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A processo per riciclaggio, torna ad esercitare nel processo in cui è imputato

Giustizia in cortocircuito: condannato per camorra in Italia, Santonastaso è tornato ad esercitare

19 nov 2019

Prosegue il processo a carico di Michele Santonastaso, definito dalla stampa italiana “l'avvocato della camorra”, accusato di avere trasferito sul Titano 1 milione e 800 mila euro, ritenuti provento delle attività criminali del clan dei Casalesi. Denaro che sarebbe stato poi movimentato – per occultarne la provenienza – con la collaborazione degli altri imputati: i figli Irene, Giuseppe e Claudio; Teodoro Iannota – ritenuto un prestanome -, e la società “Le Printemps srl”.

Nel corso dell'udienza Nicola Veronesi, allora direttore Aif, ha spiegato da dove nacque la segnalazione: in estrema sintesi anomalie bancarie (parte della provvista era stata depositata in contanti) e notizie di stampa relative a Santonastaso. Il professionista è infatti stato arrestato e condannato, per tre volte in primo grado: a 11 anni, per  associazione di stampo camorristico, con il clan dei casalesi, nel dicembre 2014. E poi per minacce aggravate dalla finalità mafiosa, rivolte sia contro Roberto Saviano (2014, sentenza del Tribunale di Napoli), sia contro i magistrati Raffaele Cantone e Federico Cafiero de Raho (Tribunale di Roma, luglio 2016).

Eppure Michele Santonastaso, del foro di Santa Maria Capua Vetere e con obbligo di dimora a Milano, può esercitare la professione, visto che gli è stata revocata la sua sospensione cautelare dall'albo. Infatti in questo processo a San Marino, in cui è difeso dall'avvocato Nicola Maria Tonelli, è il legale della società “Le Printemps”.