Intolleranza, razzismo e odio in rete: alcuni giovani sammarinesi prendono posizione

Intolleranza, razzismo e odio in rete: alcuni giovani sammarinesi prendono posizione.
In riferimento ai gravi episodi di intolleranza accaduti a San Marino il 4 e 5 maggio scorso, noi - gruppo di giovani della Repubblica di San Marino - desideriamo esprimere la nostra preoccupazione e prendere le distanze da tali reazioni, in particolar modo da quelle viste negli ultimi giorni sui social network. Esprimiamo vicinanza alla vittima che ha raccontato di essere stata aggredita “da una persona di colore che voleva portarle via la borsa” nei pressi del Bocciodromo di Borgo Maggiore e confidiamo nel prezioso lavoro della Gendarmeria che chiarirà le dinamiche.
Condanniamo con decisione le reazioni scaturite nelle ore successive: parliamo dei momenti di tensione avvenuti pochi minuti dopo l’aggressione alla “Casa San Michele”, dove si è riversato un gruppo di persone urlanti: “Dove sono i negri?! Dove sono i negri?!”; tra queste, un esponente esigeva, senza alcun diritto, che i due ragazzi provenienti dal Gambia ed accolti nella casa uscissero fuori dalla struttura. Una volta riconosciuti come “non colpevoli”, pretendeva ancora di entrare all’interno dell’edificio per ispezionarlo, insinuando il nascondimento di una terza persona: caccia alle streghe. Il giorno dopo, un altro spiacevole episodio si è aggiunto alla lista ed ha coinvolto alcuni lavoratori di una cooperativa italiana che stavano frequentando un corso di formazione presso un’azienda sammarinese. In seguito si è assistito in rete al proliferare di un clima di odio e razzismo mai vissuto nella nostra piccola Repubblica, con commenti irripetibili per la loro bassezza di contenuti e volgarità.
Ci chiediamo: fino a che punto può spingersi la libertà di espressione affinché questa non vada a ledere il diritto altrui? Stereotipi, accuse, insulti e incitamento all’odio sono stati i protagonisti più evidenti sulle “piazze” social sammarinesi, arrivando addirittura in certi casi ad augurare la morte. Questo ha creato una situazione allarmante e caotica in cui decine di utenti sono “scesi in campo” armati di mala informazione, impulsività e spesso con la pretesa di possedere il diritto di esprimere qualunque cosa potesse passare per la testa o peggio, per la pancia.
La libertà di espressione, in una società democratica e civile, non è un diritto illimitato: quando si toccano argomenti sensibili quali religione, etnia, orientamento sessuale e disabilità con l’obiettivo di istigare all’odio e alla violenza verso individui o comunità, le parole sono da considerarsi reato.
Se vogliamo avere il diritto di dire ciò che vogliamo, dobbiamo allo stesso modo essere consapevoli delle conseguenze che derivano dalle nostre parole. La libertà di opinione deve essere accompagnata dal rispetto della dignità della persona umana, sempre.
Diritti e responsabilità reciproche devono dunque procedere di pari passo. Il rischio, se ciò non dovesse accadere, è l’anarchia del “Far West mediatico”, dove non ci sono più persone o individui, ma obiettivi da colpire e like da conquistare tramite gli insulti più creativi.
I messaggi di odio online non sono meno pericolosi di quelli veicolati nella realtà offline. Le conseguenze possono essere devastanti per le vittime, a causa della facilità di diffusione dei contenuti e l’impossibilità di cancellarli. A ciò si aggiunge il fatto che la vittima è inconsapevole di essere oggetto di accuse e scherno e non ha possibilità di difendersi o di replicare all’offesa ricevuta.
L’invito che vogliamo lanciare è quello di dissociarsi da qualunque manifestazione di odio.
Informiamoci tramite fonti qualificate, prendendo posizioni guidate da buon senso e ragionevolezza, senza farci prendere dall’istinto o da slogan di facile presa.
Tali atteggiamenti infatti non fanno certo onore alle radici della nostra repubblica e alla sua storia millenaria, che più volte ha accolto rifugiati con coraggio e spirito di umanità. Senza contare che altrettanti cittadini sammarinesi sono stati essi stessi migranti per necessità tra Europa e America.
Emigrare per cercare un futuro migliore per sé, per la propria famiglia o peggio, per fuggire da morte certa, non è un reato ma un diritto che ogni individuo dovrebbe avere.
Forse, la domanda che noi tutti dovremmo farci prima di attaccare gli altri è se la nostra chiusura non dipenda esclusivamente dalla paura che abbiamo nei confronti di chi è diverso da noi. Paura che talvolta deriva dalla non-conoscenza.
Con la speranza di essere testimoni di un futuro migliore, che metta al centro la dignità della persona umana, crediamo fermamente che ci sia un’alternativa all’odio e alla violenza, sempre e comunque.
Per questo abbiamo scelto di dare voce ai nostri pensieri e di indignarci contro l’odio e il razzismo. Se anche tu vuoi costruire insieme a noi una società che non ha paura di informarsi e cercare un confronto, saremo felici di camminare insieme domenica 13 maggio alla marcia contro l’odio a San Marino Città. Un’occasione non di protesta ma pensata per conoscere e approfondire i temi dell’accoglienza, dell’odio e della diversità. Lo faremo attraverso l’arte, la musica e il dialogo.


Comunicato stampa
Un gruppo di giovani della società civile di San Marino

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