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Simone Celli su Libera: "Faccio il tifo per loro"

12 ago 2019
Simone Celli su Libera: "Faccio il tifo per loro"

In questi giorni diverse persone mi hanno interpellato per conoscere quale fosse la mia posizione rispetto a Libera, il progetto di aggregazione di recente lanciato da Ssd, C10 e ReS. Vista l’importanza dell’argomento ho deciso di intervenire pubblicamente in quanto, pur essendo ora esterno alla politica, sono sempre appassionato alla parte all’interno della quale ho esercitato il mio impegno civile e istituzionale. Non c’è alcun dubbio. Va valutato in termini assolutamente positivi il tentativo di organizzare una intera area politica e culturale con l’obiettivo di favorire la coabitazione, nell’ambito di uno schema innovativo e moderno, delle più significative tradizioni del riformismo socialista, democratico e liberale e delle più efficaci esperienze civiche con cultura di governo e senso delle istituzioni. Interessanti sono le quattro macro-aree individuate dai promotori dell’iniziativa: piccola-media impresa, economia circolare e sostenibile, cultura e diritti delle persone, denotano infatti una sensibilità verso le componenti della società che generalmente vengono lasciate ai margini del dibattito pubblico e politico. È altresì encomiabile il desiderio di aprirsi alla società civile e alle sue migliori competenze. È poi strategica la volontà di rappresentare una alternativa seria e credibile rispetto ai conservatori e ai populisti. È infatti vero che una larghissima parte della cittadinanza non si riconosce affatto nelle posizioni di chi, da un lato, intende resistere in ogni modo al cambiamento per restare ancorato al passato e di chi, dall’altro lato, ha quale unica qualità degna di menzione quella di diffondere odio, rabbia, rancore e paura. Perciò ritengo che il progetto avviato da Ssd, C10 e ReS, possa aspirare a diventare punto di riferimento per tutte le donne e per tutti gli uomini che ancora oggi, nonostante il disorientamento e l’incertezza crescenti, credono sia possibile assicurare una prospettiva solida e duratura alla loro comunità affermando una visione di insieme che rafforzi la speranza in un futuro migliore del presente e che metta in risalto le importanti qualità di un paese, il nostro, che - pur in mezzo a mille difficoltà - conserva una bellezza straordinaria, eccezionali potenzialità e consistenti risorse umane e materiali. E allora ben venga un nuovo contenitore politico che punti a diventare forza maggioritaria nel paese, purché venga riempito di contenuti e di visione a medio-lungo termine e non sia pertanto una mera operazione di vertice basata su opportunismo e calcolo numerico con lo scopo esclusivo di mantenere o rafforzare il potere. D’altra parte, non solo è giusto ma anche apprezzabile il desiderio di governare il proprio paese. Ma non ad ogni costo. È necessario che prima si stabilisca con chiarezza e precisione il perimetro delle politiche da mettere in campo per dare un futuro serio e credibile alla comunità sammarinese. Perciò va definita una piattaforma programmatica e culturale di alto livello che abbia quali obiettivi prioritari da perseguire, la maggiore integrazione con l’Unione Europea; la parità di diritti e doveri di ogni cittadino di fronte alla legge; l’ampliamento della sfera delle opportunità individuali; la tutela ambientale, la sostanziale riduzione dell’emissione dei gas serra e l’implementazione dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili in sostituzione dei combustibili fossili; l’equilibrio dei conti pubblici aggredendo la spesa improduttiva con le riforme strutturali, contrastando l’evasione fiscale e al contempo liberando risorse per l’istruzione primaria, secondaria e universitaria, per la formazione professionale e post-scolastica, per il sostegno alle fasce sociali più precarie (giovani, donne, anziani e disabili), alle famiglie più deboli e alla natalità (il progressivo invecchiamento della popolazione è una dinamica su cui va aperta una riflessione politica attenta), per la realizzazione delle infrastrutture strategiche necessarie allo sviluppo dell’economia e al miglioramento della qualità della vita della popolazione, per incentivare i settori produttivi ad alto valore aggiunto come ricerca scientifica e innovazione tecnologica; l’eliminazione di tutti gli ostacoli burocratici e dei vincoli normativi per favorire e velocizzare l’intrapresa di un’attività imprenditoriale; il mantenimento di una fiscalità leggera e competitiva, spostandone il carico dai redditi (di lavoro e impresa) alla ricchezza e ai consumi. Come già dichiarato pubblicamente da diversi esponenti di Ssd, C10 e ReS, è opportuno ed auspicabile che Libera sia un progetto aperto al dialogo e al confronto con tutte le altre forze politiche, con i sindacati, con le categorie e più in generale con l’intera società civile, a patto che ciò - mi sia consentita una piccola puntualizzazione - non stia a significare lo svilimento degli ideali e dei valori di riferimento in nome di un unanimismo talvolta di facciata e talaltra di comodo che dal mio punto di vista non sempre - a titolo di esempio si potrebbero citare alcuni casi di recente accadimento - produce risultati memorabili. La ricerca della condivisione (a valle) infatti è di nevralgica importanza in un contesto istituzionale, politico e sociale maturo, tuttavia lo è ancor di più il rispetto (a monte) delle posizioni altrui, anche se diverse e di frequente inconciliabili. Dialogo, confronto, disponibilità all’ascolto, rispetto dell’avversario e delle sue posizioni, ricerca della condivisione, devono appartenere al DNA del nuovo progetto politico, senza però far venire a meno la capacità di sintesi e di decidere che è indispensabile per far sì che il cambiamento non sia solo un esercizio di retorica e di teoria, ma sia un processo radicale, concreto e irreversibile, destinato a consegnare alle prossime generazioni un paese migliore rispetto a quello da noi ereditato. Manifesto infine la mia piena e convinta adesione alle parole del presidente del gruppo consiliare del mio partito, Giuseppe Maria Morganti, con le quali ha sostenuto che Libera dovrà parlare alla testa dei cittadini e non alla pancia. È fondamentale che in politica si torni a privilegiare il ragionamento, la discussione, lo studio, l’analisi e l’approfondimento, perché non è più accettabile che il dibattito si riduca ad uno slogan elettorale, ad un tweet di 280 caratteri, ad un video-spot postato su uno dei tanti social network esistenti o ad un aperitivo di gruppo in un bar. È questo ultimo approccio, intriso di un qualunquismo senza precedenti, che ha consentito l’avanzata del populismo, il dilagare della demagogia, la frustrazione delle competenze, lo sfregio delle istituzioni e il diffondersi di un linguaggio violento e volgare che mira alla distruzione non solo politica ma addirittura personale dell’avversario. Quindi considero quanto mai positivo il tentativo di tornare al primato della ragione. Con una condizione addizionale che personalmente però ritengo determinante: si, occorre parlare alla testa dei cittadini, ma non ci si dimentichi anche di parlare al loro cuore, perché la politica non è solo razionalità, ma è anche passione ed entusiasmo e quasi sempre è il cuore che fa superare gli ostacoli più complessi, anche quelli che paiono insormontabili. Per tutte queste ragioni, credo che i gruppi dirigenti di Ssd, C10 e ReS, abbiano intrapreso la strada giusta e sono certo che sapranno lavorare nel migliore dei modi per garantire il meritato successo a questa iniziativa politica. Faccio il tifo per loro.