Arresto Podeschi: per il giudice Ferroni difficile escludere l'associazione a delinquere

Le figlie di Claudio Podeschi scrivono ai Reggenti, e non solo, per lamentare il fatto di non aver mai potuto visitare il padre in carcere.
Parlano di “condizioni di detenzione indegne di un Paese civile, che non si riservano neppure ai peggiori criminali”, Stefania e Daniela Podeschi, figlie di Claudio, che hanno scritto ai Reggenti, alla Commissione Giustizia e al governo per lamentare il fatto di non aver mai potuto visitare di persona il padre in carcere, e di aver scambiato con lui solo qualche parola al telefono. Che a un mese dall'arresto l'uomo è ancora in isolamento e che gli è impedita anche la lettura dei giornali. Proprio Stefania Podeschi risulta intestataria di un immobile a Murata del valore di 160mila euro; secondo gli inquirenti l'intestazione sarebbe solo fittizia, il titolare resterebbe sempre il padre, che infatti avrebbe presentato reclamo, oltre alla figlia, per ottenerne il dissequestro. Rigettato, come rigettati sono stati tutti gli 8 reclami presentati dai difensori. Il giudice Ferroni ritiene infatti difficile escludere l'esistenza di un'associazione a delinquere tra i soggetti interessati, lodando l'attività degli inquirenti, ritenuta precisa e pignola. Esclude anche che Podeschi non abbia abusato del suo ruolo pubblico, e infatti riflette sulle coincidenze temporali che legano movimenti bancari e alcuni passaggi istituzionali. Ad esempio, la concessione per l'esercizio delle telecomunicazioni alla San Marino Telecom, datata 22 maggio 2005, e il versamento, appena un mese dopo, di 3 milioni di euro da parte di Simon Murray, presidente e azionista di maggioranza della società, alla Fondazione per la promozione economica e finanziaria sammarinese, al centro dell'inchiesta. Altri 3 milioni alla Fondazione, che alimentarono poi il conto “Aurora” dal quale Podeschi prelevò oltre un 1 milione di euro, arrivavano dalla Polider, ritenuta società filtro, alla quale li aveva girati la Eurasia San Marino, che li aveva ricevuti tramite bonifico da Armen Sarkissian. Nel gennaio 2007 Cesare Gasperoni, già consigliere Dc, con un'interpellanza chiese lumi su una delibera del governo straordinario in favore proprio di Sarkissian, titolare di incarico diplomatico all'ambasciata di San Marino in Russia. Quando gli venne conferito l'incarico, il 3 novembre 2004, il governo rilasciò il nulla osta per la Eurasia, i cui soci promotori erano Pietro Silva (indagato nel caso Podeschi) e lo stesso Sarkissian. E ancora, i due milioni e mezzo versati sul conto della Clabi e proveniente da un conto svizzero intestato alla Black Sea Pearl, diretto da Wei Seng Phua, ora arrestato dall'Fbi e revocato dall'incarico diplomatico sammarinese. A quanto pare il contatto tra Phua e Podeschi sarebbe stato favorito da Stefanos Balafoutis (indagato nell'inchiesta) e da Petros Stathis. E a proposito della Clabi, il giudice si chiede perché la società fu costituita nelle Isole Marshall, quando all'epoca il regime fiscale sammarinese era altrettanto favorevole.

FB

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