Osla. È ora di tornare a lavorare

OSLA rilancia il grido dei propri associati: occorre riaprire in sicurezza e garantire liquidità, anche a fondo perduto, alle imprese

Osla. È ora di tornare a lavorare.

In questa giornata che ricorda il valore del lavoro e a due mesi dalle prime norme restrittive, è diventato evidente che la chiusura forzata di lavoratori e imprese non sia più sostenibile. È impossibile attendere la scomparsa di questo virus, dunque dobbiamo imparare a conviverci, non c’è altra strada. A maggior ragione oggi, che la tenuta del sistema sanitario non è più a rischio. Per questo OSLA si fa portavoce dei propri associati e chiede al Governo di non indugiare oltre: occorre stabilire dei rigidi protocolli di sicurezza affinché le nostre aziende possano tornare ad operare e generare reddito per i titolari, i dipendenti e lo Stato. Non c’è più tempo. L’economia deve ripartire il prima possibile se vogliamo continuare a sostenere il sistema sanitario e gli ammortizzatori sociali. Ma anche se riaperte le aziende hanno bisogno di risorse fresche per allinearsi ai nuovi standard, sopperire allo shock di questi mesi, fare gli investimenti necessari per continuare a restare sul mercato. E non è possibile che a distanza di 10 giorni dall’emanazione del Decreto Legge n. 63 non sia ancora possibile accedere ai prestiti garantiti dallo Stato. Le misure contenute nei decreti devono essere immediatamente disponibili, non è accettabile questo rimpallo di responsabilità tra il sistema bancario e le Istituzioni. Ogni giorno che passa per tante aziende il rischio di non riuscire a riaprire aumenta! Per questo è indispensabile trovare liquidità da dare alle aziende e, in taluni settori – quelli più colpiti –, è necessario pensare a iniziative a fondo perduto e non attraverso indebitamento, al fine di permettere la continuità aziendale e la sopravvivenza delle attività economiche. Lo Stato ha estrema necessità di finanziamenti a lungo termine altrimenti non ce la possiamo fare.

OSLA

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