Lo diciamo con sincerità: il Rallylegend è uno degli eventi che negli anni ha saputo dare grande visibilità a San Marino. È riuscito a portare qui migliaia di appassionati, a valorizzare la nostra terra nel panorama dei motori, a creare entusiasmo e movimento. Un appuntamento che si è conquistato il suo spazio e che rappresenta, a modo suo, un pezzo della nostra identità collettiva. Ma proprio perché è un evento di valore, va gestito con equilibrio, responsabilità e rispetto. In questo quadro, consideriamo importante l’intervento del Segretario di Stato per lo Sport, Rossano Fabbri, che ha voluto richiamare con fermezza l’attenzione sul tema della sicurezza e del rispetto delle regole. Le sue parole segnano un punto di consapevolezza istituzionale che non possiamo che condividere. Ogni manifestazione, per quanto bella e sentita, deve restare sostenibile - per il territorio, per chi ci vive, per chi lavora e studia, per chi ogni giorno tiene in piedi la vita quotidiana del Paese. Negli ultimi anni, l’evento è cresciuto oltre ogni previsione. Si parla di oltre 200 equipaggi iscritti, e di più di 80.000 spettatori lungo le strade. È una cifra enorme, se pensiamo che San Marino può contare su un migliaio di posti letto e su infrastrutture pensate per una popolazione stabile, non per un afflusso di queste dimensioni. Nei giorni del Rallylegend, tutto cambia: la circolazione, i ritmi, i suoni, persino l’aria che si respira. Le forze dell’ordine e i soccorsi sono messi sotto pressione, gli spazi pubblici si riempiono fino all’eccesso, e la nostra organizzazione statale deve affrontare uno sforzo che va oltre la sua portata. Non è difficile capire che, in mezzo a questo, la vita dei cittadini si complica. Ci sono famiglie che faticano a portare i figli a scuola, lavoratori che devono reinventarsi percorsi alternativi, anziani che preferiscono restare in casa per non rischiare di trovarsi in mezzo al caos. C’è chi parla di un vero senso di asserragliamento, come se il proprio Paese, per qualche giorno, non appartenesse più a chi lo abita. E poi ci sono gli effetti collaterali: i campeggi improvvisati, i bisogni fisiologici compiuti all’aria aperta, la sporcizia, i danni alle strutture pubbliche e private, gli animali domestici spaventati dai rumori. Non sono mancati neppure episodi gravi: petardi lanciati tra la folla, con feriti, e anche un incendio che ha reso evidente quanto fragile possa diventare la gestione della sicurezza quando la scala dell’evento supera il controllo. Infine, ci sono i costi economici. Perché è vero che, da una parte, il Rallylegend porta ricchezza: muove consumi, riempie camere e ristoranti, fa lavorare negozi, bar, distributori. Ma dall’altra parte è altrettanto vero che ci costa in termini di ore di lavoro straordinario per la macchina pubblica; ci costa per le pulizie, per i rifiuti da smaltire, per le strade e i marciapiedi da risistemare, per le strisce pedonali e la segnaletica da rifare, per le aree verdi da ripristinare; ci costa anche in termini di usura del territorio. È un conto che non compare nel bilancio dell’evento, ma che pesa su quello dello Stato. Ma il punto non è dire “basta Rallylegend”. Non sarebbe giusto. Il punto è dire che va ripensato. Va costruito un equilibrio nuovo tra spettacolo e rispetto, tra ospitalità e tutela, tra visibilità e sostenibilità. Serve una cornice più solida, una regia più attenta, un messaggio chiaro: San Marino è un Paese ospitale, sì, ma anche serio. Capace di accogliere, ma anche di far rispettare le regole. Eventi di questa portata richiedono una programmazione diversa, con limiti chiari e una capacità organizzativa che tenga conto della nostra reale dimensione. Non possiamo accogliere decine di migliaia di spettatori senza chiederci quanti ne possiamo davvero gestire, quanti posti letto abbiamo, quante strade possiamo chiudere, quante risorse possiamo mobilitare. Serve poi una maggiore responsabilità economica da parte di chi organizza, perché la collettività non può farsi carico, ad ogni edizione, di costi che restano fuori dal bilancio dell’evento. E serve anche trasparenza, un bilancio pubblico che ogni anno renda conto non solo dei successi e della partecipazione, ma anche dei costi, degli impatti, delle criticità affrontate. Non si tratta di essere contrari o favorevoli, ma di avere buon senso. Di saper dire che, se vogliamo continuare a ospitare grandi eventi, dobbiamo farlo in modo sostenibile. Perché solo così potranno continuare a essere motivo di orgoglio per tutti - e non di esasperazione.
C.s. - Partito dei Socialisti e dei Democratici