I lupi colpiscono ancora un allevamento a San Marino a distanza di quattro giorni dall'attacco a Torraccia. Questa volta a finire sbranati sono un caprone e due capre dell'azienda agricola di Fabio Ugolini in zona Laghi, nel Castello di Borgo Maggiore. Qui i lupi non si sono fermati neppure davanti ad una rete elettrosaldata alta due metri. Sfruttando probabilmente la copiosa vegetazione sul lato del recinto, i predatori sono entrati uccidendo i tre animali sui cinque presenti e lasciando come resti appena la testa dell'animale più grande e qualche ciuffo di pelo di quelli più piccoli.
"Stamattina ero in stalla - racconta Ugolini - ogni tanto vedevo il mio cane che mi portava un ciuffo di pelo. Così sono andato a vedere delle capre e mi sono trovato una scena raccapricciante".
Per l'allevatore è l'ennesimo attacco da parte dei predatori. A giugno erano state uccise altre 5 capre nello stesso recinto, mentre nella primavera 2024 i lupi avevano ucciso un vitello all'interno della stalla. Una situazione preoccupante che sta creando danni significativi alle aziende agricole sammarinesi, che ora chiedono interventi alle autorità per poter difendere i propri animali. "Adesso non si può più tenere aperto, bisogna barricarsi come come dai ladri" è lo sfogo dell'allevatore.
Il Governo italiano, ad esempio, ha recepito recentemente la nuova direttiva europea, abbassando il livello di protezione del lupo, passando da una tutela rigorosa ad una tutela semplice. Una modifica che consente interventi di contenimento o prelievo mirato, sempre nel rispetto della conservazione e dell’equilibrio ambientale. Le richieste degli imprenditori agricoli del Titano riguardano anche agevolazioni per la creazione di recinti, protezioni ormai indispensabili contro predatori sempre più famelici.
"Gli attacchi cominciano a essere tanti e l'aggressività contro questi poveri animali e ti fa capire che sono pericolosi. Comincio a essere demoralizzato. Se non si prendono dei provvedimenti comincia a diventare una cosa pesante".
Il rischio concreto è di perdere completamente gli allevamenti sammarinesi di ovini, nonostante una richiesta crescente da parte del mercato.