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Condanna in appello per Pietro Berti: dovrà tornare in carcere per un mese

3 giu 2016
TribunaleCondanna in appello per Pietro Berti: dovrà tornare in carcere per un mese
Condanna in appello per Pietro Berti: dovrà tornare in carcere per un mese - Mattinata di sentenze d'appello in Tribunale.
Pietro Berti condannato in appello: il medico sammarinese rischia concretamente di dover tornare in carcere. Accusato di molestie sessuali ai danni di alcune pazienti, era già stato condannato il 25 settembre 2014 a 4 anni di prigionia. Il giudice per le appellazioni penali, David Brunelli ora ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado portandola a 3 anni e 4 mesi di prigionia, più tre anni di interdizione dalla professione. Per Berti, che ha già scontato un periodo di detenzione in carcere e ai domiciliari, si riapriranno quindi con ogni probabilità le porte dei Cappuccini per circa un mese, come residuo di pena. Le parti lese avevano già revocato la loro costituzione di parte civile e si erano ritirate dal processo, al contrario dell'Istituto per la Sicurezza Sociale e l'Authority per le pari opportunità. In mattinata si è proceduto alla lettura anche di altre sentenze d'appello, come quella relativa al processo per la morte del sammarinese Roberto Zafferani, coinvolto in un incidente stradale, il 13 agosto 2011. Zafferani cadde mentre era in sella al suo scooter, nel tentativo di evitare la collisione con un camioncino della nettezza urbana in uscita dall'area dell'ex tiro a volo a Murata, per poi immettersi in Via del Serrone. Il giudice d'appello penale ha mitigato la condanna di primo grado da otto a sei mesi, con pena sospesa, per il conducente del camioncino, Gabriel Alexandru Matusoiu. La parte civile si era già ritirata dopo che l'assicurazione aveva liquidato il danno richiesto dai famigliari della vittima. Infine, conferma in toto della condanna di primo grado a 4 anni e mezzo per riciclaggio, emessa lo scorso 15 gennaio, nei confronti di Daniela Staiano, oltre alla confisca di 1.377.832 euro, già sequestrati e che quindi lo Stato ora potrà incassare, più la confisca di altri 16mila euro, seppur più difficili da recuperare perché prelevati prima del sequestro disposto in fase istruttoria. La 52enne romana è accusata di aver trasferito a San Marino i soldi del traffico di droga del marito, Damaso Grassi, già a processo in Italia per traffico internazionale di una tonnellata di cocaina.