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Lettera aperta ai cittadini sammarinesi e a chi ama la nostra Repubblica di Gabriele Mangiarotti

2 apr 2020
Lettera aperta ai cittadini sammarinesi e a chi ama la nostra Repubblica di Gabriele Mangiarotti

Amici carissimi, ho letto con attenzione la prolusione degli Eccellentissimi Capitani Reggenti, in occasione del Loro insediamento alla Suprema Magistratura. Condivido con Loro la preoccupazione per la drammatica situazione che stiamo vivendo. L’impegno per sconfiggere questa pandemia, dai risvolti oscuri e preoccupanti, dà al Loro compito attuale una responsabilità grandissima, e di questo hanno giustamente voluto fare oggetto delle Loro riflessioni. La salute, l’educazione, il lavoro e l’economia devono essere tra le priorità dello sforzo della politica, e credo che tutti i sammarinesi saranno accanto alla Eccellentissima Reggenza nell’impegno che sarà profuso. La nostra storia, le nostre tradizioni sono un patrimonio e una risorsa ancora attuale, capaci di dare una prospettiva di novità non solo per la Repubblica, ma – e non esagero – per il mondo, come ci ha ricordato qualche tempo fa il Ministro agli esteri maltese George Vella: «Durante la mia attività politica a Malta e in qualità di osservatore appassionato degli affari internazionali, non ho mai smesso di credere che i piccoli Stati svolgano un ruolo importante sulla scena internazionale. Non tanto nel determinare situazioni difficili in materia di sicurezza, ma sicuramente nel contribuire ad un’agenda mirata, autentica e basata sui valori… il successo della politica estera di Malta nel corso dei decenni è stato determinato dal principio secondo cui le dimensioni territoriali non possono limitarne in alcun modo la visione e l’efficacia.» Certo tutto questo rende il compito della nostra Repubblica e di Chi la rappresenta affascinante e impegnativo, anche tenendo conto del fatto che siamo di fronte a un cambiamento che si rivela epocale (ed è stato sottolineato nel discorso della Reggenza agli studenti). In tanti affermano, con buone ragioni, che non sarà più come prima. E allora dobbiamo attrezzarci non solo per vivere il presente, sconfiggendo la malattia, ma per preparare quel futuro che porterà i segni della nostra originalità. E qui mi vengono in mente le belle parole del Presidente americano Lincoln («Grandi e Buoni Amici. Sebbene l’estensione dei vostri domini sia piccola, il vostro Stato è nondimeno uno dei più onorati di tutta la storia. Esso ha dimostrato, con la sua esperienza, la verità, così piena di incoraggiamento per gli amici dell’Umanità, che un Governo fondato sui principi repubblicani può venire amministrato in modo da essere sicuro e durevole») e le parole più recenti di don Milani, che affermava: «Ci vorrebbero ventimila sammarini per eliminare [gli imperialismi]. Il mondo cambierebbe realmente in meglio, sarebbero protette le culture e le identità…». Ma soprattutto non posso dimenticare le illuminate parole del Poeta Giosuè Carducci, quando, nel memorabile discorso tenuto per l’inaugurazione del Palazzo della Repubblica, nel 1894, richiamava la dimensione religiosa della nostra Repubblica, dimensione che non vanificava la giusta laicità dello Stato, ma ne garantiva l’effettiva libertà e ricchezza umana e spirituale. Queste sono le sue parole, patrimonio della nostra storia: «Iddio dissi, o cittadini: perocché in repubblica buona è ancora lecito non vergognarsi di Dio; anzi da lui ottimo, massimo, si conviene prendere i cominciamenti e gli auspicii… Odio vecchio a una superstizione pestiferamente tirannica, orgoglio novo di osservatori troppo fidati nelle vittorie del naturale esteriore, hanno quasi diseducato le genti latine dall’idea divina: ma né scelleranza di sacerdoti né oltracotanza di sofi sequestrerà Dio dalla storia…». Parole, le sue, che non risparmiano critiche al clericalismo e – aggiungo io – al laicismo corruttore di libertà, dignità e democrazia. Ma insieme parole che ci ricordano quanto l’avere tra le radici, come fondatore, un santo (e che santo!) può diventare garanzia perché il futuro che ci aspetta sia nella linea di una storia di cui essere fieri. La nostra Repubblica potrà trarre giovamento da una rinascita dello spirito cristiano, dalle tradizioni di carità e ospitalità, da una cultura che ha cercato di mettere sempre al centro la persona umana. E in questi tempi che potrebbero diventare oscuri, la luce dello spirito che San Marino ha comunicato in una storia quasi bimillenaria sarà certamente la risorsa più valida e consistente. Don Gabriele Mangiarotti