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XLVIII MOSTRA MERCATO NAZIONALE D’ANTIQUARIATO: UNO STRAORDINARIO MUSEO TEMPORANEO A PENNABILLI

25 lug 2018
XLVIII MOSTRA MERCATO NAZIONALE D’ANTIQUARIATO: UNO STRAORDINARIO MUSEO TEMPORANEO A PENNABILLI
Sorprende la capacità della Mostra Mercato Nazionale d'Antiquariato Città di Pennabilli di rinnovarsi e di presentare ogni anno una rassegna di opere di così elevata raffinatezza e qualità, configurando uno straordinario excursus nella storia dell'arte dell'ultimo millennio.
Chi visita abitualmente Pennabilli Antiquariato si stupisce di come ogni edizione appaia più ricca della precedente di opere splendide, degne di essere conservate in un museo nazionale e, al tempo stesso, offra all'investitore, al collezionista o al visitatore occasionale una scala di opportunità così ampia da essere alla portata di ogni tasca.
All'ingresso ci accoglie Valiani Antiques con Scena di vita di villaggio di Mathys Schoevaerdts (1665? – 1702?), raffinato pittore e disegnatore fiammingo, uno specialista delle scene di vita quotidiana, che ambientava all'interno di paesaggi secondo lo stile di Jan Brueghel il Vecchio. L'opera porta il monogramma dell'autore, è autenticata da Didier Bodart ed è racchiusa in una ricca cornice intagliata e dorata dell'Ottocento. L'attenzione del visitatore viene poi attratta da un vaso di alabastro riccamente decorato, di epoca neoclassica, ispirato al famoso Vaso Warwick o di Adriano, interessante testimonianza del Grand Tour, il viaggio nell'Europa continentale diventato di moda nel XVII secolo, quando, spinti dall'ansia di conoscenza e dal desiderio di evasione, sempre più frequentemente aristocratici, artisti e uomini di cultura attraversavano il continente per giungere in Italia. Durante il percorso i turisti del tempo acquistavano ciò che oggi chiamiamo souvenir, ma che allora erano opere uniche, di pregevole manifattura, ispirate ai capolavori dell'antichità.
Come non restare ammirati di fronte al San Girolamo nel deserto, olio su tela di 90 x 130 cm, che Il Mercante d'Arte esponeva già lo scorso anno e che oggi risplende di nuova luce dopo un accurato restauro e di cui ulteriori ricerche confermano la provenienza dalla bottega di Giovanni Francesco Barbieri, il Guercino, eseguito di suo pugno in giovane età o da un esponente della sua scuola a lui molto vicino! Il Mercante d'Arte presenta una collezione di autori del secolo scorso, tra cui un Mario Schifano di 49 x 40 cm proveniente da collezione privata, acquisito direttamente dall'autore; un Piero D'Orazio di 30 x 20 cm del 1986 con dedica personalizzata; un Tullio Crali di 20 x 25, opera futurista del 1935; due disegni della veneziana Bice Lazzari; un Poligono di Gianni Colomba del 1970 e una raccolta di maestri emiliano romagnoli di fine Ottocento – inizi Novecento, tra cui Cesare Camporesi, Giuseppe Graziosi, Maceo Casadei, Achille Boschi. Infine, una curiosità: un'opera del paesaggista bolognese Ulisse Caputo, che riproduce un'angolo di Pennabilli: Vicolo delle rose del 1928, olio su tavola di 54 x 33,5 cm, firmato e datato.
Nello spazio di Antichità Morello si possono ammirare: Episodio della vita di Tobia di Giacinto Brandi (1621 – 1691), olio su tela di 140 x 100 cm, catalogato presso la fondazione Zeri e Il ratto delle sabine di Willem van Herp (1614 – 1677), pittore fiammingo specializzato in dipinti di piccole dimensioni con raffigurazioni religiose o popolari realizzati su rame, un materiale apprezzato per la durabilità. L'opera è ispirata a un disegno di Rubens custodito al Prado. Di grande interesse, sempre più ricercati e rari i manichini devozionali in legno policromo, di cui la galleria di Badia Polesine propone due esemplari di epoche diverse: di metà Seicento, emiliano, il primo, del Settecento, proveniente dall'Italia Centrale, il secondo.
Bonanomi Antiquario presenta alcuni pregevoli pezzi di arredamento d'epoca: un elegantissimo trumeau stile Luigi XIV in radica di noce con filetto a lisca di pesce e specchio originale, di fattura veronese; una ribalta stile Luigi XIV in noce con intarsi in avorio, di fattura padovana, ambedue della prima metà del XVIII secolo; una maestosa “psiche”, una specchiera stile Primo Impero in mogano e decori dorati risalente al 1810, di fattura lucchese, completa di un raro contenitore in tessuto.
Sui ripiani e lungo le pareti dello stand di Furlanetto Stampe Antiche si possono ammirare tavole di diverse epoche e misure, tra cui spicca una carta celeste con la rosa dei venti del 1741, tra le più belle edite nel Settecento tedesco, pubblicata da Matthäus Seutter nel suo Atlas Novus. Dalla rosa dei venti a sedici punte si dipartono trentadue sezioni per altrettanti venti di cui sono dati i nomi in greco, latino, italiano, spagnolo, francese, olandese e tedesco. Il foglio è conservato in maniera eccelsa, la coloritura è certamente d'epoca per la rosa dei venti, posteriore per l'apparato decorativo. Suggestiva la raccolta di tavole tratte dal Nürnbergische Hesperides del botanico Johann Christoph Volkamer (1644 – 1720), rara opera del 1714, considerata tra le più belle del periodo barocco. Nelle tavole è presente un insolito abbinamento tra una villa patrizia e una varietà di agrume. Alcune delle residenze nobiliari raffigurate appartengono alla Repubblica di Venezia, come quella intitolata Limon da Patrasso. Palazzo del N. H. Mocenigo delle Perle al Dolo.
Nella sala occupata dall'antiquario Rebechi non passa inosservato Il Sogno di Giacobbe, opera giovanile riferibile ai primi anni Settanta del Seicento del marchigiano Giuseppe Ghezzi (1636 – 1721), olio su tela di 161,5 x 125 cm contrassegnato dai vividi colori rosso e azzurro, “opera ricca di fascino interpretativo ed eseguita con indubbia perizia tecnica” (Sandro Bellesi). Del fiorentino Alessandro Gherardini (1655 – 1726) è il Ritratto di uomo anziano con cappello e veste bordata di pelliccia (Antonio Magliabechi?) di 82 x 65 cm, che riproduce il busto e i tratti forti del volto incorniciato da una folta chioma bianca di un uomo anziano, probabilmente Antonio Magliabechi, erudito fiorentino, bibliotecario granducale per volere di Cosimo III de' Medici. Di Livio Mehus (1627 – 1691), pittore barocco di origine fiamminga che visse in Italia e fu protetto dai Medici, Rebechi propone uno Sposalizio della Vergine di 68 x 55,5 cm. Tutte le tre opere sono accompagnate dall'expertise del professor Sandro Bellesi.
Nella sala di Antichità Messeri si impone una coppia di paesaggi con architetture fantastiche e figure, oli su tela di 100 x 124 cm dipinti da Jean-Pierre Louis Laurent Houël (1735 – 1813), incisore, pittore e architetto francese, nonché uno dei più famosi viaggiatori del Grand Tour, specializzato in paesaggi. Divenuto allievo pittore dell'Accademia di Francia a Roma nel 1768 potè viaggiare in Italia per completare la sua formazione. Nel 1789 fu testimone della Rivoluzione Francese e raffigurò in un'opera divenuta famosa l'assalto alla Bastiglia. Da non perdere un piccolo, delizioso ritratto di nobildonna, olio su pergamena di 13 x 20 cm, del restauratore e pittore milanese Giuseppe Molteni (1800 – 1867), di cui sono ben noti i ritratti di Alessandro Manzoni.
Tra i capolavori portati a Pennabilli da Fabbri Arte Alto Antiquariato, c'e? una splendida scatola in legno di abete interamente rivestita di placchette d’osso scolpite: i fregi superiore e inferiore rappresentano motivi geometrici, rosette, foglie stilizzate. La superficie anteriore e quella posteriore recano cinque formelle, ai lati ne troviamo due per parte; su ognuna di esse sono rappresentati personaggi mitologici, come Ercole che combatte contro il leone di Nemea, Pan intento a suonare il flauto, Apollo con l'arco. Il coperchio e? decorato con la raffigurazione di un baccanale, mentre al centro un'aquila lotta contro una creatura mitologica serpentiforme. La lavorazione richiama la manifattura veneta del XIV secolo: nella Venezia dell’epoca, infatti, esisteva una ricca produzione di cassette in osso, eredita? di modelli bizantini realizzati tra il X e il XII secolo. Toccante una Madonna con Bambino di Scuola Senese del XIV secolo, tempera su tavola in pioppo, decorata a fondo oro e riccamente bulinata in corrispondenza delle aureole. Tra gli artisti le cui opere presentano similitudini con questo dipinto si annoverano Ugolino di Nerio, Segna di Bonaventura, Niccolo? di Segna e Duccio di Buoninsegna.
Nella sala di Arte Leone campeggia una Natura morta di Carlo Magini di Fano (1720 – 1806) di considerevoli dimensioni (78 x 112 cm). L'opera si caratterizza per la sua modernità di stile. Carlo Magini eseguiva ritratti, dipinti a soggetto storico e, in particolare, nature morte, tra le più interessanti del Settecento italiano, alcune delle quali sono custodite al Museo Nazionale di Varsavia e all'Ermitage a San Pietroburgo. Nel medesimo spazio spicca un grande ritratto d'uomo a figura intera di mano del pittore veneziano Alessandro Milesi (1856 – 1945), firmato e datato 1898. Dagli inizi del secolo il Maestro si affermò come ritrattista presso la borghesia veneziana, effigiando nobili, letterati e artisti. Suggestivo per le sue decorazioni “a bambocci” uno stipo genovese con segreti del Cinquecento e tracce di rimaneggiamenti risalenti al Settecento.
La Galleria Poggi di Roma espone a Pennabilli una collezione di piatti di porcellana dell'Ottocento, di provenienza austriaca, riccamente decorati con scene mitologiche e figure di nobildonne, tra cui Maria Luigia d'Austria, e una graziosa statuina in alabastro degli inizi del Novecento, raffigurante una bambina con bambola.
Di Antichità Ceci una pregevole ribalta (135 x 60 x 116 cm), mossa sul fronte, in legno di noce e radica di noce e ulivo e le cornici in legno di testa; lo stile è Luigi XV, l'epoca metà del Settecento, la provenienza l'area del Veneto, in ottimo stato di conservazione.
Chifari Art Gallery presenta le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani che hanno operato tra la fine del Novecento e lo scorso secolo; spiccano due De Chirico realizzati in epoche diverse del percorso artistico del grande Maestro nato a Volo (1888 – 1978), principale esponente della corrente artistica di pittura metafisica: Cavallo presso un castello, olio su cartone telato di 40 x 30 cm della metà degli anni Cinquanta e Piazza d'Italia, olio su tela di 50 x 40 cm, successivo di un decennio; ambedue le opere sono archiviate presso la Fondazione Giorgio e Isa De Chirico.
Alla consulente d'arte Lia Chifari De Lisi spetta il merito di aver curato quest'anno la prestigiosa esposizione collaterale “Colori e passioni di Renato Guttuso”, realizzando un'iniziativa di grande valore documentale. La raccolta: dieci oli, otto chine, undici grafiche, testimonia l'evolversi dell'arte del Maestro siciliano lungo il suo percorso creativo. La rassegna propone le fasi salienti dell'iter artistico di Guttuso e consente di apprezzare la visione della realtà del suo tempo, una realtà senza veli trattata con asprezza polemica, che trasmette a chi osserva passioni ed emozioni. Non mancano le opere “forti” realizzate durante la guerra, come una delle tavole appartenenti alla raccolta di disegni e acquerelli Gott mit Uns (1944), di grande impatto emotivo, che raffigura con rudezza episodi cruenti della lotta partigiana, una denuncia dei crimini nazisti e dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Imperdibile Le visite (con particolare di Durer) del 1970, acrilico su carta incollata su compensato, un quadro imponente (197 x 228 cm), presente nel catalogo generale delle opere di Renato Guttuso ed esposto nelle più importanti mostre internazionali dedicate al Maestro, dalla traboccante simbologia. Con Caminetto del 1984, olio su tela, anche questo di dimensioni importanti, l'artista dimostra un sapiente uso della tecnica pittorica e del colore. Non mancano i ritratti di Marta Marzotto, raffigurata nella Testa di Medusa, e le grafiche che delineano sinuose figure di donna, per esempio Nudi femminili, una china su cartoncino del 1973, di 70 x 50 cm: veloci tratti di inchiostro di rara efficacia.