Orietta Ceccoli: La visione politica di Clara Boscaglia

Orietta Ceccoli: La visione politica di Clara Boscaglia.

Ho conosciuto direttamente Clara Boscaglia negli anni del suo ritorno a scuola, a seguito del cambio di governo dell’epoca In diversi pomeriggi, a casa sua, abbiamo elaborato insieme i contenuti della normativa per gli incarichi e le supplenze per la scuola sammarinese. Conoscevo la Clara, di persona, ho conosciuto la sua mamma, ma non avevo mai approfondito il suo pensiero politico. Dopo quell’esperienza, i nostri contatti sono stati di carattere puramente amichevoli.
Un mio caro e anziano amico, con il quale scambiamo vecchi giornali e libri su San Marino, per un comune interesse sul materiale documentale riferito alla Repubblica, mi ha recentemente portato la pubblicazione del 1994, a cura della Segreteria di Stato per gli Affari Esteri, dal titolo: Clara Boscaglia, “quella mia insana pazzia che è l’amore per questo paese.” Mi ha detto: “Leggi questo testo, troverai molti messaggi riferiti ai giovani: troverai le indicazioni per una buona azione politica e la fiducia verso le nuove generazioni.”
Ho letto con grande interesse il testo e con mia grande sorpresa ho trovato riprodotte alcune parti del pensiero politico della Boscaglia che hanno tuttora valore di grande attualità. La lettura di quei paragrafi ha suscitato in me fremiti di profonda emozione, che ho pensato che dovessero essere condivisi con un pubblico più vasto e precisamente i lettori dei giornali locali e dei siti on line e non solo.
Si legge nel testo: Clara Boscaglia sa bene perché la vita interna del suo paese sia spesso confusa e all’insegna del conflitto. Queste sono le sue parole:”Perché per me l’errore più grave è credere che il rapporto fra governante e governato, fra elettore ed eletto, dovesse e debba basarsi sulla mera concessione del do ut des ed è errore tanto più evidente in una società che ha raggiunto elevati livelli di diffuso benessere. Perché è un errore? Perché questo scambio politico getta e mantiene le basi dello Stato assistenziale e clientelare; perché se è vero che può nell’immediato creare anche consenso politico, porta a credere di poter far a meno dei valori essenziali, dei quali per un cristiano si sostanzia la politica; perché sono troppi in uno scambio siffatto coloro che ci rimettono essendo del di più dato all’uno inevitabilmente defraudando l’altro, che è pure cittadino a pieno titolo come il primo….”
Sono riportate anche le sue parole sulla cronaca politica: “ I partiti politici tendono a rinchiudersi in se stessi, preoccupati di conservare il peso che hanno, tesi a cogliere della società che muta anche contraddittoriamente e tumultuosamente quel tanto che basta per mantenere il proprio consenso, spesso timorosi di sfidare i pregiudizi correnti e di suscitare in qualsiasi modo la reazione dell’uomo comune, quale le statistiche ce lo presentano (tot auto, tot consumi, tot viaggi…). Partiti disponibili a “privilegiare il potere sull’ideale” a cambiare programmi e principi ogni volta che per sostenerli è necessario affrontare una lotta o rischiare qualcosa. E’ questo il trasformismo, di cui a San Marino abbiamo autorevoli maestri”
Leggiamo nel testo che Clara Boscaglia ha ben presenti i vizi del trasformismo, i nomi e cognomi dei trasformisti del suo tempo. Ha ben presenti i difetti storici della vita politica del Titano e riporta di conseguenza le sue parole: “Ciò che balza immediatamente evidente all’occhio di un osservatore, anche scarsamente politicizzato, che viva all’interno dei nostri confini, è la dicotomia fra le dichiarazioni e i fatti, è il divario fra le parole e i comportamenti concreti. Se questo non è un male solo sammarinese ….. a San Marino il fenomeno diviene rilevante perché ha più chiare finalizzazioni e strumentalizzazioni politiche ed ha finito per stravolgere le regole del gioco, e per di più nel silenzio generale, determinato dalla opinione diffusa di lasciar fare perché tanto a San Marino certe cose gravi o gravissime non possono accadere: silenzio sorretto dalla convinzione - talvolta di comodo- che tutto finirà con l’accomodarsi per una specie di miracolo, sacro o profano che sia, perché nessuno è tanto sprovveduto da lasciarsi intimidire. Soltanto se qualcuno è costretto in prima persona a farne l’esperienza e le spese, allora può anche avvenire che la tolleranza si trasformi di colpo e che la reazione diventa pesante. Ma se ciò avviene - e non è detto che non se ne abbia il coraggio- la reazione, essendo isolata o nel contesto o nel tempo, serve a ben poso per il singolo e per la Comunità. Se poi il singolo ha qualche peso o la protesta diviene più ampia, il potere scende a patti e non so se in tal caso ciò che può diventare utile per il singolo sia altrettanto proficuo per la comunità, sul piano concreto e del costume.”
Di grande interesse è la visione della politica e dello Stato, che si legge nelle parole della Boscaglia: Esiste una via da seguire ed è quella impellente di ridurre le spese superflue dello Stato, di ridurre le aree di spreco, di rendere la P.A., non il rifugio dei clientes senza né arte né parte, come direbbe un vecchio detto sammarinese, ma di preparare responsabili funzionari dello Stato in grado non di assistere o subire, ma di partecipare in senso costruttivo alla trasformazione del Paese. E’ la via di dimenticare il clientelismo, il paternalismo e il pressapochismo: di dimenticare il rastrello e di usare l’imposizione diretta con oculatezza, con equilibrio, con equità, per il progresso e non per il salasso; di non usare spauracchi, avventurismi e pesanti burocratizzazioni; è la via di studiare sul serio e di predisporre sul serio quel raccordo fra la scuola e le ormai inevitabili specializzazioni con la realtà economica e sociale e con gli investimenti da proporre, da garantire e da remunerare adeguatamente per sostenere la trasformazione ed un nuovo ruolo di San Marino: un nuovo ruolo che esige una preparazione intellettuale ed una più aperta cultura. Non è l’uomo per il lavoro e l’attività professionale, sono il lavoro e l’attività professionale per l’uomo!
Lo Stato in sostanza deve esercitare il ruolo dello Stato, un ruolo che può e deve rigettare l’assistenzialismo, ma non può e non deve smantellare lo Stato Sociale e tutti i servizi sociali indiscriminatamente, specie quelli a tutela dei più deboli: come non può e non deve smantellare la conquista e le salvaguardie raggiunte dai lavoratori: servizi e conquiste che semmai vanno qualificati, razionalizzati, resi meno spreconi, più snelli ed efficienti gli uni, più aggiornate le altre alle nuove condizioni; un ruolo che non può dimenticare l’uguaglianza delle possibilità per ogni uomo ed ogni donna di questo paese, come non può e non deve dimenticare la diversità irripetibile di ogni essere umano, predisponendo le condizioni per la sua realizzazione in quanto persona .
E’ utopia tutto questo? Se lo è, ricordiamoci che è compito della politica e dei politici trasformare l’utopia in disegno politico con gli strumenti della fantasia e della ragione e trasformare il disegno politico in realtà con scelte ispirate ad uguaglianza, giustizia, responsabilità, solidarietà. In questo disegno non c’è spazio per la menzogna, per il disimpegno, per il trasformismo, per la droga, per le meschine maldicenze, per i piccoli cabotaggi del quotidiano, per la pseudo-cultura: ci sono - e ci devono essere e devono essere predisposti- spazio e possibilità di realizzare per tutti: operai, lavoratori, imprenditori, studenti, sindacalisti, politici e tutta la gente di questo Paese, avendo presente non la felicità, ma una vita più vivibile ed umana, non tanto i limiti innati a ciascun uomo, quanto i doni che Dio gli ha dato.
E’ utopia tutto questo? Può darsi, ma per gli ideali dell’utopia val la pena di battersi e di soffrire; per i piccoli giochetti, per i presunti salvataggi, per i tamponamenti spiccioli, per le false promesse, per i facili clientelismi, per gli illusionismi da saltimbanco, per i prevedibili contorsionismi, per le conquiste parolaie, per complici silenzi, per le prezzolate acquiescenze, per i conformismi pagati, per le strombazzate abilità, per le ambizioni da quattro soldi, per la superficialità improvvisata, per i carismi da strapazzo, per le incomprensioni di comodo, per le meschine furbizie, per le sottili perfidie, per le stupide rivalse, l’anima e l’identità di questo Paese possono anche morire di asfissia, perché la libertà tramonta.”
Queste nobili parole non hanno esigenza di alcun commento. Ogni lettore potrà effettuare le proprie riflessioni personali.


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Comunicato stampa
Orietta Ceccoli

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