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Tre segnali che il campo riformista non può ignorare

23 apr 2026
Tre segnali che il campo riformista non può ignorare

In questi giorni si sono concentrati tre episodi che, presi insieme, dicono qualcosa di importante su come San Marino stia gestendo — o non gestendo — alcune questioni decisive per il futuro del paese. Li commentiamo con la franchezza che ci è propria, rivolgendoci in particolare alle forze riformiste.

1. Il nuovo bond: meno euforia, più riflessione
San Marino ha collocato un nuovo bond da 350 milioni di euro a 5 anni con un tasso leggermente inferiore al 3,7%, a fronte di una domanda di mercato di 7,55 miliardi — oltre venti volte l'offerta. Il governo ha commentato con toni trionfalistici. Demos invita a riflettere con più calma. Il tasso del 3,7% su 350 milioni significa quasi 13 milioni di interessi annui che escono dal sistema San Marino verso investitori prevalentemente europei — banche, fondi pensione e gestori esteri. Gli investitori istituzionali sammarinesi, i fondi pensione locali, i servizi sociali e i principali imprenditori del paese sono rimasti sostanzialmente esclusi dal collocamento. Quei 13 milioni li pagheranno i residenti sammarinesi con le tasse. La domanda ventupla non è solo un segnale positivo: è anche la conferma che le condizioni offerte erano particolarmente vantaggiose per gli investitori. Troppa domanda significa anche tasso troppo generoso. Chi lavora per i mercati internazionali non lavora certo nell'interesse dei cittadini sammarinesi. Va inoltre ricordato che il sistema San Marino non ha oggi un problema di liquidità — i dati della raccolta bancaria lo dimostrano. Ha un problema di debito. E il debito in questi anni non è sceso. Il vecchio bond al 6,5%, emesso nel 2023 e in scadenza a gennaio 2027, non risulta essere stato riacquistato in misura significativa dai detentori originari. Dunque, almeno fino a quella data, lo Stato pagherà interessi su entrambe le emissioni. Gioire per il rinnovo del debito è comprensibile sul piano tecnico. Non lo è sul piano politico, per una classe dirigente che dovrebbe avere come obiettivo la riduzione del debito, non il suo rifinanziamento a condizioni migliori per la finanza internazionale.

2. L'aggressione al Direttore dell'AASS: dignità e disagio sociale
Esprimiamo piena solidarietà al Direttore Marcello Forcellini per l'aggressione subita nel proprio ufficio. Un atto inaccettabile, che condanniamo senza riserve. Detto questo, non possiamo ignorare il contesto. Stando a quanto riportato, l'aggressore ha agito dopo che gli erano stati staccati i contatori per bollette non pagate da mesi. Non lo giustifica. Ma ci racconta qualcosa che come comunità non possiamo permetterci di non vedere. Il disagio economico cresce. Le famiglie in difficoltà con le utenze non sono casi isolati. Chi non paga spesso non lo fa per scelta, ma per impossibilità. E la risposta dello Stato — il distacco, senza rete di accompagnamento, senza ricerca di soluzioni — lascia queste persone senza uscita. Il rischio che episodi simili si ripetano è reale, se non si interviene. Chiediamo al governo di affrontare questo tema con strumenti legislativi adeguati: tutele per le famiglie in difficoltà, procedure differenziate rispetto a quelle applicate alle imprese, e un sistema che sappia distinguere chi non può pagare da chi non vuole farlo.

3. Il comunicato della maggioranza: la storia non può essere riscritta
Nel comunicato diffuso in questi giorni, la maggioranza afferma di non poter accettare lezioni sulla giustizia da Repubblica Futura, attribuendo a quella esperienza di governo la responsabilità delle difficoltà attuali del sistema giudiziario. Demos non intende difendere nessuno. RF ha commesso errori, e lo abbiamo già detto. Ma la storia della giustizia sammarinese degli ultimi vent'anni non si lascia racchiudere in una narrativa in cui esistono soltanto colpevoli e vittime a seconda di chi sta al governo in quel momento. Le difficoltà della giustizia sammarinese affondano le radici in decenni di gestione politica che hanno coinvolto quasi tutte le forze che si sono alternate al potere, incluse quelle oggi alla guida del paese. Usare a 10 anni di distanza RF come capro espiatorio per coprire responsabilità condivise non è fare chiarezza: è fare propaganda. Le forze riformiste che siedono in maggioranza o che si definiscono tali hanno il dovere di non avallare questa narrazione. Farlo non è lealtà alla coalizione: è complicità in una ricostruzione narrativa storica pretestuosa che danneggia la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Demos crede che San Marino abbia bisogno di una classe politica capace di guardare in faccia la realtà — finanziaria, sociale, istituzionale — senza cercare rifugio nelle narrazioni di comodo. Le forze riformiste hanno gli strumenti e la responsabilità per farlo. È il momento di usarli!

C.s. - Movimento Demos





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