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Piazzale Lo Stradone: prima l’asfalto, poi il rifacimento definitivo? Così il provvisorio rischia di costare due volte

5 mag 2026
Piazzale Lo Stradone: prima l’asfalto, poi il rifacimento definitivo? Così il provvisorio rischia di costare due volte

I lavori avviati in Piazzale Lo Stradone impongono una riflessione seria sul metodo con cui si interviene in uno degli ambiti più delicati e rappresentativi del centro storico di San Marino. Nessuno mette in discussione la necessità di garantire condizioni di sicurezza, decoro e piena fruibilità di un’area che, negli anni, ha manifestato evidenti criticità manutentive. È però proprio il valore urbano, storico e funzionale di questo luogo a richiedere una visione più ampia, capace di distinguere l’urgenza dell’intervento dalla qualità della soluzione definitiva. Dalle comunicazioni pubbliche disponibili emerge che l’intervento in corso ha natura temporanea ed è funzionale alla messa in sicurezza dell’area, in attesa di un successivo rifacimento definitivo. Proprio per questo, la questione centrale non riguarda la necessità di operare, ma la sequenza tecnica dell’intervento. Se oggi si realizza una pavimentazione provvisoria in asfalto e domani si dovrà procedere con un assetto definitivo diverso, è legittimo chiedersi se questa impostazione sia la più coerente sotto il profilo tecnico, economico e urbanistico. Una pavimentazione urbana, soprattutto in un contesto storico, non può essere valutata soltanto attraverso lo strato superficiale visibile. Essa è il risultato di un sistema composto da sottofondo, fondazione, eventuale massicciata, strato di allettamento, pendenze, drenaggi, giunti, materiali di finitura e destinazione d’uso dell’area. Se la scelta futura dovesse orientarsi verso una pavimentazione in pietra, in cubetti, in lastricato o in pavé, l’intero pacchetto tecnico dovrà essere progettato in modo coerente con quel risultato finale, tenendo conto dei carichi, del traffico ammesso, della durabilità e della manutenzione nel tempo. Il pavé, in particolare, può costituire una soluzione coerente con l’identità del centro storico, ma solo se sostenuta da una corretta progettazione del fondo, da materiali adeguati, da modalità di posa compatibili e da una chiara disciplina della viabilità. Se il transito dei mezzi pesanti continuerà a interessare l’area, anche una pavimentazione correttamente eseguita potrebbe essere esposta a sollecitazioni non coerenti con la sua funzione urbana. Se, al contrario, Piazzale Lo Stradone verrà ricondotto a una funzione più compatibile con il centro storico, allora anche la scelta dei materiali potrà essere più qualificata, stabile e rispettosa del luogo. A mio personale avviso, inoltre, una pavimentazione in asfalto, seppur temporanea, in un’area adiacente alle mura del centro storico e in prossimità di uno degli accessi più significativi al cuore del Paese, non rappresenta la soluzione più qualificante sotto il profilo urbano, percettivo e paesaggistico. Non si tratta di una valutazione puramente estetica, ma di coerenza complessiva tra funzione, materiali e contesto. In un ambito così sensibile, sarebbe stato preferibile arrivare all’avvio dei lavori con il progetto definitivo già compiutamente definito, così da costruire da subito un intervento coerente con l’assetto finale dell’area. Per questa ragione sarebbe opportuno che l’intervento provvisorio non assorbisse lavorazioni e risorse che potrebbero risultare non pienamente coerenti con il futuro assetto definitivo. La priorità è certamente mettere in sicurezza l’area, ma contestualmente appare necessario chiarire il quadro complessivo, quale pavimentazione finale, quale sottofondo, quale disciplina del traffico, quale tutela per i materiali rimossi, quali tempi e quali criteri tecnici per il successivo intervento definitivo. Un ulteriore aspetto riguarda la pietra esistente. Il materiale che sarà rimosso, laddove recuperabile, non dovrebbe essere trattato come semplice materiale da “buttare”, ma, piuttosto, selezionato, conservato, accatastato e valutato per un possibile riutilizzo. La sicurezza va garantita, ma dovrebbe inserirsi dentro una cornice progettuale chiara e riconoscibile. Piazzale Lo Stradone merita un intervento organico, programmato, tecnicamente coerente e compatibile con il valore dell’area. Prima si definisce l’assetto finale. Poi si costruisce il pacchetto tecnico idoneo a sostenerlo. Diversamente, il rischio è che il provvisorio si trasformi in una spesa intermedia, destinata a essere superata da nuovi lavori, nuovi costi e nuovi disagi, in un luogo così centrale per l’immagine del Paese.

C.s. Maurizio Tamagnini – Fondatore Comunità e Territorio San Marino





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