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San Marino ha bisogno di soldi? Ecco le soluzioni di Nicholas Perpiglia

26 mar 2020
San Marino ha bisogno di soldi? Ecco le soluzioni di Nicholas Perpiglia

“La cittadinanza ha ragione: in questo momento servono soluzioni. Allora ve ne do tre” La cittadinanza ha ragione. In questo determinato momento in cui San Marino sta affrontando la più grande crisi della sua storia recente, chi ha le soluzioni ha il dovere di darle (anziché criticare l’operato di altri). Allora, mi sento di proporre non 1, ma ben 3 diverse opzioni di finanziamento per reperire nuovi fondi a fronte dell’emergenza Coronavirus; tutte queste opzioni sono a mio avviso fortemente da preferire al taglio degli stipendi invocato da alcuni Segretari. Innanzitutto, partiamo dal presupposto che una cifra di 300 milioni di euro sarebbe già sufficiente a dare una boccata d’aria ai conti pubblici. Questa cifra avrebbe la capacità di mandare avanti l’ ISS per circa 1 anno, liberando risorse da usare in altri campi, e rimarrebbe una cifra facilmente gestibile se rapportata all’attuale PIL (e debito pubblico) sammarinese. Ecco quindi a mio avviso le 3 opzioni principali per reperire questa cifra. Ogni scelta ha sempre dei pro e dei contro, quindi cercherò di essere chiaro nel spiegarle alla cittadinanza (e anche al Governo, nel caso stessero leggendo). Opzione 1: farsi includere nel nuovo round di QE della Banca Centrale Europea Partiamo con quella che a mio avviso sarebbe l’opzione più facile. La Banca Centrale Europea (BCE) ha preparato un “bazooka” da 750 miliardi per far fronte all’emergenza Coronavirus. Anziché stare a guardare, San Marino potrebbe benissimo intraprendere delle trattative per farsi includere in questo ultimo round di finanziamenti (QE); ricordo che pur essendo fuori dall’UE, San Marino ha una convenzione monetaria in cui usa l’euro. Inoltre, una cifra come 300 milioni (0.3 miliardi) per la BCE è un quantitativo talmente piccolo che si potrebbe perdere dentro gli arrotondamenti contabili. Questa scelta ha il pregio di essere veloce e facilmente applicabile, ma ha anche dei problemi non trascurabili; innanzitutto comporterebbe una perdita di sovranità per San Marino a favore della BCE e in secondo luogo serve una classe politica preparata per negoziare un accordo di questo tipo senza fare troppe concessioni. Opzione 2: emissione di una nuova classe speciale di Titoli di Stato da collocare sul mercato internazionale Un’altra opzione è quella di creare una nuova classe speciale di “Titoli di Stato” con pagamento prioritario. Fermo e restando che sarebbe meglio collocare questi titoli internamente, penso che sia chiaro a tutti che il mercato interno sia saturo e non vi sia più spazio interno a San Marino per assorbire questi titoli. Ecco dunque che l’unica opzione rimane collocarli esternamente, affidandosi ad investitori privati. Per aumentare l’attrattività di questi titoli e venderli più facilmente, e allo stesso tempo liberarsi più facilmente in futuro di questo debito esterno, questi titoli dovrebbero avere un'impostazione speciale; incluso il pagamento prioritario, unito a un tasso di interesse più basso dei titoli “standard”. Questa opzione a mio avviso è quella da preferire tra tutte le 3. Ha il pregio di essere attuabile in tempi semi-rapidi senza sacrificare sovranità e indipendenza (se eseguita in modo corretto). La difficoltà di attuare questa scelta però è che servirebbe una classe politica con conoscenze e agganci internazionali; inoltre, per minimizzare i rischi occorre fare molta attenzione al design di questi strumenti, includendo paletti e clausole di salvaguardia. Opzione 3: creazione di un fondo sovrano con la partecipazione di “Stati amici” L’ultima proposta è la creazione di un “Fondo Sovrano Sammarinese”, in cui San Marino (sia come Paese che come privati) avrebbe però delle quote minime e la maggiorparte delle quote sarebbero piazzate a “Stati amici”. Altri propositori di questa idea le hanno dato un'impostazione un po’ “utopistica”, dove San Marino si farebbe carico del rischio e dove non è ben chiaro quale ritorno ci sia per gli altri Stati. A mio avviso, questa strada è praticabile solo se si inserisce in un contesto di influenza geopolitica e si usa questo fondo per garantire ad ALCUNI “Stati amici” (UK fra tutti, ma anche Cina e Russia), una sfera di influenza geopolitica e un possibile sbocco di accesso al mercato europeo. Questa opzione rimane la più praticabile nel lungo periodo, ma ha il difetto di richiedere molto tempo e un importante lavoro diplomatico; quindi non è applicabile all’emergenza Coronavirus. PS: nell’interesse della collettività, do la piena disponibilità al Governo attuale ad offrirmi come negoziatore con i possibili partners internazionali da me sopra elencati o con qualsiasi altro interlocutore internazionale indicato dal governo