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Pilota morto al Rally Rose'n Bowl: condannati i responsabili della sicurezza

Gli imputati Zambelli e Toccaceli dovranno pagare anche una provvisionale di 30mila euro a ciascuna delle tre parti civili: i genitori e la vedova di Alessandro Pepe. Preannunciato il ricorso appello.

di Luca Salvatori
3 apr 2019
Pilota morto al Rally Rose'n Bowl: condannati i responsabili della sicurezza
Pilota morto al Rally Rose'n Bowl: condannati i responsabili della sicurezza

A sentenza il processo per la morte del pilota Alessandro Pepe, deceduto dopo un grave incidente accaduto nell'edizione 2017 del Rally Rose'n Bowl, lungo la prova speciale delle “Tane”.


La vita di Alessandro Pepe si interruppe tragicamente, all'età di 40 anni, la mattina del 18 giugno 2017. Stava guidando una A112 abarth, nella terza prova speciale del Rally Rose'n Bowl alle “Tane” e dopo un salto lungo un rettilineo la vettura si è scomposta all'atterraggio, schiantandosi violentemente – lato guida - contro lo spigolo del muro di recinzione esterna di un'abitazione. Al termine delle indagini vennero rinviati a giudizio per omicidio colposo il direttore di gara Mauro Zambelli e il Presidente della Scuderia San Marino Sergio Toccaceli nella loro veste di responsabili della sicurezza. Secondo la difesa degli imputati, sostenuta dall'avvocato Andrea Belluzzi, la vettura andò fuori controllo, dopo il salto, perché un ammortizzatore anteriore era malfunzionante e di conseguenza si schiantò contro il muretto. Il piano di sicurezza, inoltre – sempre secondo la difesa - non prevedeva la rotoballa di protezione nel punto di impatto perché rettilineo e quindi non ci sarebbero state negligenze. Il rischio, ha poi aggiunto l'avvocato Belluzzi che ha trascorsi di pilota, è insito in sport pericolosi come il rally. Sulla base di queste tesi ha chiesto l'assoluzione per entrambi gli imputati.

Di tutt'altro avviso il Procuratore del Fisco Roberto Cesarini e l'avvocato Tania Ercolani, che rappresentava la moglie e i genitori di Alessandro Pepe, costituiti parte civile. Contestata, anche sulla base della perizia d'ufficio, la presunta rottura dell'ammortizzatore. Evidenziato inoltre che in altre edizioni di rally, nello stesso punto, in anni precedenti, le rotoballe erano state sempre posizionate. E se ci fossero state anche il 18 giugno del 2017, Alessandro Pepe si sarebbe salvato. Chiesta dunque la condanna e il risarcimento danni. Il Commissario della Legge Roberto Battaglino ha accolto le tesi di Pf e parti civili condannando gli imputati a sette mesi di prigionia, con la condizionale, e al risarcimento del danno in attesa del quale è stata disposta una provvisionale di 30mila euro ciascuno, alla vedova, alla madre e al padre del pilota. Gli imputati - che dovranno pagare anche le spese di giustizia – hanno già preannunciato appello con l'auspicio che, a prescindere dall'esito processuale, vengano introdotte a San Marino norme più stringenti in materia di sicurezza nelle competizioni rallistiche, in sintonia con quelle già vigenti nella vicina Italia e a livello internazionale.