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Lavorare meno, vivere meglio, per una società migliore e una diversa economia

Presentato a Domagnano il libro di Fausto Durante, dirigente CGIL

6 mar 2022
Lavorare meno, vivere meglio, per una società migliore e una diversa economia

È necessaria una nuova stagione di battaglie contrattuali e di interventi legislativi per ridurre l'orario di lavoro. È il messaggio forte che è uscito dall'incontro pubblico di giovedì 3 marzo con Fausto Durante, dirigente della CGIL, svoltosi presso la sala Montelupo di Domagnano, in cui ha presentato il libro "Lavorare meno, vivere meglio". È intervenuto anche il Segretario Generale CSdL Enzo Merlini. Ha coordinato l'incontro Sara Bucci, giornalista di San Marino RTV. L'intera registrazione della presentazione è visibile sulla pagina Facebook "Cuore CSdL". La riduzione dell'orario di lavoro settimanale è una delle rivendicazioni storiche del sindacato, importante quanto l'aspetto salariale. Dalla seconda metà dell’Ottocento in poi nel mondo industrializzato la spinta alla riduzione dell’orario di lavoro è stata al centro delle strategie sindacali. La stessa festa del 1° maggio, che celebra i lavoratori in tutto il mondo, è nata a seguito di uno sciopero per rivendicare la giornata lavorativa di 8 ore. Se nel XIX secolo erano normali orari di lavoro anche di 12 ore giornaliere, con l’avvento della meccanizzazione è iniziato un graduale e costante processo di riduzione dell’orario, che nel secolo scorso ha portato, per via contrattuale o legislativa, alle 8 ore giornaliere e alle 40 ore settimanali come orario di riferimento generale. Dall’inizio degli anni '80, ossia da quando il pensiero neoliberista orienta le politiche economiche a livello globale e nazionale, la tendenza a ridurre l’orario di lavoro si è bloccata, come pure la spinta dei governi a realizzare la piena occupazione. Nessun leader politico, oggi, parla più di piena occupazione. Il libro di Fausto Durante mette anche in relazione il tema dell’orario di lavoro con la crisi provocata dal Covid-19, le sfide poste dal cambiamento climatico, dalla digitalizzazione e dalle nuove tecnologie industriali, con la necessità di costruire una società e un’economia diverse dal passato. Oggi, forse per la prima volta nella nostra storia, ci troviamo di fronte al rischio che gli effetti potenzialmente positivi della nuova grande rivoluzione industriale, che tutti stiamo già vivendo, si determinino solo per uno dei soggetti protagonisti, cioè l’impresa, ma non per i lavoratori.

Lo dimostra il fatto che in Italia i salari reali, ovvero al netto dell’inflazione, sono più bassi rispetto a 30 anni fa. La continua innovazione tecnologica, l'automazione e la robotica applicata ai processi produttivi rendono meno faticoso il lavoro ma richiedono un numero sempre minore di lavoratori. La riduzione dell'orario lavorativo è quindi necessaria per consentire a tutti di avere un lavoro con cui realizzarsi e sostenersi, ed è quindi strettamente correlata anche alle politiche occupazionali. Altrimenti, questa continua spinta al progresso tecnologico, se esclude una fetta importante di persone dal mondo del lavoro, non può che causare profonde disuguaglianze e una forte conflittualità sociale. L’insieme di questi elementi spinge in direzione di un nuovo impegno per la riduzione dell'orario di lavoro, con vantaggi per la produttività, l'economia, l'equilibrio tra tempi di vita e di lavoro per le persone. Molto significativa è stata in passato l'esperienza della riduzione dell'orario di lavoro per via legislativa a 35 ore in Francia, purtroppo depotenziata da successivi interventi legislativi. Nell’immediato, questo intervento ha permesso, tra le altre cose, il passaggio per molte donne lavoratrici dal part time al tempo pieno, con conseguenze positive anche sulla propria autonomia economica. In questo senso, l'obiettivo della riduzione generalizzata degli orari lavorativi è ancor più importante per le stesse donne, che spesso hanno la necessità di conciliare il lavoro con la cura dei figli e dei familiari. È importante che le donne possano lavorare, per realizzare la propria emancipazione, con la possibilità di ritagliarsi spazi importanti per le proprie esigenze personali.

Nel mondo si sono affermate esperienze molto positive di riduzione dell'orario di lavoro: non mancano esempi di imprese che hanno autonomamente scelto questa strada, con risultati estremamente positivi sia in termini di aumento della produttività, che di soddisfazione per i lavoratori. Tra le più note, applicate su più vasta scala, vi è il caso islandese, dove nella Pubblica Amministrazione la settimana lavorativa è stata portata a 4 giornate, per poi essere estesa a quasi tutto il settore privato. Queste esperienze dimostrano che per raggiungere questo risultato sono necessarie le spinte propulsive da parte dei Governi nazionali. Infatti, questo obiettivo richiede la partecipazione anche degli altri soggetti: i governi, appunto, e le imprese. In tal senso, Fausto Durante ha sottolineato come l'Italia e San Marino sono rappresentate dallo stesso ufficio dell'OIL: è proprio in tale ambito tripartito che il traguardo della riduzione dell'orario di lavoro deve essere rilanciato, anche a livello legislativo. "Tornare a discutere di una riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e contemporaneamente riprendere una politica di aumenti di salari - ha affermato Fausto Durante nell'intervista televisiva - per noi è fondamentale, per conciliare meglio vita e lavoro, per indicare una prospettiva di economia e di società che superino le diseguaglianze e le strutture del passato e anche per immaginare una società diversa per il post covid. Tutto possiamo fare, meno che ricominciare, dopo la pandemia, come se nulla fosse". Affrontato anche il tema degli orari di lavoro in caso di smart working, il cui ricorso si è notevolmente ampliato durante la pandemia. "In genere, dove applicate con modalità di apertura, comprensione e di trasformazione smart anche delle imprese - ha spiegato Durante - hanno prodotto risultati positivi, sempre in un contesto di pandemia che non è mai augurabile.

L'idea è liberare il lavoro anche dal vincolo fisico della presenza permanente e quotidiana, e di lavorare su obiettivi responsabilizzando le persone e affermando la loro autonomia professionale, con la capacità di un'impresa di investire avendo fiducia nei lavoratori." Per contro, la pervasività degli strumenti di comunicazione fa sì che anche al fuori dell'orario di lavoro l'impresa comunichi costantemente con il lavoratore; il confine quindi tra vita privata e vita professionale non è più ben definito. Occorre trovare un equilibrio tra le potenzialità dello smart working, in particolare per il lavoratore, e i rischi connessi a questa modalità di lavoro. Nel complesso, il libro di Fausto Durante è dunque un punto di riferimento per le politiche sindacali, di cui la CSdL farà tesoro. La CSdL ha scelto di aderire alla Confederazione Europea dei Sindacati ed alla Confederazione Sindacale Internazionale già alcuni decenni fa, con la consapevolezza che è necessario unire le forze per difendere e promuovere i diritti dei lavoratori. La globalizzazione consente al capitale di spostarsi a suo piacimento, per cui il sindacato deve fare fronte comune.

CSdL





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