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MD sul piano stabilità

4 apr 2018
MD sul piano stabilità
Il Piano di Stabilità Nazionale proposto, parla di innovazione, ma non è innovativo. Propaganda innovazione.

Iniziare una relazione di un Piano di Stabilità Nazionale confondendo cause ed effetti non è di buon presagio. Agire sugli effetti, ignorando le cause, non è il giusto viatico per dare stabilità al paese. Valore peraltro piuttosto utopico e propagandistico, in ragione di meccanismi speculativi degradanti che non si fa nulla per affrontare, e che sono lo specchio che riflette il modello sociale del nostro paese.

Cosa comporti agire sugli effetti, ignorando le cause, lo si è visto nel Settore Bancario in questo ultimo anno e mezzo, in cui le cariche apicali saltavano come grilli a maggio, non palesando un briciolo di continuità necessaria per dare stabilità, effettivamente forse non voluta per continuare a dare spazio a degenerazioni speculative, per mettere le mani sulle poche risorse rimaste. Certo sarebbe stato molto più saggio intervenire sulle cause, con una legge di riforma del settore tesa a correggere i troppi fenomeni distorsivi creati nel Settore Bancario dalla Legge n.130 del 1995 ed evidenziati negli anni dai dissesti e dai procedimenti giudiziari che hanno investito il settore, dilaniato da problemi interni che l’hanno allontanato dal suo importante ruolo sociale ed economico.

Riconoscere i problemi strutturali ed organizzativi del nostro paese è un contributo alla stabilizzazione coscienti che non debba essere un valore statico, ma un valore mobile da confrontare continuamente con le realtà internazionali di società sempre più liquide ad effetto delle costanti innovazioni tecnologiche.

A dispetto del mantra, del cosa accadeva prima e cosa accade dopo, stiamo continuando a ricorrere a modelli strutturali statici, piramidali, i cui vertici apicali, non hanno saputo e non sanno proporre innovazione, ma sono piuttosto boe di riferimento per interessi speculativi e clientelari. Nessun organismo pubblico o di pubblica utilità si muove su un modello dinamico che privilegi l’efficienza agli interessi privati.

Le imprese nel loro rapporto con il Settore Bancario non hanno bisogno di scommesse speculative del settore finanziario, anche se internazionale. Hanno la necessità di avere un supporto concreto che gli permetta di evolvere il loro contesto. Non si fa sviluppo con delle scommesse finanziarie speculative. La dipendenza dalle aziende e da mercati forensi non ci è stata imposta è frutto di errori concettuali. Non abbiamo sviluppato il settore del Commercio con L’Estero. Quante sono le nostre aziende che riescono ad essere competitive a livello internazionale? Quanto è adeguato l’impianto normativo che l’accompagna in questa attività? Anche le piccole aziende artigianali, con maggiore attenzione al Commercio Estero possono diventare rider ed inserirsi in strutture internazionali carrier, rispettando il principio della complementarietà. Perché dobbiamo solo pensare ad attrarre investitori, perché non permettere alle nostre aziende di confrontarsi a livello internazionale, un confronto che permette di dare un contributo notevole in termini di sviluppo a tutto il paese, piuttosto che insistere sulla stagnante posizione concettuale dell’investitore estero.

Si insiste con il vetusto PIL per avere riferimenti economici sul paese. Anche in questo caso inseguiamo l’arretratezza fino allo spossamento. L’ISTAT ha promosso un indicatore multidimensionale il BES (Benessere Equo Sostenibile) adottato dall’Unione Europea, che non misura solo Prodotto Interno Lordo, ma fornisce un quadro più ampio, tratteggiato da indicatori sociali ed economici, che sintetizzando, fornisce una misurazione della qualità della vita nel paese. Una somma espressa, dalla qualità fornita da tutti gli ambiti del vivere civile.

Siamo un’enclave all’interno dell’Emilia Romagna, che fornisce modelli economici e sociali eccellenti a livello internazionale. Nessuno sembra si sia accorto di questo. Nessuno pensa che un investitore possa utilizzare anche come confronto i modelli espressi dalla regione in cui siamo contenuti. Noi rispetto a questa regione soffriamo di un notevole gap a livello di sviluppo, perché siamo fermi al trittico concettuale, finanza, soldi facili e cemento, foriero di mediocrità, corruzione e ignoranza.

Comunicato Stampa
Movimento Democratico San Marino Insime