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Orietta Ceccoli e Fausta Morganti: Aspettative sulla buona gestione del Tribunale

11 ott 2020
Orietta Ceccoli e Fausta Morganti: Aspettative sulla buona gestione del Tribunale

Un fatto recente ha trovato la condivisione molto ampia nello scenario pubblico e precisamente la nomina del Dirigente del tribunale nella persona del presidente Giovanni Canzio. L’apprezzamento ampio sull’altissimo profilo del titolare è certamente una buona decisione. La consapevolezza che le referenze siano buone, anzi ottime, rifonde una certa speranza. E’ all’interno di questo percorso di speranza che una parte dei cittadini, quei cittadini che pagano le tasse, amano la Repubblica e adempiono, come virtù civili, i doveri costituzionali di appartenenza ad una comunità statuale, vogliono esprimere le loro aspettative rispetto alla gestione del tribunale in relazione a 3 criticità. Attendono il realizzarsi di azioni e il conseguimento di risultati in merito ai seguenti punti:
1. Nell’applicazione della giustizia sia concretamente seguito il principio dell’imparzialità del giudice. Ne consegue, come punto di vista, che le correnti o le aggregazioni precostituite in seno agli organi giurisdizionali dovrebbero essere annullate. I fatti conosciuti, tramite i dibattiti parlamentari, le pubblicazioni sui media e degli stessi verbali, ci hanno fatto capire il livello di disordine presente all’interno degli organi giurisdizionali. Solo riportando l’operatività all’interno dei dettati costituzionali, a nostro parere, può essere affermata con concretamente la separazione tra i poteri dello Stato: giudiziario, parlamentare, esecutivo. E’ sempre nostro convincimento che i dettati costituzionali non devono essere solo enunciati, ma applicati concretamente.
2. Le attese sono rivolte all’aumento della produttività del lavoro del tribunale stesso e nello specifico c’è la richiesta che i processi siano celebrati, nei tempi ragionevoli e con sentenze eque, cioè sia data giustizia. Dialogando con amici e conoscenti ho sentito il loro disorientamento e il dolore per la costatazione della lesione da loro subita di un diritto fondamentale, quello del diritto alla giustizia. Disorientamento per la mancata garanzia del giudice naturale, dolore per l’inefficienza constatata sui tempi e sui risultati attesi dei processi da iniziare o in corso. La tradizione giuridica sammarinese, che nel corso della storia ha permesso la salvaguardia della sua integrità statuale e il rispetto da parte degli altri Stati all’interno degli scenari geopolitici, dovrà riprendere il suo ruolo e superare questo periodo di decadenza giuridica. Queste sono le attese.
3. La terza criticità da fronteggiare, far giungere a sentenza, nei diversi gradi di giudizio ai 3 grandi processi dei nostri giorni: il processo Mazzini, l’Affare Titoli e il Processo Tavolucci. Noi cittadini vogliamo poter dire con orgoglio: a San Marino tutti sono uguali di fronte alla legge. Non ci sono cittadini di serie A e quelli di serie B. In base alle funzioni esercitate, chi sbaglia, deve assumersi le proprie responsabilità. Oggi non lo possiamo ancora dire.

Riponiamo speranza e fiducia che sul piano gestionale si segua la giusta strada. Anche se c’è consapevolezza che il percorso non sia facile. Nel contempo c’è la speranza che sul piano politico cessi l’esercizio della narrazione di fatti e dei comportamenti, e si inizi la fase dell’elaborazione politica in tema di giustizia. Individuate le criticità, i problemi le esigenze ne dovrebbe conseguire la definizioni di soluzioni, da mettere a confronto per giungere alle sintesi che siano le migliori.

Studi recenti ci hanno confermato l’ipotesi che esistono modelli di buona politica e nel contempo è necessaria una adeguata strategia per elaborare questi buoni modelli. Contano le volontà. Nelle volontà entra anche dare un ruolo alle opposizioni nel costruire, con il processo dialettico, questi modelli. Non abbiamo bisogno di figure narcisistiche, che hanno bisogno di primeggiare, nel senso” siamo bravi solo noi, dovete darci il vostro consenso;” non è in questo modo che si esercitano le leadership politiche, non è in questo modo che si è classe dirigente di uno Stato, sia grande che piccolo. Il popolo riesce ancora a fare le giuste distinzioni.

Comunicato stampa
Fausta Morganti
Orietta Ceccoli