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Nicolini: Vicenda Cis, "Non accetto ancora di infilare la testa nel ginepraio di ordinanze"

25 gen 2019
Nicolini: Vicenda Cis, "Non accetto ancora di infilare la testa nel ginepraio di ordinanze"
Non sono in confidenza col dott. Daniele Guidi, come non ho mai goduto della vicinanza di ognuna delle dirigenze avvicendatesi nei vent’anni durante i quali sono stato dipendente di Banca CIS.
Non so nulla di quanto addebitatogli, perché non accetto ancora di infilare la testa nel ginepraio di ordinanze gettate al sammarinese come fossero fotografie imbarazzanti di celebrità paparazzate.
Umanamente, mi spiace per quanto accaduto a lui ed alla sua famiglia. Se Daniele Guidi, però, fosse stato al corrente del terremoto giudiziario incombente sulla sua persona, egli avrebbe dovuto prendere per tempo le distanze dall’Istituto.
Se l’avesse fatto, dubito che Banca CIS si sarebbe trovata al centro di un’isteria da prelievo che ha la propria causa scatenante nella recente, drammatica esperienza di Asset Banca.
Il nostro sistema bancario poggia ora su fragili equilibri: la cosa va capita! Il sammarinese non può continuare a comportarsi come l’infante dello Stato: è ora che ognuno di noi entri in un mondo in cui non ci sono solo pretese e capricci, ma necessità di consapevolezza e maturità.
Va opportunamente spiegato alla cittadinanza e, soprattutto, ai correntisti come nessuna banca sia in grado di sopportare l’immediata, anomala richiesta di prelievo di un’alta percentuale della propria raccolta.
La frase ‘I soldi sono miei, ci faccio quel che mi pare!’ è sterile e pleonastica.
La corsa al prelievo, che gli americani chiamano ‘Bank Run’, causò la chiusura di oltre duemila banche statunitensi a cavallo del 1929, divenendo parte di una crisi che si sarebbe protratta fino a metà degli anni ’30, rintuzzata e risolta dalla grande personalità di Franklin Delano Roosevelt il quale, con carisma, calma e chiarezza impose il ritorno al risparmio che aprì la breccia al Nuovo Corso.
Noi, però, non siamo gli Stati Uniti. Uscire da una tale crisi, per San Marino, sarebbe impensabile.
Non lancerò accuse ad altre banche sammarinesi che, con poca lungimiranza, paiono voler cavalcare questa crisi per nutrirsi del cavallo azzoppato. Dico solo che se non siamo la stessa banca, siamo però tutti sulla stessa barca, mi si perdoni il gioco di parole.
Il blocco dei pagamenti di Banca CIS si è reso necessario e non si potrà prescindere da esso finché non verrà restaurata la serenità nel correntista.
Una tranquillità che non può essere raggiunta in un susseguirsi concentrico di conferenze stampa, articoli di giornale, accuse reciproche e comunicati al veleno.
Banca CIS, da sempre, mette sul piatto la professionalità dei propri dipendenti; ritirare soldi che stanno generando interessi dai propri depositi, senza necessitarli ed a causa di una notizia che nulla c’entra con l’operatività e la solidità dell’Istituto, non danneggia solo la Banca, bensì guasta il tessuto economico del circondario, che conta su prestiti e finanziamenti ricevuti da Banca CIS.
Ogni correntista concede fiducia ad un Istituto Bancario nel momento del versamento del proprio denaro; ad oggi, non vi è motivo perché questa debba essere interrotta.
Il governo sammarinese ha l’occasione di trovare una sorta di rivalsa sulla disastrosa gestione del caso Asset, sovrintendendo con assennatezza a questa crisi; Banca Centrale sembra davvero essere sulla strada giusta per rompere il filo con un passato di inettitudine, vassallaggio e inutilità.
Banca CIS può uscirne più forte di prima, se saprà far leva sui propri dipendenti, vera forza dell’Istituto, in un periodo burrascoso che, una volta calmatosi il fortunale, sarà propedeutico al cambio di proprietà ormai imprescindibile.

Marco Nicolini – Consigliere Indipendente Movimento Rete