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Orietta Ceccoli: Come dare gli aiuti ai settori economici

24 mag 2020
Orietta Ceccoli: Come dare gli aiuti ai settori economici

Tre presidenti delle associazioni di categoria sono stati intervistati nella trasmissione Close UP del 23 maggio: Neni Rossini (Anis), Luigi Sartini (Usot) e Marina Urbinati (Usc). Ognuno ha presentato la situazione del proprio settore nella fase dell’emergenza sanitaria ed economica. La valutazione Anis è stata realista e pragmatica, come era già emerso dai loro precedenti comunicati stampa, Sartini ha delineato uno scenario disperato e obiettivo, la Urbinati ha espresso molta preoccupazione per il commercio, che al suo interno presenta situazioni diversificate, settori merceologici in difficoltà ed altri in grande crisi.
Mi ha colpito il fatto che tutti hanno dato, con molta pacatezza, una valutazione insufficiente sugli interventi finora decisi dal governo, ratificati dal Parlamento, attraverso l’utilizzo delle risorse finanziarie interne, riconoscendo che le esigenze dei loro settori, immediate e in prospettiva, sono superiori alle disponibilità e agli interventi finora messi in campo dall’Esecutivo Ho percepito, nei tre interlocutori, aspettative unitarie: tutti guardano con fiducia all’assestamento di bilancio, in cui è prevista la creazione di un debito pubblico aggiuntivo di 500 milioni attraverso i finanziamenti esterni. Dai loro interventi sono emerse le seguenti aspettative e precisamente: 1. usufruire di ulteriori sussidi anche a fondo perduto, 2. la richiesta di interventi analitici e mirati con l’esclusione dell’erogazioni a pioggia, 3. l’esigenza di fare sistema.
Ho anche seguito il dibattito parlamentare sull’art. 18 del decreto legge n. 63/2020, ratificato, in cui si crea un fondo straordinario a sostegno del rilancio dell’economia e si elencano 4 modalità di interventi, sia a favore delle imprese e delle famiglie, che verso gli investimenti infrastrutturali pubblici e privati e gli ammortizzatori sociali. Colpita dall’indicazione della presidente Anis, la quale, consapevole della scarsità delle risorse finanziarie, ha posto l’attenzione sul “come” si destinerà la liquidità raccolta. Su questo aspetto mi permetto, con grande moderazione, di esprimere alcune considerazioni e proposte.
1.Attribuire alle associazioni di categoria di ogni settore economico un ruolo attivo nella fase di gestione degli aiuti. Questo perché conoscono i loro settori e gli operatori. Sono già stati attori al tavolo delle trattative e di concertazione con il governo.
2. Richiedere un loro ruolo attivo nella richiesta ai loro associati di destinare una quota dei loro risparmi nell’acquisto di obbligazioni del debito pubblico interno, in quanto le situazioni economico- finanziarie di ogni comparto, sono certamente diversificate. Ci sono soggetti, con molta probabilità, che hanno disponibilità eccedenti il fabbisogno gestionale, e soggetti in situazioni invece deficitarie. Questo plafond finanziario, rimpinguato dal contributo pubblico, secondo le criticità del comparto economico, può rappresentare la fonte per la redistribuzione agli operatori del settore, con criteri analitici e mirati, in relazione ai livelli di criticità della loro attività ed anche, se quantificabile, al merito professionale.
3. Ogni organo di direzione avrà il dovere di una relazione analitica del suo operato.
4. Predisporre il monitoraggio per ogni comparto produttivo e le valutazioni complessive degli aiuti erogati

Quali possono essere i vantaggi di questa soluzione.
La gestione degli aiuti, sulla base del coinvolgimento e della responsabilità di comparto, previo l’uso del risparmio degli associati verso i consumi e gli investimenti al settore, secondo il modello keynesiano, dovrebbe incidere sulla crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL), cioè la ricchezza nazionale. E’ questa crescita che produrrà linfa per dare liquidità al sistema bancario, mentre il tema della sostenibilità del debito per il paese resta sempre attuale.
La gestione articolata per comparti accelera i tempi degli interventi, perché si agirebbe in contemporaneità e non in sequenza. La tempestività temporale, che è da tutti richiesta, è necessaria in questo periodo di emergenza.
La gestione mirata, secondo i livelli di criticità del comparto ed anche il merito professionale dei soggetti, permetterebbe quella analiticità e quel controllo del sistema, assolutamente necessari. Da considerare che la remunerazione del risparmio, ai tassi d’interesse per il debito interno, certamente inferiori a quelli del debito estero, diventa un costo più basso e nel contempo divengono risorse finanziarie in mano ai residenti, che incrementeranno lo stock di ricchezza monetaria del territorio.
La trasparenza e la pubblicità dei dati diventano capisaldi del processo di credibilità e di modernizzazione del sistema paese.
Non pretendo che le posizioni siano condivise, ma che almeno ci sia una riflessione sull’esigenza di fare sistema in tempi di coronavirus.


Comunicato stampa
Orietta Ceccoli