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Solidarietà alle vittime di aggressione omofoba a Rimini

22 lug 2019
Solidarietà alle vittime di aggressione omofoba a Rimini

Gli omofobi non si vergognano più del loro odio e l’aumento delle violenze contro i gay lo dimostrano così come il linguaggio usato sui social conferma che sul web stanno aumentando l’odio, il disprezzo, la voglia di menare. Una inchiesta pubblicata sul numero di aprile dell‘Espresso ci racconta che percorrendo a ritroso i dodici mesi precedenti ci siamo trovati dentro un anno nero per le persone lgbt. Proprio aprile é il mese più torbido. Un mese nel quale si svolge a Verona il discusso “Congresso della Famiglia” dove vengono attaccati tutti i modelli famigliari che non corrispondono al format “uomo-marito”- “donna-moglie”. Aprile è anche il mese nel quale si verificano diversi episodi omofobi lungo la nostra penisola: ad Arezzo un ragazzo viene strattonato da buttafuori di un locale al coro «Vai via frocio di merda»; a Lodi si organizzano seminari sulla felicità vietati alle persone omosessuali: «Possono partecipare solo se desiderano praticare il celibato”. Il 16 aprile a Bologna due ragazzi appena usciti da un locale vengono circondati da sei coetanei: “Hanno cominciato a darci schiaffi, pugni e calci” racconta uno dei due “prima al mio amico, poi a me”. Oggi anche a Rimini. La notizia di un giovane che abbracciato al suo ragazzo e in compagnia di amici mentre passeggiano sul lungomare viene aggredito da un individuo dalla testa rasata ci dice che la sicurezza tanto sbandierata in questi anni dalle politiche di destra non ha fatto altro che legittimare chi pensa che l’omosessualità sia una malattia che infetta la società e che quindi va curata se non addirittura estirpata con ogni mezzo. A questo punto quindi la solidarietà verso chi subisce un torto non è più sufficiente ma occorre partecipare e condividerne le lotte. Ecco il senso dei gay pride che si sono svolti in tutta Italia e che si svolgerà anche a Rimini sabato 27 luglio e al quale tutte e tutti sono invitati a partecipare. Ed ecco perché, pur nel rispetto del proprio credo, occorre stigmatizzare le messe riparatrici che vengono celebrate prima del gay pride. Si inizia isolando e odiando una categoria per poi arrivare a “recintare” ed eliminare tutto ciò che non è conforme e asservito al potere dominante. Una strada che l’Italia ha già percorso e che dopo le aggressioni agli oppositori di regime ci ha portato dentro i campi di concentramento e di sterminio. Chi dice che oggi il fascismo non esiste più o è morto con Mussolini, non sa o non vuole vedere; ed è per questo che occorre impegnarsi contro il pregiudizio, l’odio che si scatena sul web e la violenza nei confronti dei più deboli. Ma occorre anche avere a disposizione strumenti legislativi, come quello presentato in regione contro l’omofobia e non ancora approvato, che tutelino le persone esposte a questi attacchi auspicando che questi provvedimenti non siano scatole vuote e prive di mezzi come quello approvato recentemente contro la violenza sulle donne, il cosiddetto “codice rosso”, il cui unico intento è quello di aumentare la repressione senza mettere a disposizione risorse umane e mezzi per affrontare un problema che ha le proprie radici nella nostra società. A tutte le persone colpite da queste ingiustizie va la nostra solidarietà, ma anche il nostro impegno.