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Repubblica futura: "Le risorse della democrazia" di Carlo Franciosi(parte prima)

24 feb 2019
Repubblica futura: "Le risorse della democrazia" di Carlo Franciosi(parte prima)
Ho già raccontato che il 28 Luglio 1943 ero abbastanza casualmente sul Pianello in mezzo a una folla entusiasta che celebrava la caduta del regime fascista. Avevo otto anni, ero quindi del tutto digiuno di politica, di storia, di valutazioni ideali, di senso critico; ma quella esperienza mi segnò molto, tanto che ho ricordi nettissimi della giornata, dei personaggi, del clima creato dalla grande partecipazione popolare.
Da allora ho approfondito gli aspetti della straordinaria esperienza e ho vissuto con interesse, direi con passione, tutte le vicende che si sono succedute nel lungo periodo di 75 anni, rileggendole nel tempo con maggiore maturità psicologica e civica.
A cominciare dagli atti del Governo Provvisorio del 1943, che ha operato con enorme saggezza in quel momento cruciale; poi dalle elezioni del 1945 vinte dalla coalizione delle sinistre in una Romagna più rossa che mai; dal governo social-comunista con la sua travagliata esistenza dentro un mondo occidentale libertario diviso per la guerra fredda da quello orientale autoritario del socialismo reale, ma con spiragli di apertura culturale e politica verso la rinascita democratica e con realizzazioni importanti come i nuovi patti agrari e l’Istituto per la Sicurezza Sociale che hanno contribuito in modo determinante allo sviluppo economico e sociale della Repubblica.
Ho poi assistito al progressivo disfacimento e alla caduta del governo social-comunista nell’autunno ’57, partecipando attivamente all’episodio di Rovereta, che portò alla nascita del governo tra DC e Socialisti, governo che in tanti anni di alterne vicende e mutamenti di alleanze, condusse il Paese verso un benessere economico e sociale importante, anche se fra luci e ombre, compatibili col cammino di una comunità a orientamento liberal-democratico.
Sulla spinosa vicenda del periodo di Rovereta, ho dato il mio contributo di valutazione in occasione del dibattito consiliare avvenuto nel corso del recente rientro in Consiglio G.G. nel 2017, quando si discussero due Istanze di Arengo presentate sull’argomento da un gruppo di giovani abbastanza disinformati, desiderosi di approfondire la conoscenza di quel passaggio storico. Dopo numerosi interventi, si concordò la presentazione di due distinti Ordini del Giorno, votati
all’unanimità, il primo contrario alla proposta di affiggere in Palazzo Pubblico una lapide con la condanna dei fatti di Rovereta definiti come “colpo di stato”; l’altro favorevole alla creazione di un organismo serio e competente per l’approfondimento e la storicizzazione degli eventi e degli esiti di quel periodo. Si segnala che a quella parte di seduta consiliare non fu presente il gruppo di RETE e DiM.
La vita politica di quegli anni dal 1957 fu caratterizzata da una labile stabilità politica anche per le frequenti alternanze nella collaborazione con la DC da parte delle varie componenti socialiste.
La situazione di crisi culminò con la sorpresa dell’accordo di alleanza di governo fra DC e Partito Comunista nel 1986, resa possibile dalla profonda crisi del comunismo internazionale e dalla necessità di coinvolgere le masse popolari, ancora influenti nell’ambito politico specie in Italia e anche a San Marino, e ormai disponibili al dialogo e alla collaborazione pluralista.
L’esperienza ebbe breve durata; cessò nel 1992 per volontà della DC che si orientò nuovamente verso l’area socialista.

Carlo Franciosi

PS: la seconda parte di questa testimonianza di fede democratica, si spera non troppo ingenua o del tutto inutile, sarà pubblicata nei prossimi giorni.

Comunicato stampa
Repubblica Futura