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Prof. Matteo Fagioli: "In risposta al Segretario di Stato Marco Podeschi e al Consigliere Pier Luigi Zanotti"

25 set 2018
Prof. Matteo Fagioli: "In risposta al Segretario di Stato Marco Podeschi e al Consigliere Pier Luigi Zanotti"
Sono un insegnante di Scuola Media e non sono abituato a scrivere sui giornali. Ultimamente però sono apparsi numerosi articoli relativi al decreto scuola che contengono informazioni inesatte, quando non provocatorie nei confronti degli insegnanti, quindi come cittadino di un paese che spero sia ancora democratico non posso tacere.
Innanzitutto non ci sto a farmi zittire da un Consigliere, per quanto il suo incarico politico sia importante, che afferma che gli insegnanti non hanno il rispetto delle istituzioni. Mi è sempre stato insegnato, dai miei genitori e dalla maestra elementare, che il rispetto degli altri non è scontato ma va guadagnato. Come insegnante mi scontro con questa realtà tutti i giorni, ogni volta che interagisco con i ragazzi e con i loro genitori; chi non fa l'insegnante fatica molto a capire quanta pazienza e disponibilità occorrono quotidianamente per farsi rispettare. Anche i rappresentanti politici dovrebbero ben sapere che il rispetto delle istituzioni non è automatico: sforzarsi di fare leggi migliori e soprattutto condivise con gli operatori del settore interessato aiuta molto a guadagnarsi il rispetto dei cittadini.
Per quanto riguarda invece l'articolo in cui il Segretario di Stato Marco Podeschi risponde a Giuliano Tamagnini è opportuno precisare che gli insegnanti non sono stati strumentalizzati dal Sindacato, come fra le righe parrebbe di leggere. Una adesione ad uno sciopero così sentita e massiccia come si è verificato il 18 settembre u.s. difficilmente può essere il risultato di un plagio di massa. Evidentemente il decreto n°83 del 10 luglio 2018 ha vari aspetti che sono stati ritenuti critici da tutti gli operatori del settore scuola: a mio giudizio il più evidente è che si punta a far passare come un miglioramento della qualità della scuola ciò che in realtà è solo una serie di misure di taglio.
Essendo un insegnante di Scuola Media mi limiterò a parlare della parte del decreto che riguarda il mio ordine di scuola, pur avendo comprensione e solidarietà per i colleghi delle Elementari, dell'Infanzia e di Educazione Fisica.
Devo dare atto al Segretario Podeschi che probabilmente laddove nel decreto dice “dando priorità ad attività didattiche di potenziamento e arricchimento dell’offerta formativa programmate dal Collegio dei Docenti” ha veramente intenzione di cercare di migliorare la qualità della scuola. Purtroppo per fare leggi giuste e sagge le buone intenzioni non bastano: occorre acquisire molte informazioni sul funzionamento del settore in cui si vuole intervenire e sulle criticità presenti. L'unico modo veramente efficace di acquisire tali informazioni è confrontarsi con gli operatori del settore.
Il grosso problema presente nel decreto n°83/2018, che sia il Segretario di Stato sia i Dirigenti Scolastici sembrano ignorare, è che le attività di recupero e potenziamento, così come proposte nel decreto, sono difficilmente organizzabili.
Se ad esempio si pensa di recuperare le ore con attività elettive pomeridiane come si fa a organizzare l'orario di 170 attività elettive della durata media di 30-35 ore? (ma ci sono anche insegnanti che devono recuperare più ore) Le famiglie sono disponibili a far rimanere i propri figli a scuola fino alle ore 15? Mi pare che lo scorso anno scolastico quando si è proposto di eliminare il sabato dall'orario scolastico le famiglie non fossero per niente d'accordo a prolungare l'orario fino alle 14 o fare dei rientri pomeridiani. Adesso far rimanere i ragazzi fino alle 15 in attività elettive va bene? Le stesse famiglie hanno la possibilità di venire a prendere i figli alle 15 perché il trasporto scolastico non c'è? Con l'OMS che ha lanciato l'allarme perché è troppo alta la percentuale delle persone obese è opportuno che i ragazzi mangino un panino tutti i giorni? A seguito di queste considerazioni sono molto dubbioso sulla verità di quanto affermato dal Segretario al Collegio Docenti della Scuola Media del 13 settembre u.s., cioè che il decreto sia nato da una esigenza delle famiglie.
Un'altra ipotesi per recuperare le ore che è circolata è il fatto di elaborare progetti in collaborazione con un altro insegnante da realizzare in compresenza. Purtroppo anche questa ipotesi non permette di incrementare la qualità dell'offerta formativa. Se vado a fare un progetto nelle ore di un mio collega io sottraggo inevitabilmente tempo prezioso alla sua didattica. Ultimamente si parla tanto di curricoli scolastici per competenze, ma è bene ricordare che le competenze non si possono costruire se non ci sono le conoscenze su cui le competenze si basano. Per intenderci un alunnno non potrà mai essere in grado di risolvere un problema matematico (la competenza) se non sa fare le 4 operazioni e non sa quando utilizzarle (le conoscenze di base). Ora le conoscenze di base si acquisiscono nelle ore di didattica tradizionale. Se veramente quindi vogliamo che nella scuola del futuro i ragazzi acquisiscano competenze non è opportuno togliere tempo alla didattica tradizionale con progetti in compresenza. L'idea della compresenza poi potrebbe anche portare ad un taglio degli insegnanti di sostegno. Molti neolaureati hanno investito soldi e tempo in corsi di formazione per poter svolgere la delicata e fondamentale attività di sostegno: quando intendiamo farli lavorare? Spero che la risposta non sia “mai” perché non sarebbe degna di un paese civile. Se in un settore lavorativo non ci sono sbocchi sarebbe bene avvertire i giovani che desiderano entrarci prima e non dopo che hanno speso soldi ed energie.
A mio parere sarebbe molto più sensato riconoscere come orario di servizio delle ore (1 o 2 alla settimana) che ogni insegnante mette a disposizione della scuola. In tali ore si possono ricevere i genitori, oppure quando ce n'è bisogno fare delle sostituzioni. L'ora di ricevimento dei genitori non andrebbe esclusa dall'orario di servizio perché è un'ora per i ragazzi ed è quindi ancora più importante di un'ora con i ragazzi. La scuola non può andare avanti senza la collaborazione e la relazione con le famiglie. Se anche i genitori non dovessero utilizzare l'ora di ricevimento, il buon insegnante non sta con le mani in mano: sa bene che c'è sempre bisogno di programmare al meglio le lezioni, acquisire informazioni da libri diversi dal libro di testo adottato, fare fotocopie, correggere i lavori dei ragazzi. E anche in questo modo diventa un'ora spesa per i ragazzi.

Comunicato stampa
Prof. Matteo Fagioli