Una bussola ci servirà. Ma chi salverà il mondo?
Il Green Festival Montefeltro, costola del Green Festival San Marino, Rimini 18,19 e 20 ottobre, aveva per titolo “Bussole per la tempesta. Come vivere e non sopravvivere in tempi difficili”. Sono state tre giornate intense fra riflessioni e domande, informazione e suggestioni, arte e confronto. E se da un lato sono state sufficienti per tracciare l’identikit e il colpevole di una crisi di sistema dai risvolti catastrofici, dall’altro non si è arrivati a ipotizzare un punto e una modalità di svolta. Soprattutto in una società orfana di pensiero critico, con la perdita di senso e di strumenti di senso che sono il linguaggio e le sue stesse parole. Una società quindi priva di anticorpi e di slanci immaginativi per mettere a fuoco realtà alternative alla playlist di un sistema che ci ha imbambolati con le proprie soporifere melodie a reti unificate (viene alla mente il pifferaio magico o la colonna di ciechi di bruegel). Francesco Maggio: “Ci sono sostanzialmente due modi per parlare di economia: come tecnica e come pensiero. Mentre abbonda un racconto dell'economia centrato sul primo (banche, borsa, leggi di bilancio, finanza, fisco), insomma tutto quello che i media ci propinano quotidianamente, latita invece una narrazione dell'economia come pensiero. Per una ragione essenziale: le due grandi impalcature concettuali che hanno dominato nel secolo scorso, il keynesismo e il liberismo, si sono sgretolate, hanno mostrato a tutti i loro limiti né sono state sostituite da altre correnti di pensiero. Fondamentalmente perché gli economisti, da tempo, si sono chiusi nella loro torre d'avorio, sono diventati impermeabili a ogni contaminazione culturale (storia, filosofia, letteratura, antropologia, eccetera) e hanno smesso di interrogarsi sull'uomo. Preferendogli l'homo oeconomicus, un feticcio concettuale che stabilisce che l'uomo agisca sempre razionalmente e per massimizzare il proprio tornaconto personale. È evidente che non è così e solo se "dal basso" ciascun cittadino torna a interrogarsi sugli orizzonti di senso della persona, sui suoi sentimenti, sui suoi bisogni ma anche sui suoi sogni, allora forse si riescono a ricomporre quei frammenti sparsi di sapere multidisciplinare in grado di alimentare una nuova narrazione dell'economia come pensiero”. Diego Fusaro: “Nel mio intervento ho provato a sviluppare il concetto di tecnica a partire dalla visione metafisica soggiacente alla tecnica, quindi mi sono richiamato soprattutto a Heidegger per mostrare come la tecnica coincida con il dispiegamento della volontà di potenza che si fonda sull'oblio dell'essere e sulla riduzione dell'ente a puro soggetto utilizzabile in vista della crescita illimitata. Un obiettivo palesemente insensato e autoreferenziale in un piccolo pianeta come la Terra, che sta distruggendo la vita umana, il pianeta, l'ecosistema, la vita animale... Dunque la soluzione ai danni del nostro presente deve partire da una riconciliazione pensante e critica della vicenda della Tecnica, ben sapendo che la Tecnica non è solo una questione tecnica ma è una questione ontologica anzitutto e, dunque, la grande filosofia occidentale può fungere da anticorpo e aiutarci a comprendere il problema e di lì, a percorrere piste di liberazione dal dominio della Tecnica”. Per concludere. Ma chi può pensare ad una crescita illimitata in un mondo limitato se non un folle, un algoritmo o un economista? Sarebbe quindi ora che qualcuno togliesse loro di mano il timone per tentare una sferzata, una disperata inversione di rotta che ci salvi dalla catastrofe. Ma poi la domanda si fa glaciale e né una fervida mente né una fulgida creatività possono nulla: Ma come? e, soprattutto, a chi? il compito di ribaltare il piano di gioco di questo surreale, macabro, distopico Risiko planetario.
cs Gabriele Gemignani
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