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Processo Biagioli: confermate condanne in appello

3 ott 2012
Processo Biagioli: confermate condanne in appello
Processo Biagioli: confermate condanne in appello - Condannati per aver falsificato un foglio di servizio che doveva fornire un alibi a Stefano Virgili,...
Condannati per aver falsificato un foglio di servizio che doveva fornire un alibi a Stefano Virgili, coinvolto in un furto attribuito alla Banda della Magliana. L’appello conferma le sentenze di primo grado, con qualche differenza. Ma a colpire sono soprattutto le dure parole scritte dal giudice Brunelli: “E’ certo – si legge – che il colonnello Marcello Biagioli, macchiandosi di una colpa gravissima per un uomo delle istituzioni e che suo figlio Carlo, che del pari ha commesso un fatto oltre che costituente reato, anche moralmente inqualificabile, per chi come l’avvocato dovrebbe aver come regola prima di condotta la correttezza del proprio operato, hanno commesso in concorso un falso, non fine a se stesso, ma strumentale alla creazione di un falso alibi a favore di un pericoloso malvivente”. Carlo Biagioli da una condanna di 2 anni e 6 mesi passa a 2 anni, e ad un anno di interdizione dalla professione. Per Marcello Biagioli confermati i tre anni, ma per entrambi la pena è stata sospesa. Dovranno risarcire i due gendarmi costituitisi parti civili con 3.000 euro a testa. L’avvocato Carlo Biagioli annuncia ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo: “Ritengo di aver subìto una grave ingiustizia – ha detto – e che la verità processuale non coincida con la verità storica. Né io né la mia famiglia ha mai conosciuto Virgili. Si è voluto salvare un sistema”.
Nel video l'intervista a Gianna Burgagni avvocato parte civile.

Francesca Biliotti

LA REPLICA DI BIAGIOLI
“Preso atto della sentenza di Appello, pur valutando positivamente la parziale riforma della sentenza di Primo grado, non posso che rammaricarmi sul mancato accoglimento delle numerose doglianze per le quali ho già dato mandato ai miei legali di predisporre ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Ritengo di avere subito una grave ingiustizia e che la verità processuale non coincida con la verità storica. Non ho mai conosciuto Stefano Virgili e né io né la mia famiglia abbiamo mai intrattenuto rapporti con lo stesso o con soggetti legati alla malavita romana.
Si è trattato di una sentenza scontata con la quale si è voluto salvare un Sistema e ciò risulta all’evidenza nelle modalità di conduzione del processo, con il sistematico rigetto di qualsiasi eccezione e/o istanza proposta dalla difesa e puntualmente disattesa dai vari Organi Giudicanti.
A ciò si aggiungano le intollerabili interferenze e pressioni esterne al processo che hanno visto la celebrazione di dibattiti non solo nelle aule del Tribunale ma, sovente, anche nelle aule delle Commissioni Consiliari.
Al dispiacere della condanna si somma quindi il rammarico di chi, volendosi difendere solo nel processo e non sui giornali, ha sempre creduto nella Giustizia che, ahimé, non è per tutti.

Carlo Biagioli”