Giudiziaria: si riapre il caso di Achille Lia

Il caso è riaperto. Il Giudice Vitaliano Esposito, accogliendo il ricorso, ha rimesso infatti Achille Lia nei termini per proporre appello, e revocato il mandato d'arresto emesso nel 2015: a seguito della condanna per furto. Colpo di scena nella vicenda del 50enne calabrese, evaso dai Capuccini. Dopo l'arresto a Forlì, e un periodo di detenzione, gli era stato concesso l'obbligo di dimora; mentre i suoi legali si opponevano alla richiesta di estradizione: sulla quale – ora – vi sarebbe un grande punto interrogativo. Non era presente Lia, questa mattina, all'udienza del Giudice per i Rimedi Straordinari. Il mio assistito – ha ricordato il difensore – fu giudicato in contumacia; ma non venne mai informato del decreto di rinvio a giudizio, e non poté neppure ricorrere in Appello. Vi sarebbe stata – insomma, secondo il legale – una violazione di uno specifico articolo della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Ferma l'opposizione della Procura del Fisco, secondo la quale Lia era invece pienamente consapevole dell'esistenza di un procedimento a suo carico poiché, interrogato dalla Gendarmeria, ammise gli addebiti ed elesse domicilio presso l'avvocato d'ufficio. Durante l'udienza si è appreso inoltre che la Difesa aveva già inoltrato un ricorso alla CEDU; che tuttavia sarà ritirato dopo la sentenza favorevole. Soddisfatto l'avvocato Rossano Fabbri. “Il Tribunale – ha detto - dimostra di essere arrivato per primo a colmare le lacune dell'ordinamento sammarinese, dimostrando notevoli passi in avanti nell'adeguamento agli standard internazionali”. Non è da escludere – a questo punto - la caduta in prescrizione del reato di furto. In Aula anche il ricorso presentato dai legali di David Oddone – già caporedattore di Tribuna – contro la sentenza di condanna per truffa alle assicurazioni. Il team difensivo – tra le altre cose - ha parlato di “plurime opacità e forzature” durante il processo; di “testimoni divenuti improvvisamente rei confessi”; ma soprattutto di una “grave inimicizia” di un agente della Polizia Civile verso l'imputato. Una nuova prova, in tal senso – è stato detto -, sarebbe “desumibile dal provvedimento del Consiglio di Disciplina dell'OdG dell'Emilia-Romagna”, che ha rinviato il possibile provvedimento disciplinare in attesa della pronuncia della Corte di Strasburgo. La PF ha chiesto invece che venga dichiarata la non ammissibilità del ricorso; sottolineando come – nel merito – la Difesa abbia presentato “pochi fatti e tantissime illazioni”; l'agente di Polizia agì correttamente – ha aggiunto –, e “non può essere considerata una nuova prova la delibera dell'Ordine dei Giornalisti”. “Sono innocente – ha dichiarato Oddone –; spero che il Tribunale possa arrivare prima della CEDU”. Il Giudice Esposito si è riservato la decisione.

AGGIORNAMENTO 
Sulla vicenda La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo si è espressa con sentenza favorevole a David Oddone, sulla base della quale l'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna ha deliberato di archiviare il procedimento nei confronti di Oddone.

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