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Upr: inerzia governo preoccupante per conti pubblici e banche

25 feb 2016
Upr: inerzia governo preoccupante per conti pubblici e banche
E’ notizia di questi giorni l’iniziativa di soggetti nel settore bancario per ridurre personale.
La notizia di per se non è una sorpresa e forse segue la tendenza in atto in molti paesi in cui l’innovazione tecnologica e il cambiamento dei mercati inducono gli operatori finanziari a ridurre personale.
Le logiche generali del settore sono queste, logiche che si innestano però in piani di sviluppo, rafforzamento condotti a livello nazionale su i settori finanziari che però a San Marino latitano.

Una domanda pensiamo sia spontanea. Passata la voluntary Disclosure, divenuto operativo il FATCA, stabilito lo scambio automatico di informazioni, partito il progetto SEPA in definizione gli accordi con la UE in materia finanziaria, cosa ne sarà del sistema finanziario sammarinese?

Cosa accadrà alle banche? Cosa ne sarà degli oltre 600 dipendenti del settore finanziario? Che sorte avranno i circa 50 dipendenti del settore finanziario? L’indotto di tutto il settore finanziario quale contraccolpi avrà?

Poniamo questi semplici interrogativi poiché mentre può essere marginale l’impatto dei lavoratori di tutto il settore sul totale degli occupati (il settore pesa per circa 3,5% sul totale), non è ininfluente la sorte di questi lavoratori, quasi nella totalità sammarinesi, con una elevata professionalizzazione e con l’impossibilità di ricollocarsi nello stesso settore.

Il governo non parla e oltre al silenzio c’è la latitanza assoluta di progetti e idee per rilanciare un settore che sta continuando a perdere risorse e a contrarre gli operatori a essere in balia dei continui adeguamenti normativi e di procedure che rischiano di spegnere ogni possibilità di essere competitivi rispetto agli altri mercati.

Fra pochi giorni inizierà la visita del Fondo Monetario Internazionale e quanto si troveranno di fronte i tecnici del FMI è desolante. Banca Centrale senza direttore generale con il presidente appena insediato. Dossier CARISP ancora fermo al palo, emissioni obbligazionarie in pieno svolgimento.

UPR ritiene necessario varare celermente un piano di sviluppo per il settore, un progetto che possa permettere al sistema di tornare a crescere in modo armonico, nel rispetto degli standard internazionali. Non c’è nulla da inventare. Riportiamo alcuni punti di un ordine del giorno approvato dal Consiglio Grande e Generale il 28 febbraio 2014:



Definire specifici progetti di informazione in campo finanziario individuando i migliori strumenti che consentano al sistema di veicolare nei luoghi della conoscenza e della competenza risorse sammarinesi al fine della costituzione di una futura classe dirigente; nel progetto deve essere considerata anche la formazione e riallocazione delle risorse umane del settore finanziario in stato di mobilità/disoccupazione;
Costituire una “task force” di esperti indipendenti, di espressione internazionale, che abbia un ruolo chiave nell’esecuzione del progetto di rilancio, allo scopo di valorizzare, potenziare e coinvolgere l’intero sistema nel progetto stesso;
Perseguire le opportune modifiche normative che consentano una progressiva specializzazione e separazione fra banche di raccolta e banche di investimento, predisponendo poi il quadro regolamentare necessario per le due diverse fattispecie;
Attivare un efficace meccanismo di promozione all’estero delle opportunità del nostro sistema finanziario e delle nostre normative;
Rafforzare la competitività dei prodotti finanziari domestici, anche attraverso l’applicazione di politiche fiscali incentivanti.”.

Nicola Selva coordinatore UPR:

“Mi pare evidente che non sia stato fatto nulla, nonostante fossero state indicate linee di azione molto precise. L’unica notizia è che il Presidente di Banca Centrale si è insediato dopo un mese dalla nomina. L’inerzia del governo è molto preoccupante e pericolosa per i conti pubblici. Qualche Segretario di Stato inneggia già alla ripresa economica ma nel settore bancario si parla solo di tagli di personale, contratti di solidarietà, fusioni e chiusure di filiali. In alcuni casi si sono difesi a oltranza dirigenti non sammarinesi trascurando però che i bancari sammarinesi rischiano il posto di lavoro a causa di mancanza di scelte di fondo e oggi si trovano a pagare per colpe non loro. Cosa doveva fare il governo era chiaro e lasciatemelo dire semplice. Unione per la Repubblica ritiene che sul tema banche vada fatta una profonda riflessione anche alla luce dell’impegno finanziario dello Stato. Chiediamo chiarezza, scelte che un governo normale avrebbe già dovuto fare. Avere un sistema forte e in salute è necessario per sostenere l’economia e tornare a ricevere dal settore gettito fiscale e nuovi posti di lavoro qualificati.”

Unione per la Repubblica