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"Fuga" dai Cappuccini: condanna “mite” per Achille Lia e Albano Ahmetovic

Il Commissario della Legge ha optato per una pena ad 1 anno e 3 mesi di prigionia. I due - imputati, tra le altre cose, di evasione aggravata dalla violenza - non erano presenti in Aula

11 giu 2019
Achille Lia e Albano Ahmetovic
Achille Lia e Albano Ahmetovic

Il momento più intenso, probabilmente, è stato la testimonianza dei due addetti alla custodia: sopraffatti, quel 19 agosto, ai Cappuccini. “Mi trascinarono lungo le scale – ha puntualizzato un Vice Brigadiere della Gendarmeria –, diretti verso l'uscita”. L'Ufficiale ha riferito di aver lottato sia con Lia che con Ahmetovic, che “cercavano disperatamente le chiavi”, e che avrebbero poi “strappato i cavi telefonici”, e spinto il gendarme, ed una milite, all'interno dell'infermeria. Quando riuscirono ad aprire la porta il bosniaco era già fuggito, mentre il 50enne calabrese venne inseguito fino al parcheggio del carcere. Dove incassò un pugno in faccia – ha affermato il Vice Brigadiere -, ma riuscì comunque a divincolarsi e fuggire. La milite ha ricordato come il collega, in quei minuti concitati, tentò costantemente di proteggerla. Le Difese – dal canto loro - si sono concentrate su aspetti giuridici ritenuti determinanti. Come la sentenza del Giudice per i Rimedi Straordinari, che revocò il mandato d'arresto per la condanna, inflitta a Lia, per furto: il reato che lo condusse ai Cappuccini. “La detenzione, dunque – ha detto il suo Legale –, non era legittima”; con la conseguenza che non si potrebbe contestare l'evasione. L'avvocato, in sede di questioni preliminari, aveva anche chiesto a Battaglino di astenersi dal decidere in questo procedimento, adducendo una “mancanza generica di terzietà”; e questo per aver negato a Lia, “in qualità di Giudice dell'Esecuzione”, misure alternative al carcere. Ricordata anche la “richiesta di estradizione, che implicherebbe – secondo il legale – una valutazione sul “fumus”. Il Commissario della Legge ha respinto l'istanza. “Non mi sembra – ha del resto ricordato il Procuratore del Fisco – vi siano pregiudiziali sul fatto dei precedenti interventi”. PF che ha poi chiesto, per gli imputati, una pena a 2 anni e 3 mesi; parlando di una aggressione consapevole, con una sostanziale suddivisione dei compiti: Lia si sarebbe occupato della milite; del gendarme, invece, Ahmetovic, che avrebbe anche lasciato nella sua cella un biglietto di ringraziamento, in un italiano stentato. “Questo procedimento – ha dichiarato la Difesa del bosniaco – farà sicuramente giurisprudenza”, per tutte le complesse questioni legate alla vicenda. Il Giudice Battaglino ha infine condannato gli imputati ad 1 anno e 3 mesi di prigionia, con la possibilità di richiedere l'affidamento ai servizi sociali. Pena tutto sommato “mite”; non scontato, allora, il ricorso in appello. A sentenza, in mattinata, anche il processo contro un ex addetto allo sportello patenti dell'Ufficio Registro Automezzi; accusato di essersi appropriato di parte degli incassi, per un ammontare di poche centinaia di euro. In udienza si è rimarcato l'atteggiamento collaborativo e l'assunzione di responsabilità dell'uomo, che – nonostante il licenziamento, e le conseguenti difficoltà economiche – ha risarcito il danno. Da qui la condanna ad 8 mesi di prigionia, con la concessione dei benefici di legge.