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Lavoro stagionale nel turismo: non si trovano lavoratori nel settore? Serve l’impegno di tutti gli attori per creare non solo occupazione, ma buona occupazione

8 apr 2019
Lavoro stagionale nel turismo: non si trovano lavoratori nel settore? Serve l’impegno di tutti gli attori per creare non solo occupazione, ma buona occupazione

Con l'approssimarsi della nuova stagione balneare, anche quest'anno puntualmente assistiamo alla litania delle Associazioni di categoria e delle imprese stagionali della Riviera sulle difficoltà nel reperire la necessaria manodopera stagionale. Si lamenta la mancanza di qualche migliaio di lavoratori, ed in particolar modo la difficoltà nel trovare personale qualificato. Un tema, come detto, che negli ultimi anni ha occupato le cronache alla vigilia di ogni stagione estiva. Riteniamo, pertanto, doveroso intervenire con valutazioni e considerazioni sui motivi, che a nostro avviso, sono causa di questo fenomeno. Nel corso dello scorso anno nelle provincie della costa, sono state oltre mille le vertenze attivate, dalla Filcams Cgil, per contenziosi in rapporti di lavoro stagionale nel settore turistico, la maggior parte di queste per recupero crediti dovuti a mancati pagamenti, mancato riconoscimento del lavoro straordinario, mancato riconoscimento del corretto inquadramento rispetto alla mansione svolta. Molti sono anche i casi di denuncia sulle condizioni di lavoro e il mancato rispetto del riposo settimanale. Non sono poi mancati i casi di licenziamento ingiustificato, anche comunicato verbalmente. Il ricorso al lavoro grigio, se non quando al lavoro nero, come confermano anche gli interventi della Guardia di Finanza appresi dalle cronache nei giorni scorsi, è una pratica ancora molto diffusa nel settore e non solo durante la stagione estiva. Si sta inoltre diffondendo il “lavoro in appalto” con l’utilizzo di personale non assunto direttamente dall’impresa ma fornito da terzi ed ulteriormente sottopagato, una pratica, questa, che sconfina nell’illegalità. La scarsa propensione ad investire sulla formazione è un ulteriore problema; non si comprende, infatti, la difficoltà nel trovare personale qualificato se non per questo motivo, ovvero, chi è che dovrebbe qualificare e professionalizzare i lavoratori se non le stesse imprese anche attraverso percorsi formativi? A tutto questo sommiamo poi l’abolizione dell’indennità di disoccupazione per gli stagionali, sostituita con la Naspi penalizzante sia sul piano economico che su quello previdenziale. Il turismo in Emilia Romagna rappresenta circa il 12% del Pil, un settore economico di importanza strategica, un sistema che non può basare la propria competitività sull’abbattimento dei costi e il mancato rispetto delle norme e dei contratti di lavoro, è necessario investire per qualificare il lavoro e migliorare la qualità del servizio e del prodotto offerto. Anche per la prossima estate Filcams Cgil e Cgil dell’Emilia Romagna saranno attive nella promozione di una campagna contro il lavoro nero, lo sfruttamento e l’illegalità. Serve però l’impegno di tutti a partire dalle Associazioni di categoria, Istituzioni, Amministrazioni locali e Regione affinché davvero il sistema turistico emiliano-romagnolo crei non solo occupazione ma buona occupazione.

Comunicato stampa
Cgil ER, Filcams Cgil ER


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