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Esteri: cominciata offensiva irachena per liberare Mosul da Isis

17 ott 2016
il primo ministro al-Abadi in tv
il primo ministro al-Abadi in tv
E' partito il conto alla rovescia per la liberazione di Mosul, città simbolo del Califfato. L'annuncio dell'attacco in tv, direttamente dal primo ministro iracheno Al-Habadi, e poche ore dopo la notizia della riconquista di Dabiq da parte dei ribelli siriani appoggiati dalla Turchia. A fianco dell'esercito iracheno, forze locali e Peshmerga curdi che hanno già strappato otto villaggi al controllo dello Stato Islamico e sono ormai alle porte della città. Nel tentativo di fermare l'avanzata delle milizie curde oggi diversi kamikaze si sono fatti saltare in aria a bordo di auto-bomba o camion-bomba, ma con danni limitati. Presenti sul terreno anche forze speciali statunitensi e centinaia di addestratori occidentali. La situazione umanitaria in queste ore preoccupa già le organizzazioni internazionali. L'Onu lancia l'allarme: si teme per la sorte di 1 milione e mezzo di civili rimasti nella città, e che potrebbero ritrovarsi nella morsa dell'assedio o essere usati come scudi umani dai jihadisti. Per l’Isis la perdita di Mosul significherebbe la fine del suo regno in Iraq. Al massimo della sua espansione, nell’estate del 2015, controllava un terzo del Paese, ora il Califfato è ridotto a circa 50 mila kmq. Secondo stime americane in città sono rimasti al massimo 5 mila combattenti. I sobborghi di Mosul sono sotto il fuoco dell’artiglieria pesante americana e francese. A una cinquantina di chilometri dal centro ci sono 400 militari italiani a guardia della diga strategica sul Tigri. Nel frattempo però anche Ankara rivendica un ruolo nell'offensiva: "Non è possibile escludere la Turchia dalla battaglia per strappare Mosul all'Isis” - ammonisce il presidente turco Erdogan. “Con l'Iraq – aggiunge - noi abbiamo un confine di 350 km. Altri che non hanno niente a che fare con questa regione stanno entrando nella città”. Infine avverte: “Non saremo responsabili delle conseguenze negative che potrebbero emergere da qualsiasi operazione che non includa la Turchia”. Intanto Usa e Gran Bretagna hanno rilanciato la prospettiva di nuove e più dure sanzioni economiche contro Mosca se non cessera' i raid contro Aleppo. Mosca rilancia: "Il 20 ottobre dalle 8 del mattino alle 16 "nella zona di Aleppo sarà introdotta una 'pausa umanitaria'" per "evacuare i malati e i feriti nonché per il ritiro dei miliziani" da Aleppo: lo ha detto il generale russo Serghiei Rudskoi, citato dalla Tass.