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Processo Pierina, è il giorno della sentenza per Dassilva

Intanto è stata rinviata ad ottobre l'udienza nei confronti di Valeria Bartolucci, moglie di Dassilva, a processo per diffamazione aggravata, minacce e percosse contro Manuela: "Ci vuole poco a comprare un’arma a San Marino"

9 giu 2026
Processo Pierina, è il giorno della sentenza per Dassilva

A poco meno di tre anni dall'omicidio di Pierina Paganelli in via Ciclamino a Rimini, si scrive oggi la prima verità giudiziaria. Al Tribunale di Rimini è il giorno delle repliche delle difese dell'unico imputato, Louis Dassilva, detenuto dal 16 giugno del 2024. Dopo gli avvocati Andrea Guidi e Riario Fabbri toccherà alla pubblica accusa, il pm Daniele Paci, poi la Corte presieduta dal giudice Fiorella Casadei si ritirerà in camera di consiglio per uscirne con una decisione che verrà comunicata con lettura di dispositivo.

Intanto è stata rinviata ad ottobre l'udienza nei confronti di Valeria Bartolucci, moglie di Dassilva, che si sarebbe dovuta svolgere ieri 8 giugno. Difesa dall'avvocata Chiara Rinaldi, la donna è a processo per diffamazione aggravata, minacce e percosse.

Il provvedimento è arrivato davanti al giudice Luca Gessaroli dopo che, a novembre, la gip del Tribunale di Rimini Raffaella Ceccarelli aveva accolto l’archiviazione della denuncia per stalking mossa dalla Bianchi sempre verso la vicina.

Secondo l’accusa, la 52enne, nel luglio 2024, durante le riprese finalizzate alla realizzazione della trasmissione televisiva “Estate in diretta”, aggredì la Bianchi strappandoli i capelli a Manuela Bianchi, rivolgendole minacce come: “Ti ammazzo, ti levo la luce dagli occhi” e ancora: “Ti strappo tutti i capelli, adesso vai pure a querelarmi che questo è l’antipasto, se mi quereli ti do il primo e secondo”.

Il 16 luglio 2024, durante l’arresto del marito, disse al personale della Polizia di Stato, riferendosi a Manuela: “Io non ci metto niente a scioglierla in un fusto pieno di acido, ci vuole poco a comprare un’arma a San Marino, te la vendono in regola senza matricola abrasa, la vorrei uccidere infilandole un coltello in pancia, senza farla morire subito, ma godendomi lo spettacolo vedendola soffrire, come la povera Pierina”.

E ancora: “Sarebbe meglio godere per 15 minuti guardando la Bianchi soffrire e morire, che continuare a vivere, poiché non ho più ragione di vivere”. La Bartolucci poi, sempre secondo l’accusa, scrisse frasi sui muri e nel sottopasso, attaccando anche bigliettini anonimi sull’ascensore del condominio, contenenti frasi diffamatorie: “Sei una schifosa, pagherai per ogni cosa” ed altre frasi in cui la paragonava a un mobile Ikea che costa poco e non vale nulla.





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