Verso l'epilogo il I grado del procedimento: uno dei tanti legati alla parabola CIS. Virtualmente alla sbarra – oltre all'ormai onnipresente Daniele Guidi -, ex membri del CdA, del collegio sindacale e la legale rappresentante di una società di revisione. 10 in tutto; con accuse a vario titolo di false comunicazioni sociali, ostacolo alla vigilanza e amministrazione infedele.
A colpire, nel giorno riservato alle conclusioni delle parti civili, l'entità del danno prospettato dall'Avvocatura dello Stato, in rappresentanza dell'Eccellentissima Camera. Una stima di oltre 195 milioni di euro; calcolati sulla base dell'impatto prodotto sulla collettività dalla vicenda CIS. Riferimenti anche al mancato rimborso di fondi previdenziali per oltre 100 milioni di euro; sottolineando però come questo dossier sia oggetto di procedimento parallelo attualmente in terza istanza.
Lamentati anche danni non patrimoniali; anche questi da computare in separato giudizio. Al momento è stata richiesta una provvisionale da 1 milione di euro. Non inferiore a 500.000 euro, invece, quella indicata dalla legale di Banca Centrale, rimettendo all'eventuale giudizio in sede civile la determinazione del risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. In generale danni inemendabili, è stato detto; ricordando, per fare un esempio, come dai gestionali di BCSM le ore dedicate nel 2020-21 dai dipendenti della Vigilanza - con riferimento alle attività connesse alla galassia CIS – risulti un costo sostenuto di oltre 355.000 euro per 8925 ore lavorate. Quantificazione da definirsi anche nelle conclusioni della procura di SGA; che ha richiesto a 5 degli imputati la refusione del danno di natura reputazionale.
Non espressamente quantificata – seppur richiesta - la provvisionale. Si tornerà in Aula il 13 marzo per la requisitoria della Procura del Fisco e le prime arringhe delle Difese. Fissata per il 3 aprile, la sentenza del Giudice Saldarelli. Giunto a conclusione, nel frattempo, il processo nei confronti di un Gendarme – all'epoca Comandante di Brigata ad Acquaviva, e attualmente sospeso -, accusato di omissione di rapporto e di atti d'ufficio. Contestate alcune decine di episodi fra il 2018 e il 2021; in gran parte – pare – denunce contro ignoti non immediatamente trasmesse all'autorità giudiziaria. La Procura del Fisco ha chiesto una condanna ad 8 mesi, non opponendosi alla sospensione. Esclusa però l'ipotesi di una pena alla prigionia, nella sentenza della Giudice Volpinari; che ha deciso invece per un anno e due mesi di interdizione, assolvendo peraltro l'imputato per uno degli episodi contestati. Scontato, fa sapere la Difesa, l'appello.