A fine novembre scorso si sono potuti finalmente (e tristemente) conoscere i dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza in San Marino per gli anni 2023 e 2024. Come ha riportato la TV di Stato, dalla relazione elaborata dall’ISS e rivolta alla Commissione Consiliare IV si apprende che nel primo anno di vigenza della Legge n. 127/2022 gli aborti volontari sono stati 24, mentre nell’anno solare seguente (2024) sono stati 22. Al di là dei quasi 4 mesi apparentemente non rilevati (dal 06/09/2023 al 31/12/2023) ciò che emerge chiaramente è che (ahinoi), come volevasi dimostrare, la legalizzazione dell’aborto e le misure preventive con essa introdotte, che avrebbero dovuto far diminuire il fenomeno, non hanno prodotto il risultato sperato… ogni anno mediamente ci sono due prime elementari che non risponderanno all’appello! I dati raccolti, come emerso anche durante i lavori della Commissione, non sono idonei per poter tracciare un profilo delle condizioni socio-economiche delle donne che vi ricorrono, elemento essenziale per efficaci e mirate azioni di prevenzione, anche quale contrasto alla denatalità. Ad esempio non è dato sapere se, in prevalenza, sono donne: a) che affrontano la gravidanza in solitudine o se invece sono coniugate o comunque si trovano in una stabile relazione con il padre del nascituro; b) alla prima gravidanza o alla seconda, terza o successiva; c) con una occupazione lavorativa, stabile o precaria, o invece disoccupate; d) che vivono ancora in famiglia o già dispongono di una autonoma soluzione abitativa; e) che hanno una buona condizione reddituale o vivono invece in ristrettezze economiche. Speriamo quindi che i questionari previsti dalla legge siano integrati per disporre anche di queste utili informazioni, prima fra tutte (come da indicazioni dell’OMS già recepite dall’Italia) quali sono le motivazioni per cui le donne richiedono l’interruzione di gravidanza, sia essa farmacologica o chirurgica. Una cosa però i dati raccolti ce la dicono e cioè che la narrazione della “minorenne sprovveduta”, utilizzata efficacemente in campagna referendaria, non ha trovato riscontro: delle 22 donne che hanno richiesto l’IVG nel 2024, solo 2 erano minorenni e l’età media è di 32 anni, età in cui una donna di norma ha già conseguito stabilità occupazionale, reddituale e abitativa. Un dato fra tutti risulta tuttavia di speranza: le donne avrebbero potuto essere 24 ma 2 di queste hanno poi deciso di “interrompere il percorso” e di far nascere i loro bambini, segno che la fiamma della vita è capace di tornare a risplendere e riscaldare la nostra società, sempre più desolata, vecchia e cupa. Per alimentare questa fiamma, mercoledì 10 dicembre, come ogni secondo mercoledì del mese, si reciterà insieme il Santo Rosario alle ore 18.30 presso la Cappella dell’Ospedale, introducendo così l’annuale veglia di preghiera per la vita nascente organizzata per il venerdì 12 dicembre, alle ore 20.45 in contemporanea presso varie chiese della Diocesi.
C.s. congiunto "Accoglienza della vita” - “Uno di noi"