È inaccettabile che una figura apicale delle Istituzioni, quale un Segretario di Stato, si rivolga a una collega utilizzando epiteti offensivi e allusioni che assumono il carattere di velate minacce. La gravità della vicenda aumenta ulteriormente nel momento in cui tali affermazioni vengono rese pubbliche sui social network, in una deriva che appare dettata più da uno sfogo personale che da un confronto politico, travalicando ogni minima regola di educazione e di rispetto istituzionale. Ancora più riprovevole è il coinvolgimento di un familiare della collega, elemento che segna il definitivo superamento di ogni limite accettabile e fa scivolare il dibattito in una dimensione volgare, vile e profondamente offensiva. Si tratta, peraltro, di una reazione del tutto sproporzionata rispetto all’episodio che l’ha originata, episodio che non giustifica in alcun modo questa sequenza di iniziative deliranti. È vergognoso anche solo pensare di poter agire in questo modo, ed è ancor più grave quando tali comportamenti provengono da chi ricopre uno degli incarichi più elevati delle Istituzioni della nostra Repubblica. Da chi esercita ruoli di tale responsabilità ci si deve aspettare una condotta irreprensibile, rispettosa delle persone e della funzione ricoperta. In caso contrario, emerge non solo l’inadeguatezza a svolgere un incarico tanto prestigioso, ma anche una profonda mancanza di rispetto verso l’Istituzione stessa, trascinando l’intera classe politica in una condizione di imbarazzo e di discredito, anche oltre i nostri confini. Personalmente non accetto e non accetterò mai comportamenti di questo tipo, tantomeno se provenienti da un Segretario di Stato. È necessario fissare dei limiti chiari e non negoziabili: senza di essi, il rischio è quello di assistere passivamente a una deriva che mina il decoro minimo della politica e delle Istituzioni.
C.s. - Consigliere Sara Conti