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Mancini (Ps): "Ancora una volta alle belle parole non seguiranno i fatti"

10 giu 2018
Alessandro Mancini
Alessandro Mancini
Fra qualche giorno tornerà a riunirsi il Consiglio Grande e Generale, nonostante un lungo ordine del giorno ed una convocazione di una settimana, ancora una volta il dibattito politico con ogni probabilità si svilupperà in comma comunicazioni, vista l'assenza di commi specifici come quello sulla Sanità, comma richiesto con forza dal nostro gruppo consigliare e respinto col altrettanta forza dal Governo, con un evidente imbarazzo da parte della maggioranza, quella stessa maggioranza che predica sempre il confronto, ma che per ragioni diverse poi nei fatti puntualmente si sottrae.

Si parlerà di Confuorti? , si parlerà del caso Tonnini ? Si parlerà del bilancio di Cassa e di Delta?, difficile ipotizzare il contrario, difficile proprio perché non solo non arrivano risposte, ma in molti casi si esercita proprio la leva dei numeri della maggioranza per alzare il muro dello scontro, un esempio fra tutti non aver ancora deciso in ufficio di presidenza la copertura legale ad Elena.

Molti i richiami fatti in questi giorni per un Consiglio Grande e Generale diverso, toni più bassi e maggior collaborazione. Il richiamo delle loro Eccellenze a cui va tutto il mio rispetto, speriamo, possa essere interpretato in profondità da tutti i membri del Consiglio Grande e Generale e dal Congresso di Stato, oggi però al di là degli auspici e dei buoni propositi non abbiamo elementi tali per dire che andrà così.

Di tutta altra valutazione invece la richiesta fatta dalla, CSU, richiesta fatta dalla piazza prima e dagli incontri con le delegazioni poi, richiesta di unirsi per il Paese per affrontare con metodo ed una visione diversa la complessa situazione, "Uniti per il paese": per l'equità, per il lavoro e lo sviluppo, per sapere tutta la verità sulle banche e sul debito pubblico, richiesta di fermarsi e di mettersi tutti attorno al tavolo per andare in profondità su questi temi.

La richiesta della Centrale Sindacale Unitaria di sospendere il decreto della patrimoniale e scriverlo tutti assieme, non solo era la soluzione giusta per correggere un provvedimento non equo, ma sarebbe stato il 'vero' segnale di una maggioranza che prendeva coscienza di una gestione troppo governativa del Paese, ed esercitava proprio nei confronti del Congresso di Stato il potere che gli spetta ma così non andrà, infatti nessun passo indietro sulla patrimoniale già annunciato ed ancora una volta verrà certificato il solito metodo in cui alle parole non seguono i fatti, pertanto spero vivamente di sbagliarmi, ma difficile pensare che il prossimo Consiglio Grande e Generale possa essere diverso...

Alessandro Mancini
Capogruppo Partito Socialista