Logo San Marino RTV

L’opera più “social” della Biennale? È di Xin Junqing, artista cinese ospite di San Marino.

Lunghe attese, anche di un’ora, per fotografare la provocatoria opera d’arte esposta nel padiglione di San Marino, presso l’ex Ospedaletto, alla Biennale di Arte Contemporanea di Venezia

7 giu 2019
L’opera più “social” della Biennale? È di Xin Junqing, artista cinese ospite di San Marino.

Esposto alla Biennale di Arte Contemporanea di Venezia, ospite del padiglione di San Marino presso l’ex Ospedaletto, il dipinto dell’artista cinese Xin Junqing sta catalizzando l’attenzione di moltissimi visitatori, che fanno la coda, a volte anche di un’ora, per fotografare la provocatoria opera d’arte. Xin Junqing, artista storico di fama internazionale, è stato tra i fondatori di 798, la cittadella dell’arte creata a Pechino dagli artisti e oggi divenuto un esempio a livello mondiale, oltre che un luogo assolutamente da visitare per chi si reca a Pechino. Quest’anno Xin Jiunqing partecipa per la prima volta alla Biennale con le sue opere a tematica militare, che gli hanno valso numerosi riconoscimenti internazionali. Il quadro esposto, che in poco tempo è diventato il più “social” della manifestazione, fotografato e condiviso da moltissimi utenti su Facebook e Instagram, mostra due militari dell’esercito cinese, ad oggi la forza militare più numerosa al mondo, i cui componenti sono considerati un’élite, ritratti mentre urinano nella Fontana di Duchamp, opera d’arte del 1917, che rappresenta un orinatoio firmato, estrapolato dal tradizionale contesto. Un gesto spavaldo e irrispettoso, che antepone i bisogni fisici basilari dei due soldati al rispetto della storia e della cultura passata, e che viene visto con disprezzo dall’artista. La loro urina, infatti, finisce a terra, sul pavimento, provocando presumibilmente cattivo odore e disagio per tutti i presenti, simboleggiando gli effetti nefasti per la collettività, probabilmente un messaggio non troppo velato per Xi Jinping. Grazie alla forza silenziosa dei lavori esposti, il Padiglione di San Marino, curato da Vincenzo Sanfo, sta riscuotendo anche quest’anno un notevole successo grazie ad una attenta selezione delle opere e per la capacità di mettere in relazione artisti diversi di nazionalità diverse, sensibilità che riescono a trovare inaspettati punti di congiunzione e nuove letture. Oltre 400 persone hanno affollato, nel giorno della inaugurazione sino a notte fonda, le sale dell’ex Ospedaletto, riaperto al pubblico per la prima volta dopo molti anni. La selezione accomuna artisti di diverse estrazioni dalla Cina al Sud America, e le presenze degli artisti San Marinesi si collocano con grande autorevolezza, dimostrando ancora una volta la grande volontà di questo piccolo stato di competere con nazioni più blasonate. L’opera provocatoria di Xin Junqin e il faro attrattivo del padiglione, dove andare alla scoperta di artisti dalla straordinaria qualità ed interesse, come Xu Deqi con le sue China Girl accompagnate da splendidi animali quali Tigri e Pantere a lanciare il messaggio “Se proprio vuoi portare una pelliccia, portala viva”. Oppure Chen Cheng Wei, che con le sue atmosfere di una Cina anni trenta, sorprende il pubblico dei visitatori per la straordinaria qualità della sua pittura. Una pittura dal “realismo magico”, coinvolgente, con immagini che restano indelebilmente presenti nella mente degli spettatori. Atmosfere inaspettate, che riescono a coniugare una estetica “pop” contemporanea con intuizioni che possono riportare quasi a riferimenti decadenti, certo inusuali, sicuramente sorprendenti. E poi ancora Giovanna Fra, Jens W Beyrich, Li Geng, Tang Shuangning. Il crescere delle presenze nei due spazi ex Ospedaletto e Palazzo Bollani che a volte hanno costretto a chiudere gli ingressi per evitare affollamenti, sono il segno del grande successo del Padiglione, che va ben al di là di premi e riconoscimenti. Il Padiglione di San Marino regala così, con le presenze dei suoi artisti, opere in grado di sfidare i tempi e sicuramente destinate a restare nella storia di questa edizione della Biennale, colma di opere effimere e destinate, spesso, a non restare neppure nella memoria, essendo in parte dedicate solo a scatenare la breve e distratta curiosità.