impropri, preparandoci inoltre alla sicurezza e al controllo dell’ambiente di lavoro, unitamente alla tutela dei minori. Non abbiamo mai destinato tempo alla visibilità mediatica, a contrastare i luoghi comuni che inquadrano il nostro come il mestiere privilegiato dell’estate libera.
Il “buon senso” ha guidato le nostre azioni, assieme alla tenace volontà di guardare oltre la fatica e le difficoltà sempre crescenti. Una professione dai mille colori, appassionante ma altrettanto stressante, che non concede mezze misure e che la si possiede giorno dopo giorno, con senso di appartenenza e spirito di accoglienza.
Per noi “l’ottimizzazione” è una necessità costante, cercando di salvaguardare il diritto di tutti, la comunità scolastica, composta da persone con una propria storia e dalle aspettative forti e variegate. In una società sempre più
eterogenea e complessa le risorse umane sono determinanti e il modello della scuola a tempo pieno consente un’adeguata offerta formativa, mantenendo l’interazione funzionale tra gli operatori a contatto delle peculiarità del tessuto socio culturale di riferimento. Un modello perfezionato nel tempo, ma che ha subito nell’ultimo decennio continui attacchi alle conquiste di sistema, come stiamo osservando per la minor salvaguardia della compresenza e dei vantaggi che da essa derivano alla promozione dell’apprendimento.
La non semplice organizzazione interna dei plessi vede da anni la presenza degli insegnanti specialisti ridotta alle effettive ore disciplinari, in alcuni casi suddivise su più Castelli con un conseguente incastro di orari, difficilissimi da far corrispondere alle richieste pratiche e didattiche; l’incarico di sostegno, conferito solo attraverso certificazione di gravità ed impiegato per alcune esclusive ore di didattica, è per il resto affidato ai docenti di classe, su cui può ricadere anche la gravosa nomina di coordinatore.
Nel mettere in gioco il nostro “buon senso” operiamo con iniziativa ed affidabilità, sostenendo la mancanza di sostituzioni, spendendoci senza esitazione anche quando un cattivo stato di salute dovrebbe tenerci a riposo.
Il calendario scolastico, denso ed articolato, prevede lo sviluppo di aree disciplinari, di laboratori, di progetti innovativi e cooperativi, di uscite di studio, di impegni istituzionali... Tutto viene da noi perseguito e portato a termine con autonomia, mobilità ed abnegazione. Eppure quando una calamità naturale ha richiesto la chiusura della scuola per quattro giorni, restrizioni e vincoli hanno complicato i recuperi richiesti al nostro settore, segnalando la mancanza di fiducia e di comprensione dei nostri diretti Superiori verso la progettazione in autogestione a cui siamo soliti attenerci scrupolosamente.
Anche in numero ridotto noi insegnanti abbiamo attivato ogni risorsa, se pur incontrando difficoltà gestionali al limite della tollerabilità. Spesso affrontiamo e sosteniamo condizioni che rendono il nostro lavoro usurante e non bastano le nozioni pedagogiche e la psicologia evolutiva da applicare. L’insegnante è regista del percorso di crescita e di maturazione, sempre attento e disponibile, pronto alla ricerca e alla sperimentazione, principale referente del successo scolastico dei propri alunni e come tale giudicato dall’occhio critico dell’opinione pubblica.
La scuola elementare oggi assorbe le prerogative del progresso ed unisce ai programmi da conseguire apprendimenti complementari e tecnici, nuove competenze che negli ultimi anni sono divenute parte integrante del piano educativo-didattico. Ebbene, gli insegnanti hanno continuamente mantenuto il
passo con le evolutive richieste formative, ma non sono oggetto di considerazione equiparabile all’impegno investito: né la classe dirigente né la popolazione conferisce il giusto rispetto alla specializzazione ad ampio raggio che l’insegnamento ha incorporato.
La riduzione di stipendio e la detrazione di un’ora settimanale destinata a qualcosa che non si può sottrarre, ossia all’attività di programmazione e correzione, è un oltraggio alla nostra professionalità e al servizio effettivo, al lavoro che con passione, dedizione e coraggio abbiamo fatto diventare parte di noi, senza limiti e compromessi, con coinvolgimento emotivo ed affettivo. Rivendichiamo inoltre le contrattazioni sindacali in merito all’adeguamento retributivo, penalizzato dall’avvento dell’euro e da anni di non aggiornamento inflazionistico; abbiamo dunque già risentito della crisi finanziaria e regolarmente la contabilità di Stato ha acquisito le detrazioni imposte a noi contribuenti.
Comprendendo le difficoltà economiche del Paese, suggeriamo al Governo eletto di approfondire meglio la conoscenza delle realtà lavorative, gli incarichi conferiti e le risorse utilizzate, al fine di intervenire sugli sprechi e su ciò a cui è meno dannoso rinunciare. Offriamo la nostra disponibilità a segnalare eventuali elementi non essenziali destinati alla scuola, reperibili attraverso l’esperienza. Chiediamo a gran voce di non vanificare il servizio e il volontariato, nel nostro caso offerto silenziosamente ed efficacemente, e di comprendere che la sospensione estiva permette agli insegnanti, come agli studenti, di ricaricare la mente confinata per mesi, giorno e notte senza interruzione, al conseguimento degli obiettivi formativi.
Purtroppo noi insegnanti abbiamo capito benissimo che le poche unità che mancheranno alle iscrizioni del 2019/2020 toglieranno insegnanti ad alcune classi dei nostri plessi, anche se basterebbe proporre, già da quest’anno, la mobilità dei bambini dai Castelli limitrofi per evitarlo e migliorare la formazione numerica delle classi, ma abbiamo compreso inoltre che per attuare ciò servirebbe una volontà diversa, che non metta al primo posto il risparmio, anche se esiguo, a discapito della stabilità e delle pari opportunità. Pertanto confidiamo ancora nel “buon senso”, questa volta dei cittadini di rimettere le cose a posto con la loro intelligenza ed iniziativa. Non dovrà essere un calo demografico temporaneo a compromettere i valori e i principi democratici di uguaglianza, giustizia e libertà che nel tempo la nostra collettività ha salvaguardato.

Distinti saluti
In fede


gli Insegnanti della Scuola Elementare