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Lettera aperta di Gian Franco Terenzi agli Onorevoli membri del Consiglio Grande e Generale

10 giu 2019
Gian Franco Terenzi
Gian Franco Terenzi

Onorevoli Consiglieri,
seguo da sempre le varie situazioni che si presentano sotto il profilo politico e che molto spesso hanno creato e creano in me, non solo disaccordi, ma anche preoccupazione. I fatti di questi giorni, quando il Consiglio Grande e Generale, su proposta di alcuni gruppi, ha approvato una proposta tendente a istituire una commissione d’inchiesta sull’operato di una banca che ha prodotto in questi ultimi tempi, incertezze e preoccupazioni a molti correntisti ed entità istituzionali del paese e creando sfiducia nel sistema bancario . La proposta ha ottenuto l’approvazione da parte del Consiglio, anche se proviene dalle opposizioni. Nel contempo, la maggioranza ha proposto, anch’essa, l’istituzione di una commissione d’inchiesta, che facesse luce sulle varie dinamiche afferenti i vari istituti bancari. Anche questa ha ottenuto la piena approvazione. In occasione dell’ultimo ufficio di presidenza, che ha anche la funzione di trovare un accordo con l’intera rappresentanza istituzionale, nel redigere l’ordine del giorno un consigliere ha espresso, a nome dell’opposizione, un’osservazione che non posso che condividere nel merito, di rispettare la volontà del Consiglio Grande e Generale, inserendo nell’ordine del giorno la discussione sulla commissione d’inchiesta. Di fronte a questa richiesta, sicuramente si sono aperte delle controversie e sono molto dispiaciuto che sia stato chiamato in causa Matteo Fiorini, che conosco molto bene e per il quale non solo nutro simpatia e fiducia, ma anche vicinanza per il senso di onestà che ha dimostrato in tante occasioni. Penso che Matteo, anche a fronte dell’accaduto, non abbia tergiversato ad annunciare le sue dimissioni al Consiglio Grande e Generale. È una considerazione personale questa, ma credo che Matteo, per l’onestà intellettuale e politica che lo distingue e forse per un disagio che prova all’interno di questa coalizione, con questo gesto intenda dimostrare ai suoi colleghi che non segue le logiche della prepotenza e dell’incapacità, ma del buon senso, che si traduce nell’abbandono dell’impegno istituzionale. Quello che è accaduto ha un proprio significato, ma tante altre situazioni si stanno accumulando, situazioni che sono rivolte alla politica nel suo insieme come rappresentanza delle istituzioni. Il paese sta affondando e non è da oggi che viene ripetuta questa frase. Non ci sono condizioni perché siano portate risorse all’interno di questo territorio, a causa delle incapacità dimostrate nel tempo, ma ancora peggio ci stiamo perdendo in argomenti che, secondo me, non hanno una priorità, come quello dell’associazione con l’Unione Europea. Si tratta di una tema seguito e dibattuto non da oggi, una scelta che viene vissuta come remota e che non ha avuto né ha una competenza adeguata al percorso che si profila. Ci sono argomenti che interessano il nostro paese più da vicino e nell’immediato, come l’andamento delle attività commerciali così come la tutela delle imprese nelle esportazioni dei prodotti. Argomento di alto significato, certamente, ma fino a quando non avremo la capacità di affrontare seriamente i rapporti con la vicina Repubblica Italiana e con essa poter avere il supporto necessario, non avremo certamente un futuro, perché per tutto il resto non siamo nelle condizioni di poter giungere a termine nulla. La popolazione non ci segue su argomenti quali l’associazione con l’Unione Europea, così come non ci segue su altri argomenti, anche sensibili e attinenti le libertà personali, che all’interno del Consiglio Grande e Generale creano certamente delle turbative per posizioni ideologiche che non sono più in linea con quello che la popolazione interpreta oggi, secondo lo spirito dei tempi, dimostrando di essere più avanti rispetto alle istituzioni. Per questo ci ritroviamo a vivere in un paradosso, dove alcune prestazioni, non ammesse nel nostro paese, vengono svolte al di fuori del nostro territorio, a ridosso dei nostri confini. 

Gian Franco Terenzi